Il caso della cantina Mas de Daumas Gassac e la sua valutazione da parte della rivista La Revue du Vin de France (RVF) ha sollevato dibattiti sull’importanza della reputazione nel mondo del vino. Questo episodio mette in luce la tensione tra tradizione e valutazione critica, interrogandosi su quanto la fama storica debba influenzare il giudizio sulla qualità attuale.
Nel mondo del vino, la reputazione è una delle colonne portanti del successo di una cantina, ma non tutte le circostanze sono uguali. Recentemente, il caso che ha coinvolto la celebre cantina Mas de Daumas Gassac (eccellenza della Languedoc) e la rivista francese La Revue du Vin de France (RVF) ha riportato l’attenzione su questo delicato tema.
La RVF, una delle riviste di riferimento per il mondo del vino francese, ha assegnato solo una stella su quattro alla celebre azienda del Languedoc nel suo “Guide des Meilleurs Vins de 2025”. Una valutazione che ha fatto molto discutere, considerando che Mas de Daumas Gassac è considerata un punto di riferimento per i vini del sud della Francia e gode di una reputazione consolidata a livello mondiale.
L’importanza della reputazione: quando il passato non basta
Mas de Daumas Gassac non è un nome qualunque. Fondata negli anni ’70 da Aimé Guibert, la cantina ha fin da subito attirato l’attenzione internazionale grazie a vini iconici prodotti con varietà di uve di ispirazione bordolese come Cabernet Sauvignon e Merlot, una scelta che all’epoca fu considerata rivoluzionaria per la regione del Languedoc, tradizionalmente legata a vitigni locali. La cantina ha costruito il proprio successo su un terroir unico, ma anche su una forte capacità di comunicazione, tanto da essere citata nel celebre documentario “Mondovino”.
Tuttavia, come spiega Denis Saverot, direttore di RVF, la guida annuale prende in considerazione l’intera produzione della cantina, compresi i vini di gamma più bassa che, secondo Saverot, non garantiscono lo stesso livello qualitativo delle etichette principali di Daumas Gassac. Un punto che la cantina contesta fermamente, sottolineando come la sua produzione sia coerente e di alta qualità in ogni gamma.
Il peso della tradizione e del terroir
Un altro elemento della discussione riguarda l’uso delle varietà bordolesi nei vini di Mas de Daumas Gassac, che Saverot considera meno rappresentativi del Languedoc rispetto ai vitigni autoctoni. Ma qui emerge una domanda più ampia: il legame con il territorio è davvero così vincolato al vitigno? Se fosse così, allora Bordeaux non dovrebbe sperimentare con varietà come il Touriga Nacional, come sta accadendo negli ultimi anni e lo stesso concetto dovrebbe applicarsi a Paesi come l’Australia o la Nuova Zelanda, noti per l’utilizzo di vitigni internazionali.
Se applichiamo questo ragionamento, vini celebri come Sassicaia, uno dei più prestigiosi Super Tuscan, dovrebbero essere considerati meno rappresentativi del loro territorio perché realizzati con uve Cabernet Sauvignon. Eppure, nessuno oserebbe mettere in discussione il valore di Sassicaia. Quindi ci si potrebbe domandare perché Daumas Gassac viene penalizzata per la scelta varietale?
Bias o valutazione obiettiva?
La Languedoc è una regione vinicola storicamente sottovalutata e alcune voci nel settore suggeriscono che ci sia un pregiudizio nei confronti di questa area produttiva della Francia. In effetti, la Languedoc ha avuto per decenni una reputazione di produzione massiva e di bassa qualità e solo negli ultimi anni è riuscito a emergere come una delle zone vinicole più dinamiche e innovative del Paese. Forse è proprio questa “ferita storica” che continua a pesare nella percezione di alcuni critici.
Tuttavia, il problema non riguarda solo La RVF o la Languedoc. Il dibattito sulla reputazione e sulla capacità di una cantina di mantenere il proprio prestigio riguarda l’intero mondo del vino. Come sottolineato da Jamie Goode, noto critico vinicolo britannico, ci sono cantine considerate “intoccabili”, che nessun critico oserebbe penalizzare pubblicamente, anche quando la qualità dei loro vini cala.
Goode evidenzia come, in molti casi, il vero timore dei critici sia quello di perdere credibilità se si mettono in discussione nomi sacri come Cheval Blanc o Domaine de la Romanée-Conti. “Il rischio – spiega Goode – è che si crei una sorta di circolo vizioso, dove la reputazione della cantina diventa più importante della qualità effettiva dei suoi vini”.
La necessità di un cambiamento
Questo porta a un punto centrale: nel mondo del vino, quanto conta davvero la reputazione rispetto alla qualità del prodotto? E, soprattutto, chi ha il coraggio di mettere in discussione i giganti del settore? La risposta non è semplice. Da una parte, le cantine con una lunga storia e un prestigio consolidato meritano rispetto per il loro contributo al settore, dall’altra non si può ignorare il fatto che nessuna azienda, per quanto blasonata, debba essere al di sopra della valutazione critica.
Il caso di Mas de Daumas Gassac – RVF è emblematico di una tensione più ampia che riguarda l’intero sistema vinicolo: da un lato, la necessità di difendere il patrimonio storico e culturale delle grandi cantine, dall’altro, l’esigenza di mantenere un sistema di valutazione trasparente e meritocratico.In altre parole, la reputazione non dovrebbe essere un lasciapassare eterno.
Come scrisse Paul Valéry (scrittore, poeta e filosofo francese): “Ciò che viene creduto da tutti, per sempre, dovunque, ha molte probabilità di essere falso”. E questo è vero anche per il mondo del vino. La tradizione e la fama sono importanti, ma non possono diventare uno scudo contro la valutazione critica e obiettiva.
Punti chiave:
- Mas de Daumas Gassac ha ricevuto una valutazione controversa di una stella su quattro dalla rivista RVF, nonostante la sua fama internazionale.
- La valutazione si basa sulla qualità dell’intera gamma di vini prodotti, con critiche sui vini di fascia bassa.
- La scelta di vitigni bordolesi da parte di Mas de Daumas Gassac è contestata, ma solleva il dibattito sull’importanza del vitigno rispetto al territorio.
- Critici come Jamie Goode evidenziano il rischio di circoli viziosi dove la reputazione di una cantina supera la qualità effettiva dei vini.
- L’episodio riflette una tensione nel mondo del vino tra il rispetto per la tradizione e la necessità di valutazioni critiche oneste e meritocratiche.












































