L’intervista ad Alberto Tasca, Presidente della Fondazione SOStain Sicilia, offre uno sguardo approfondito sulla nascita e gli obiettivi della fondazione nel promuovere la sostenibilità nel settore vitivinicolo siciliano. Attraverso il suo impegno, la Fondazione ha sviluppato un modello di governance e un disciplinare in grado di rappresentare una case history molto interessante da analizzare e approfondire.

Tasca ha condiviso anche le misure concretizzate sul territorio, progetti di ricerca e innovazione per ridurre l’impronta ambientale e iniziative educative. L’intervista esplora la possibilità di espandere il modello SOStain in altre regioni italiane, pur adattando il disciplinare alle peculiarità specifiche del territorio stesso.

Come è nata l’idea di creare la Fondazione SOStain e quali sono gli obiettivi principali del programma?

La Fondazione SOStain Sicilia è nata nel 2020, dopo 10 anni di studio e sperimentazione sulla sostenibilità nel settore del vino, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo etico e sostenibile nel settore vitivinicolo. Anni in cui ci siamo confrontati con tutti i sistemi e protocolli internazionali per creare un modello che accompagnasse e indirizzasse le cantine italiane verso la misurazione costante e la riduzione dell’impatto che le pratiche agricole potrebbero avere sul territorio, stimolando al contempo la ricerca e l’alta formazione per sviluppare una cultura della sostenibilità a tutti i livelli. Poi abbiamo capito che la sostenibilità andava contestualizzata al territorio in cui si opera o a cluster di territori con caratteristiche omogenee, per cui l’esigenza di un protocollo regionale.

Il modello di governance della Fondazione SOStain Sicilia è privo di conflitti di interesse ed è basato sull’interazione e sul confronto tra un Comitato Operativo e un Comitato Scientifico. Il primo, composto dai tecnici delle aziende, raccoglie sul territorio i fabbisogni di formazione e ricerca e li manifesta al Comitato Scientifico, che si impegna a fornire soluzioni e risposte a tali fabbisogni. Tutte le aziende ricevono assistenza tecnica continua da una società di serviziSicilia Sostenibile – mentre l’ente di certificazione è assolutamente esterno e indipendente. Una governance priva di conflitti di interesse è stato il punto di partenza.

Quali sono i requisiti base previsti dal disciplinare di SOStain?

Il disciplinare SOStain è basato su 10 requisiti minimi di sostenibilità che le cantine devono possedere per ottenere la certificazione, da parte di un ente terzo indipendente, e per utilizzare il marchio SOStain. Tra questi requisiti rientra anche il calcolo dei quattro indicatori di VIVA, il programma di sostenibilità in viticoltura promosso dal Ministero dell’Ambiente: Acqua, Aria, Vigneto e Territorio.

SOStain, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, parte dal presupposto che gli impatti delle attività agricole vanno oltre i confini dei campi che si coltivano, poiché riguardano anche il benessere dei lavoratori e la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali, la valorizzazione del territorio circostante, la conservazione delle risorse naturali.

Per questa ragione, gli aspetti che vengono presi in considerazione dal disciplinare sono molteplici:

  • misurazione dei consumi di acqua e dell’impronta carbonica,
  • controllo del peso della bottiglia,
  • misurazione della biodiversità floro-faunistica,
  • valorizzazione del capitale territoriale,
  • misurazione e riduzione dei consumi energetici,
  • valutazione della salute degli agricoltori e dei consumatori.

Come valuta la situazione attuale della viticoltura sostenibile in Sicilia e quali possono essere i progressi futuri?

Spesso si confonde viticoltura sostenibile con viticoltura biologica per cui la Sicilia è leader per superficie coltivata, in realtà la sostenibilità non si limita alle best practice agricole ma riguarda tutta la organizzazione a 360 gradi. Moltissimi passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni, come dimostrato dall’elevato numero di cantine associate alla Fondazione SOStain Sicilia. Ad oggi, infatti, sono 40 le aziende associate alla Fondazione SOStain (33.011 ettari di superficie vitata associata), di cui 24 già certificate, per un totale di 5703 ettari di superficie vitata e 21.342.093 certificati.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale avvenuta in Sicilia, grazie alla quale abbiamo imparato a confrontarci su tematiche riguardanti lo sviluppo della viticoltura sostenibile e il miglioramento continuo delle nostre performance, superando il principio di concorrenza, per ritrovarci uniti di fronte a un unico obiettivo: il Bene Comune.

Quali sono le iniziative concrete messe in atto dalla Fondazione SOStain Sicilia per coinvolgere attivamente le aziende e la comunità scientifica?

Numerosi sono i progetti di ricerca che abbiamo portato avanti in questi anni, grazie anche al contributo delle aziende, del Comitato Operativo e del Comitato Scientifico.

Cito, per esempio, il progetto della bottiglia “Centopercento Sicilia”, che abbiamo sviluppato insieme alla vetreria O-I, per giungere alla produzione di una bottiglia sostenibile, prodotta in Sicilia presso lo stabilimento O-I di Marsala e con un elevato contenuto di vetro riciclato (90%) proveniente unicamente da raccolta differenziata effettuata in Sicilia.

In questo modo tutte le cantine associate alla Fondazione SOStain hanno avuto la possibilità di ridurre significativamente l’impronta carbonica legata alla produzione e soprattutto al trasporto delle bottiglie da vetrerie localizzate fuori dalla Sicilia e migliorare così i propri standard di sostenibilità.

Un altro interessante progetto è EduSOStain, portato avanti insieme alla Fondazione Allianz Umana-Mente, avente l’obiettivo di offrire opportunità di crescita formativa e professionale nel settore agricolo per soggetti vulnerabili e garantire uno sviluppo socio-economico sostenibile.

In partnership con le cantine e con due organizzazioni non profit di Palermo (Club Itaca e Yolk), un gruppo di persone con disagio psichico e alcuni minori a rischio di emarginazione sociale sono stati coinvolti in attività formative, gestite dai tecnici delle aziende della Fondazione SOStain che hanno “donato” il proprio tempo lavoro, allo scopo di favorire l’acquisizione di conoscenze e tecniche riguardanti l’agricoltura sostenibile.

Questa fase propedeutica ha trovato concreta applicazione con l’allestimento e la cura quotidiana di un orto sociale e biologico e con la gestione di un punto vendita da parte dei beneficiari del progetto.

Ogni anno, inoltre, la Fondazione SOStain Sicilia organizza “Interazioni sostenibili”, un Simposio sulla Sostenibilità, un grande momento di coinvolgimento sia di tutte le cantine sia della comunità scientifica e del settore della comunicazione. L’obiettivo del Simposio, che ha un taglio multidisciplinare, è quello di creare occasioni di confronto e di scambio di buone pratiche dedicate alla viticoltura green a favore dell’ecosistema e della cultura dello sviluppo sostenibile, con una prospettiva nazionale e internazionale, a partire dalla Sicilia.

Come viene misurato l’impatto delle azioni delle aziende vitivinicole aderenti a SOStain sulla riduzione dell’impronta ambientale?

Il Disciplinare SOStain è basato su 10 requisiti minimi di sostenibilità, indicatori scientifici, chiari, verificabili e comparabili, che permettono alle aziende di misurare, confrontare e ridurre l’impatto delle attività in vigna, in cantina e in tutta l’organizzazione aziendale.

Avviene in primo luogo attraverso metodologie di calcolo messe a punto dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del progetto “V.I.V.A. – La Sostenibilità della Vitivinicoltura in Italia” (Indicatori Aria; Acqua; Territorio; Vigneto), per la quantificazione delle prestazioni di sostenibilità delle aziende aderenti al programma SOStain e per misurare l’impegno verso il miglioramento continuo.

In particolare, le aziende misurano, sempre a livello di organizzazione:

  • Misurazione impatto su aria – Calcolo della carbon footprint secondo la metodologia della norma ISO 14064 -1:2018, al fine di calcolare le emissioni di carbonio a livello di organizzazione.
  • Misurazione impatto su acqua – Calcolo della Water Footprint conforme allo standard ISO 14046:2016.
  • Misurazione impatto su vigneto – l’obiettivo dell’indicatore è di analizzare, quantificare, comprendere e verificare quale sia l’impatto sull’ambiente della gestione dei vigneti aziendali, dando al produttore una fotografia della situazione attuale, per individuare in quali ambiti è possibile intervenire per ridurre gli impatti.
  • Misurazione impatto su territorio – l’indicatore “territorio” permette di razionalizzare e rendicontare il legame fra l’azienda e il suo territorio e dunque identificare, in modo pratico e univoco, le ricadute su biodiversità, società ed economia delle attività aziendali con specifico riferimento al paesaggio e alla comunità locale.

Oltre alla misurazione dei 4 indicatori VIVA, il Disciplinare SOStain prevede altri 9 requisiti minimi di sostenibilità finalizzati a definire dei valori-soglia, oltre i quali l’azienda non può andare, allo scopo di ridurre il proprio impatto.

Qual è il ruolo della trasparenza nella comunicazione delle pratiche sostenibili e come vi tutelate da possibili operazioni di greenwashing?

Come dicevo, uno dei requisiti del Disciplinare riguarda l’obbligo di redigere un report di sostenibilità annuale in cui l’azienda rendiconta tutti i risultati raggiunti per ogni requisito del Programma. Tali risultati sono sempre verificati e validati da un ente di certificazione esterno e indipendente.

Tutte le iniziative portate avanti dalla Fondazione SOStain Sicilia sono sempre attentamente analizzate sia dal Comitato Direttivo sia dal comitato Scientifico, allo scopo di evitare proprio operazioni di greenwashing.

Ad oggi SOStain si rivolge esclusivamente alle aziende vitivinicole siciliane. L’allargamento ad altre regioni italiane è una prospettiva plausibile o preferite rimanere concentrati sul territorio siciliano?

La particolarità del disciplinare SOStain è che, mentre gli indicatori presi in considerazione sono universalmente validi, i valori soglia che si devono rispettare sono tarati sulle specificità territoriali della regione, sono contestualizzati.

Siamo partiti infatti dal presupposto che la sostenibilità va sempre contestualizzata, bisogna ragionare per cluster territoriali. Ci basiamo in altri termini su una concezione multidisciplinare ed integrata dello sviluppo sostenibile, in cui ciò che è impattante deve essere identificato in relazione alle caratteristiche geografiche, storiche, culturali ed istituzionali di un territorio ed alle interazioni tra gli agenti che caratterizzano l’intera società.

È chiaro ed anche auspicabile che il modello di governance e la struttura di SOStain possano essere esportati anche in altre regioni italiane. Ciò che deve essere adattato ai contesti è il Disciplinare con i suoi valori-soglia, in ogni territorio andrebbe quindi creato un sistema di governance ed i comitati tecnici e scientifici focalizzai sulle peculiarità specifiche del territorio stesso.

Alla luce del premio “Buone Notizie” ricevuto a novembre 2023 dal Corriere della Sera, come intendete sviluppare la strategia di comunicazione per diffondere la cultura della sostenibilità nella vitivinicoltura siciliana e oltre?

Oltre al Simposio sulla Sostenibilità, che è un momento importante di comunicazione, data anche l’elevata presenza della stampa nazionale e internazionale, portiamo avanti quotidianamente un’attività di scouting nelle aziende del territorio, allo scopo di promuovere la cultura della sostenibilità a tutti i livelli, dalle aziende più piccole e meno strutturate alle più grandi. L’obiettivo infatti è sempre il miglioramento continuo del livello di sostenibilità del settore vitivinicolo siciliano, siamo convinti che la ricerca avanzata con applicazione pratica sul territorio e risultati tangibili possano essere la migliore fonte di comunicazione possibile.