Dal 12 al 14 febbraio saremo in Francia al Vinexpo di Parigi per quello che si può considerare il primo appuntamento internazionale per gli operatori del vino.

Si tratta pertanto del primo importante evento per comprendere meglio lo stato di salute del settore e soprattutto le prospettive di mercato che anche in questo inizio del 2024 appaiono incerte.

Ma questa edizione di Vinexpo Paris rappresenta anche un appuntamento rilevante per comprendere se la capitale francese può diventare a tutti gli effetti la “capitale mondiale” del vino.

Alcuni colleghi, a partire dal bravissimo Robert Joseph sulle pagine di Meininger’s International scrive senza mezzi termini che Vinexpo Parigi, a distanza di quattro anni dalla sua nascita (frutto della fusione nel 2020 con Wine Paris), rappresenta senza dubbio un serio concorrente al ProWein di Dusseldorf che rimane tutt’oggi la fiera commerciale più importante nel settore del vino.

Anche se non è ancora così grande come il ProWein di Düsseldorf – scrive Robert Joseph – sta progressivamente recuperando terreno. L’anno scorso, quasi 36.000 ospiti hanno visitato il centro espositivo Portes de Versailles, incontrando quasi 3.400 espositori. A titolo di confronto, Prowein ha attirato circa 49.000 visitatori e circa 6.000 espositori”.

“Secondo Vinexposium, l’organizzatore dell’evento – ha proseguito Joseph –  ci si aspetta che il numero di espositori e visitatori alla fiera parigina supererà significativamente le cifre precedenti nel 2024. Si prevede che circa 40.000 visitatori parteciperanno, con un aumento dell’11%. Il numero di espositori è aumentato ancor di più, di circa il 15%, superando i 4.000 espositori”.

Sicuramente il tema della “sfida” a ProWein può essere interessante e più volte l’abbiamo affrontato anche noi di Wine Meridian, ma io ritengo che oggi sia più utile soffermarsi su cosa potrebbe rappresentare Parigi, anche attraverso il suo Vinexpo, per rilanciare l’immagine del vino in una fase alquanto complessa anche per questo nostro settore.

Dal mio punto di vista oggi è quanto mai necessaria una manifestazione che se da un lato deve agevolare gli incontri di business, dall’altro deve anche essere in grado di aumentare la percezione del valore e dell’importanza del vino agli occhi dei consumatori, degli opinion leader e della politica in senso generale.

Cosa ci si aspetta?

L’auspicio, pertanto, è che Vinexpo Parigi non solo perda ulteriormente la sua identità franco-centrica (sforzo che onestamente sta facendo soprattutto in quest’ultimo biennio) ma che giochi anche la carta della grande visibilità della capitale francese per dare nuovo smalto all’immagine del vino.

In questa direzione, non vorrei apparire “partigiano”, ma servirebbe un’iniezione dello spirito di Vinitaly che negli anni è riuscita a fare di Verona una città che per quasi una settimana si tinge di vino

Oggi più che mai è necessario che il vino si apra al mondo, ai consumatori e non si chiuda solo dentro i padiglioni di una fiera.

Per Parigi è forse quest’ultima la sfida più difficile.