Nel mio editoriale da veggente dilettante di venerdì scorso avevo previsto che questo Vinitaly 2024 sarebbe stato caratterizzato da un bagno di folla. La prima giornata ha confermato decisamente la mia previsione ma non era poi così difficile dopo aver raccolto i pareri di molte imprese e consorzi prima di questa 56ª edizione di Vinitaly.

Pareri che evidenziavano la gran voglia di dimostrare al “mondo” che l’Italia del vino è viva e che non ha paura delle tante sfide che deve affrontare in questa fase.
Se a questo aggiungiamo il calo di presenza registrato a Dusseldorf, era prevedibile che VeronaFiere e le realtà espositrici avrebbero fatto di tutto per portare a Verona il maggior numero di visitatori possibile.

Certo ha fatto bene il presidente di VeronaFiere Federico Bricolo durante l’inaugurazione a sottolineare come il “focus chiave di Vinitaly è il business”, ma bisogna anche ammettere onestamente che il business del vino nella kermesse di Verona lo si fa in mezzo anche ad appassionati festanti.

E lasciatemi sottolineare come molti di questi visitatori felici di essere a Vinitaly sono soprattutto giovani che con la loro presenza in qualche misura smentiscono le tante voci che li vorrebbero sempre più disinteressati al consumo di vino.

Se un sociologo fosse stato a Verona in questa prima giornata di Vinitaly avrebbe completamente modificato le proprie “statistiche”.

Ma Vinitaly, appunto, rappresenta un “simbolo” più che una fiera, un “messaggio comunicativo” prima di essere un evento b2b come si è abituati normalmente a considerare questa tipologia di manifestazione.

E mettere al centro gli appassionati ad una manifestazione del vino oggi si potrebbe considerarla una strategia positiva.

In fin dei conti quella che un tempo si considerava una difficoltà di VeronaFiere di evolversi verso una manifestazione totalmente orientata verso il business oggi potrebbe essere una sorta di valore aggiunto.

Fare convivere le due anime (operatori e appassionati) rimane una sfida complessa ma forse è arrivato il tempo di essere meno schizzinosi soprattutto se vogliamo allargare la platea di consumatori.

Unico consiglio, non richiesto, che dò ai responsabili di VeronaFiere è di comunicare questo aspetto senza complessi altrimenti si rischia di dare la percezione di occultare un qualcosa sotto gli occhi di tutti.

L’altro aspetto che va sottolineato in questa prima giornata di Vinitaly è stata la presenza di ben quattro ministri dell’attuale Governo: Tajani, Urso, Lollobrigida, Sangiuliano. E se a questi aggiungiamo il presidente della Camera Fontana e il mare di sottosegretari che non citiamo per non rubare troppo spazio all’articolo, praticamente potremmo dire che il Governo italiano era presente a Vinitaly pur in una fase di grande drammaticità a livello mondiale basti pensare all’attuale attacco iraniano ad Israele.

Non voglio fare facile demagogia sui politici che storicamente cercano la facile “vetrina” in quel di Vinitaly, sempre generoso con tutte le figure politiche, anche di diversi colori, che si sono alternate nelle tante edizioni della manifestazione veronese. Voglio solo sottolineare, e augurare, che tanta attenzione politica porti alla definizione di politiche serie a supporto di un settore che tutti considerano strategico per l’economia del nostro Paese ma non sempre ha avuto il giusto riconoscimento e soprattutto un adeguato aiuto alle imprese.

Oggi la sfida per le imprese del vino italiane si è fatta veramente dura e se anche a Vinitaly giustamente facciamo emergere le luci non dobbiamo dimenticarci della numerose ombre che condizionano non poco l’azione di molte delle nostre imprese e denominazioni.

Speriamo che tanta “politica” a Vinitaly porti anche tante “soluzioni”.