Durante l’inaugurazione della 57ª edizione di Vinitaly, il clima è stato segnato da rassicurazioni da parte di ministri, presidenti e istituzioni. Nonostante i buoni propositi iniziali, il Direttore riflette in modo critico sull’efficacia di questi interventi e sul reale stato di salute del settore vitivinicolo italiano.

Un bravissimo produttore siciliano che conosco da molti anni domenica mattina alle 7,45, quando ancora in fiera non c’era quasi nessuno, mi ha detto che legge sempre i miei editoriali e gli sembra che ultimamente io sia diventato più caustico.

Quando, quindi, alle 11 mi sono incamminato verso l’inaugurazione ufficiale di Vinitaly, riflettevo sulle parole del bravo produttore siciliano e mi domandavo se effettivamente mi stessi incattivendo. Non mi piace apparire caustico e tanto meno una sorta di grillo parlante del vino italiano. Ho sempre odiato questo personaggio fin da bambino, e dei personaggi di Pinocchio preferivo sicuramente Lucignolo al fastidioso insetto moralista.

Sono entrato, pertanto, nell’auditorium di Veronafiere, con la precisa volontà di lasciare fuori qualsiasi pensiero negativo.

Ci sono riuscito per qualche minuto poi, però, complice il solito ritardo dettato dalle interviste sotto il palco ai tanti ministri presenti, hanno iniziato ad assalirmi alcune riflessioni non del tutto positive.

Innanzitutto, pur io facendo parte della categoria “giornalisti” mi sono  sempre chiesto se è buona educazione fare aspettare i tanti puntuali presenti in platea e piccionaia perché “colleghi” vogliono estirpare commenti ai politici prima che essi facciano le loro dichiarazioni ufficiali dal palco.
È una modalità che trovo veramente scorretta sotto tutti i punti di vista.

Morale, tutti i miei buoni propositi di benevolenza sono andati a farsi friggere.

Poi, è arrivato il turno dei saluti cosiddetti istituzionali e anche questi andrebbero ormai considerati anacronistici e relegati in soffitta, in cartoni con la scritta “materiale inutile”.

Poi, è finalmente giunto il momento del talk show che quest’anno ha visto il coinvolgimento di tre ministri (Ciriani, Giuli, Urso), un presidente di Regione (Zaia), la neo presidente del Ceev (Varvaglione), il presidente di VeronaFiere (Bricolo) e il presidente di Ice Agenzia (Zoppas).

Tutti i loro interventi sono stati all’insegna delle rassicurazioni.

Già il presidente Bricolo aveva anticipato nella sua presentazione che dobbiamo essere grati a questa classe politica che, a prescindere dal colore, è unita a difesa del vino italiano. Come pure Bricolo aveva sottolineato lo straordinario lavoro che stanno facendo le organizzazioni professionali del vino italiane a tutela del settore nelle più importanti sedi comunitarie. Senza dimenticare – ha aggiunto Bricolo – l’eccellente lavoro del nostro ambasciatore italiano negli Usa che sta organizzando cene con i senatori americani per sensibilizzarli sul tema dazi ai danni dei vini italiani

Sulla stessa onda di Bricolo, anche il presidente Zoppas ha ricordato come anche ad inizio 2024 c’era grande preoccupazione per il vino italiano e poi abbiamo finito l’anno con il record del nostro export che ha superato gli 8,1 miliardi di euro con un incoraggiante e inaspettato +5,5%.

Zoppas ha altresì rassicurato che sul fronte “dazi Usa” possiamo contare su una squadra invidiabile a partire dalla presidente Meloni che ha ottimi rapporti con il presidente Trump e il ministro degli esteri Tajani che conosce benissimo la macchina governativa europea.

Se a questo aggiungiamo, ha detto Zoppas, l’ottimo lavoro che stiamo facendo da tre anni insieme a Vinitaly per aprire nuovi mercati, come in Cina, Brasile e nell’area balcanica, dobbiamo rassicurarci che, anche se perderemo quote negli Usa, parte di esse le potremo recuperare altrove.

Che dire, sono uscito dal Palaexpo prima ancora di ascoltare le parole del ministro Lollobrigida e prima di assistere alla premiazione di Massimo Bottura come straordinario ambasciatore della gastronomia italiana nel mondo.

La mia dose di ottimismo era già colma e temevo che se fossi andato avanti così avrei rischiato l’overdose.


Punti chiave

  1. Politica, istituzioni e organizzazioni rassicurano sulla forza del settore vitivinicolo italiano.
  2. Vinitaly 2025 parte tra ottimismo, retorica e autocelebrazione istituzionale.
  3. Il talk con i ministri lascia spazio a dubbi, domande e perplessità latenti.
  4. Il direttore invita a guardare oltre le parole, verso una realtà più complessa.
  5. Le attese per dati concreti su strategie, mercati e futuro restano in parte deluse.