“Parigi val bene una messa” dice una celebre frase pronunciata nel lontano 1500, ma diventata un modo di dire popolare, usata per sottolineare i sacrifici che siamo disposti a fare per ottenere quello che desideriamo. Ci viene dunque spontanea una domanda: se Parigi vale – e questo ormai si è capito in questa edizione 2024 di Wine Paris & Vinexpo Paris, conclusasi con successo con una partecipazione di 4000 espositori- Düsseldorf vale ancora “questa messa”, questo sacrificio? Il dibattito si è inevitabilmente aperto e probabilmente lo rimarrà ancora a lungo: questa manifestazione arriverà a sostituire la più storica e nota Prowein? I produttori che abbiamo incontrato durante i tre giorni di Wine Paris & Vinexpo Paris 2024 non hanno ancora le idee chiare e si stanno chiedendo se valga la pena abbandonare la storica fiera tedesca a favore della “giovane” parigina, che porta con sé tutta una serie di novità e vantaggi temporali, logistici, organizzativi… 

E allora lo abbiamo chiesto proprio a loro, i produttori italiani, alcuni degli espositori del Bel Paese che quest’anno hanno occupato uno spazio espositivo cresciuto di un significativo 78%

Parigi, una città strategica

Davide Acerra del Consorzio di Tutela Vini Abruzzo racconta come per la compagine abruzzese aprire la grande stagione delle fiere europee con questa kermesse parigina stia diventando un importante obiettivo. “Ci abbiamo sempre creduto a questa fiera: Parigi è sempre più protagonista in Europa e un luogo strategico per la vicinanza ad Inghilterra e Benelux. Rimane ancora una fiera giovane a differenza di Prowein, dove la nostra presenza è aumentata tanto – 47 cantine lo scorso anno”. 

Importanza della partecipazione alle fiere internazionali è ribadita da Alessio Planeta, la cui azienda siciliana DOC ha creduto fin dal primo anno a Wine Paris & Vinexpo Paris. “Abbiamo visto crescere questa manifestazione nel panorama delle fiere europee. Se prima le tre fiere erano bene separate per aree di competenza (Vinitaly, Prowein e Bordeaux) ora c’è una maggiore fluidità di presenza dei buyer che è in costante cambiamento. Certo è che questa fiera ha molti vantaggi: il primo dei quali è la collocazione in un momento dell’anno in cui si fanno i budget con i propri importatori. Le fiere continuano ad essere strumenti fondamentali di incontro in cui ottimizzi le energie e c’è contatto umano e scambio di informazioni”. Concorde su quest’ultimo punto anche Filippo Mazzei di Mazzei: “Il nostro è un mestiere dove bisogna vedersi di persona e assaggiare insieme il vino. Parigi si colloca in un momento ideale in cui programmare appuntamenti, oltre ad essere una grande capitale che sopporta bene il peso di una fiera internazionale. Il vino francese? Funge sicuramente da richiamo, ma è un’arma a doppio taglio. Molti buyer vengono qui per i vini francesi”. 

Nuova esperienza per alcuni produttori

Tra i vari espositori che abbiamo intervistato, abbiamo incontrato anche qualche nuova presenza a questa manifestazione. C’è chi è venuto per sondare il terreno e capire se vale la pena spostare qualche pedina e puntarla su Parigi o rimanere saldamente ancorati a Düsseldorf.  Federico Armani dell’azienda Albino Armani racconta la prima edizione a Parigi: “Abbiamo partecipato per avere informazioni di prima mano su come è gestita la fiera e le percezioni degli importatori. Posso dire che è stata una bellissima opportunità dove abbiamo sentito dire anche da alcuni clienti importanti che vorrebbero saltare Prowein in futuro e venire direttamente a Vinitaly. A mio avviso il dibattito è prematuro: io non sceglierei di lasciare Prowein per ora, ma i feedback dei clienti vanno in questa direzione”. 

Buyer internazionali

E per quanto riguarda gli appuntamenti con i buyer non conosciuti? “Abbiamo lavorato bene con il software di Wine Paris, nonostante ciò sono arrivate molte visite non programmate, cosa a cui non sono abituato nelle altre fiere europee” aggiunge Armani. Roberto Dellai di Cantina di Breganze, anch’egli alla prima partecipazione, spiega che “su 60 richieste inviate tramite il sito della fiera ai buyer, sono arrivate solo 5 conferme di appuntamento”. La sua è stata una scelta mirata alla ricerca di nuovi mercati: “Mi sono concentrato su buyer africani ed asiatici”. Gli importatori sono arrivati da molti Paesi del mondo, anche dall’Asia, anche se in minor rappresentanza. Al di là dei mercati oltreoceano, sia del Nord che del Sud America, non sono mancati Paesi particolari, come ci ha detto Gianni Tessari, tra tutti Colombia ed Azerbaijan. 

Aziende piccole ed aziende strutturate: a Parigi c’è posto per tutti

Aziende piccole e monobrand e gruppi strutturati e multibrand, già largamente  importati in vari mercati del mondo: a Parigi c’è stato posto per una buona rappresentanza di entrambe le realtà. Pierangelo Tommasi dell’omonima azienda della Valpolicella, con numerosi brand anche in altre regioni italiane, è venuto appositamente per comprendere la fiera. “Noi ci siamo presentati all’interno di una soluzione di collettiva: da una parte questo aiuta a lavorare con i clienti francesi serviti dal nostro importatore e dall’altra permette di ospitare importatori e buyer internazionali. Noi arriviamo con la fiera già programmata per tempo, facendo un sondaggio in largo anticipo ai nostri partner mondiali. In questo momento ci stiamo chiedendo: Vinexpo Paris sostituirà Prowein per il nostro bisogno di partecipare ad una fiera internazionale?”. Vitaliano Tirrito, direttore export di Terra Moretti, alla sua quarta edizione della manifestazione ci racconta come la loro area, anch’essa all’interno di una collettiva, abbia bisogno di un ulteriore ampliamento il prossimo anno, dimostrazione dell’importanza che sta via via acquisendo questo palcoscenico parigino. “Ho respirato una bella energia, siamo riusciti a lavorare bene e avuto una grande affluenza di buyer e contatti commerciali. Ho notato che questi ultimi si stanno strutturando distribuendo gli appuntamenti sulle tre fiere (Parigi, Düsseldorf e Verona) e questo ci consente di lavorare meglio. Se Prowein verrà surclassata da Parigi non lo si può ancora sapere, ma sicuramente se ci dovesse essere bisogno di razionalizzare in futuro, la fiera tedesca potrebbe rischiare. Non dimentichiamoci che ci sono anche altre manifestazioni come Vinexpo Hong Kong e Cannes e non si può di certo avere una fiera ogni mese”. 

Parigi o Düsseldorf? C’è chi ha già scelto?

Roberto Spinato dell’azienda Anna Spinato ci racconta di aver partecipato quest’anno perché le ultime tre edizioni di Prowein non hanno incontrato le aspettative e che nel 2024 l’azienda non sarà a Düsseldorf. Ed infine c’è chi al contrario continua ad essere a favore di Prowein. “Prowein rimane comunque una fiera internazionale superiore rispetto a Wine Paris, che comunque ha delle ottime prospettive. La fiera parigina ha un richiamo specialmente per via dei vini francesi, mentre invece a Prowein è presente ancora una platea più ampia di rappresentanze” conclude Paolo Nevini di Grevepesa