La Francia punta a semplificare le regole per l’enoturismo e il turismo dei distillati con una proposta di legge che interviene su degustazioni a pagamento, licenze per distillerie ed eventi temporanei. Il provvedimento mira a favorire le attività turistiche e la vendita diretta. Per i produttori italiani, si apre una riflessione tra concorrenza e nuove opportunità.
La Francia punta a rendere più semplice l’organizzazione delle attività legate al turismo del vino e dei distillati. Il 6 ottobre 2026 è stata depositata all’Assemblea nazionale la proposta di legge n. 3233, presentata dalla deputata Sandra Marsaud insieme ad altri parlamentari. L’obiettivo è ridurre alcuni ostacoli burocratici che oggi possono complicare degustazioni, visite e vendite dirette. Ovviamente prima di essere approvate, le misure inserite nella proposta dovranno essere esaminate durante l’iter parlamentare.
L’iniziativa arriva in un momento difficile per la vitivinicoltura francese, alle prese con cambiamento climatico, aumento dei costi, tensioni commerciali e calo dei consumi interni. Per i promotori, affiancare alla vendita tradizionale nuove opportunità enoturistiche e commerciali è una delle strade per sostenere le aziende e i territori rurali.
Il testo riprende alcune misure già inserite nella legge francese sulla semplificazione economica del maggio 2026, poi cancellate dal Consiglio costituzionale per ragioni procedurali: non erano sufficientemente collegate all’oggetto della legge. La nuova proposta mira quindi a ripresentarle con un provvedimento specifico.
Misura 1 – Degustazioni in cantina senza licenza aggiuntiva
Il primo intervento riguarda le degustazioni a pagamento. La proposta prevede che la consumazione di determinati alcolici durante una visita a un luogo di produzione non sia considerata una normale vendita per il consumo sul posto e non richieda, quindi, la relativa licenza. La misura riguarda le bevande dei gruppi quarto e quinto della classificazione francese, che comprendono diverse categorie di distillati: rum, cognac, armagnac, whisky, vodka e gin.
Per le degustazioni nelle maisons des vins e nei monumenti storici, la proposta prevede deroghe per vini, birre, sidri, vini liquorosi e altre bevande comprese nel terzo gruppo della classificazione francese. Non si tratta di un’esenzione valida per qualsiasi locale o degustazione, ma di deroghe legate a luoghi e prodotti ben definiti.
Misura 2 – Distillerie e musei: possibile una licenza speciale
La seconda misura riguarda le distillerie aperte al pubblico e gli spazi museali o didattici dedicati alla produzione di distillati. Queste strutture potrebbero richiedere una licenza IV, che consente di servire bevande come whisky, gin, vodka e rum. L’autorizzazione non verrebbe conteggiata nel numero massimo di licenze previsto per i Comuni. In questo modo, secondo i promotori, sarebbe possibile facilitare le degustazioni turistiche nelle distillerie e nei musei dedicati ai distillati, senza sottrarre licenze ai bar tradizionali.
Misura 3 – Eventi stagionali, più flessibilità nella vendita di alcolici
Il terzo articolo punta a semplificare le regole per i punti di vendita temporanei, includendo anche gli eventi stagionali. In determinate condizioni, questi potrebbero proporre una gamma più ampia di bevande alcoliche, compresi distillati.
La decisione finale resterebbe però alle autorità locali: il sindaco o, in sua assenza, il rappresentante dello Stato nel dipartimento stabilirebbe quali bevande alcoliche possono essere vendute o offerte. La proposta introduce quindi maggiore flessibilità, ma non una liberalizzazione senza limiti.
Misura 4 – Distillati anche nei mercati
Il quarto intervento riguarda la vendita diretta. La proposta vuole eliminare il divieto che impedisce ai venditori ambulanti di commercializzare determinate bevande alcoliche dei gruppi quarto (rum, cognac, armagnac e grappe) e quinto (whisky, vodka, gin e pastis). Se approvata, la modifica consentirebbe anche ai produttori di distillati di vendere nei mercati, superando una disparità rispetto a quanto già possibile per vino e birra.
Distillati e vino: concorrenza o nuove opportunità?
Per i produttori italiani, la proposta francese solleva una questione che va oltre la semplificazione burocratica. Se le distillerie potranno ampliare le proprie attività di accoglienza e vendita, potrebbero diventare concorrenti più forti nella conquista dell’interesse e della spesa dei turisti. In un mercato in cui le aziende cercano nuove fonti di reddito, il vino non può ignorare la capacità di attrazione di altre categorie di bevande.
Ma la competizione non è l’unico scenario possibile. Un’offerta turistica più ricca, che comprenda vino, distillati e altre produzioni del territorio, può avvicinare anche persone che normalmente non sceglierebbero una visita in cantina. Il punto è trasformare questa possibilità in occasioni concrete di scoperta, attraverso itinerari condivisi, degustazioni complementari e collaborazioni tra produttori.
Per consorzi e operatori, la sfida è quindi duplice: evitare che il vino perda visibilità in un’offerta enoturistica sempre più articolata e, allo stesso tempo, sfruttare le sinergie con altre produzioni per raggiungere nuovi pubblici. Non si tratta di contrapporre vino e distillati, ma di capire come possano competere e collaborare, valorizzando le rispettive identità.
La lezione per l’Italia è chiara: non basta rendere le cantine visitabili, occorre inserirle in esperienze capaci di attrarre pubblici diversi e invogliarli a conoscere il vino. È su questa capacità di fare rete, oltre che sulle regole, che si giocherà una parte della competitività dell’enoturismo.
Punti chiave:
- Quattro interventi normativi: la proposta francese punta a semplificare alcune attività legate al turismo del vino e dei distillati.
- Degustazioni a pagamento: previste deroghe specifiche per luoghi di produzione, maisons des vins e monumenti storici.
- Licenze per le distillerie: possibilità di richiedere una licenza IV senza incidere sul contingentamento comunale.
- Eventi e vendita diretta: maggiore flessibilità per gli eventi stagionali e possibile apertura della vendita di distillati nei mercati.
- Opportunità per l’Italia: il settore vitivinicolo può prendere spunto, affrontare la concorrenza dei distillati e sviluppare collaborazioni per raggiungere nuovi pubblici.




























































