Un nuovo accordo tra Australia e India rivoluziona il commercio biologico. Grazie al mutuo riconoscimento delle certificazioni, i produttori australiani potranno accedere senza burocrazia a un mercato da quasi 3 miliardi di dollari, destinato a una crescita esponenziale. Un’intesa strategica che apre le porte a nuove, immense opportunità commerciali per l’export.
Un nuovo, strategico corridoio commerciale si è aperto tra Canberra e Nuova Delhi. Con la firma del “Mutual recognition arrangement” (MRA) sull’equivalenza dei prodotti biologici, Australia e India hanno dato il via a una collaborazione destinata a ridefinire le dinamiche del settore biologico per i produttori australiani. L’intesa, siglata a Nuova Delhi, sancisce il riconoscimento reciproco dei rispettivi sistemi di certificazione, una svolta che promette di generare importanti benefici economici.
Un mercato in piena espansione
L’accordo non poteva arrivare in un momento più propizio. Il mercato biologico indiano, con un valore stimato di quasi 2,9 miliardi di dollari nel 2024, è uno dei più dinamici al mondo. Le proiezioni indicano una crescita annua di circa il 20%, che potrebbe portarlo a toccare i 16,5 miliardi di dollari entro il 2033. Questa traiettoria è alimentata da una classe di consumatori in rapida ascesa, sempre più attenta a prodotti di alta qualità, sostenibili e salutari. “L’India è destinata a diventare la terza economia mondiale entro il 2028”, ha sottolineato il Ministro australiano per l’Agricoltura, la Pesca e le Foreste, Julie Collins, evidenziando come l’intesa rappresenti “una significativa opportunità per i produttori biologici australiani”.
Meno burocrazia, più commercio
Il cuore dell’accordo risiede nell’eliminazione di un ostacolo significativo per gli esportatori: la doppia certificazione. Fino ad oggi, per vendere i propri prodotti come biologici in India, le aziende australiane dovevano sottoporsi a un lungo e costoso processo per ottenere una certificazione locale. Ora, grazie al mutuo riconoscimento, la certificazione basata sullo “standard nazionale australiano per i prodotti biologici e biodinamici” sarà sufficiente.
Jackie Brian, CEO di Australian Organic Limited (AOL), ha accolto con entusiasmo la notizia. “Questo accordo è un passo avanti significativo e un riflesso della domanda e della credibilità internazionale per le aziende biologiche australiane”, ha dichiarato. Secondo Brian, l’intesa “eliminerà la necessità di una certificazione secondaria, costosa e dispendiosa in termini di tempo”, fornendo “un percorso molto più agevole affinché i nostri prodotti biologici di livello mondiale raggiungano milioni di consumatori indiani”. L’auspicio è che questo si traduca in “risultati commerciali tangibili per i nostri operatori certificati negli anni a venire”.
I dettagli dell’intesa e le prospettive future
In base ai termini dell’accordo, i produttori australiani potranno esportare e commercializzare come biologici in India 3 categorie principali di prodotti:
- vino biologico,
- prodotti vegetali non trasformati (ad esclusione di alghe, piante acquatiche e colture in serra),
- alimenti trasformati composti da uno o più ingredienti di origine vegetale.
Questa intesa è il frutto di un percorso diplomatico iniziato da tempo. È la concretizzazione di un impegno preso nell’aprile 2022 nell’ambito dell’accordo denominato “India-Australia Economic Cooperation and Trade Agreement” (ECTA). Parallelamente, è stato firmato anche un “Memorandum d’intesa (MOU) sulla sicurezza alimentare”, nato dalla partnership strategica globale del 4 giugno 2020, che rafforzerà la collaborazione su normative, standard internazionali e questioni emergenti. La visione è chiara: snellire le procedure e creare nuove opportunità.
L’accordo, ha concluso Jackie Brian, rappresenta un “modello positivo per futuri negoziati commerciali” e un esempio di come la collaborazione tra settore e governo possa aprire mercati chiave per gli innovativi esportatori biologici australiani.
E l’Unione Europea?
L’esempio australiano funge da apripista e solleva una domanda naturale, specialmente in un momento in cui anche l’Unione Europea è impegnata in complessi negoziati per un ambizioso accordo di libero scambio con l’India, la cui firma potrebbe arrivare entro dicembre 2025.
Tuttavia, le priorità sul tavolo europeo, come delineato dalla Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, sembrano al momento concentrarsi su settori strategici di altra natura: commercio e tecnologia, sicurezza marittima, lotta al terrorismo, spazio, digitale e industria militare. Grandi investimenti sono previsti nel campo delle infrastrutture attraverso il piano Global Gateway, con progetti come il Corridoio India-Medio Oriente-Europa, e nel rafforzamento delle catene di approvvigionamento globali.
In questo quadro geopolitico e tecnologico, mentre l’intesa sul fronte alimentare e vitivinicolo risulta ancora in evoluzione, c’è da chiedersi se ci sarà spazio per un accordo altrettanto specifico e vantaggioso sul biologico. L’Unione Europea, gigante mondiale nella produzione biologica certificata, guarda con enorme interesse al mercato indiano. La sfida per i negoziatori di Bruxelles sarà dunque quella di affiancare alle grandi strategie geopolitiche un pragmatismo commerciale capace di replicare il successo australiano, aprendo un “corridoio verde” per i propri produttori o rischiando di lasciare che un’opportunità miliardaria venga colta da altri.
Punti Chiave:
- Accordo storico: Australia e India hanno firmato un’intesa per il riconoscimento reciproco delle certificazioni biologiche.
- Meno burocrazia: Produttori australiani potranno esportare in India senza una seconda, costosa certificazione, semplificando l’accesso al mercato.
- Mercato miliardario: L’accordo apre le porte a un mercato indiano del biologico del valore di quasi 3 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 16,5 miliardi entro il 2033.
- Prodotti inclusi: L’intesa copre specificamente vino biologico, prodotti vegetali non trasformati e alimenti trasformati di origine vegetale.
- Contesto UE: Il successo australiano solleva interrogativi sull’Unione Europea, i cui negoziati con l’India si concentrano al momento su altri settori strategici.












































