“Il mondo del vino è un club per soli maschi”. Le pari opportunità in Australia sono ancora un miraggio nel mondo vino, ce lo racconta un interessante articolo in occasione della Festa della Donna pubblicato sulla testata australiana 9news.com.au. A parlare sono donne, naturalmente, tra loro Rachel Triggs, ex enologa, oggi avvocato che ha lasciato la professione che amava 15 anni fa dopo la scoperta della gravidanza del primo figlio. 

Quando Rachel Triggs è rimasta incinta, ha sentito di non avere altra scelta che abbandonare definitivamente la sua carriera di enologa. Non sarebbe stata in grado di lavorare con una famiglia, due bambini, e senza un compagno. “Semplicemente non pensavo di avere scelta” ha dichiarato alla testata 9news. Quindici anni dopo, una laurea in giurisprudenza e una carriera legale di successo nel mondo della consulenza aziendale, Triggs non pensa che sia cambiato niente nel mondo del vino. “La rappresentanza delle donne nei ruoli di leadership del settore vitivinicolo australiano è triste. È un settore in cui esiste una mentalità da ‘club per soli maschi’, tipico del settore dell’alcol”.

Questa parole ci aprono uno spaccato interessante sul mondo del vino australiano: secondo gli ultimi dati dell’Australian Taxation Office nel paese nonostante oltre il 40% dei diplomati e laureati in viticoltura ed enologia siano donne poi è molto bassa la percentuale di donne che diventano winemakers nelle aziende. Solo il 23% degli enologi australiani sono donne e solo il 18% sono viticultori

L’articolo di 9news.com.au continua poi con la storia di una donna che è rimasta nel mondo del vino, ma che ne riconosce tutti i limiti: Alexia Roberts, capo enologo e direttore generale di Penny’s Hill nella McLaren Vale del Sud dell’Australia, 20 anni di esperienza, membro dell’Australian Women in Wine, un’organizzazione no-profit che sostiene l’uguaglianza di genere nel settore. Roberts si dimostra allarmata dal significativo “tasso di abbandono” del settore da parte delle donne, nonostante l’alta percentuale di laureate in enologia e viticoltura. 

“L’equilibrio di genere era quasi al 50% quando ho completato la laurea in Enologia presso l’Università di Adelaide nel 2004. Una volta entrata a lavorare in azienda, però, ho notato subito il gap. E non abbiamo guadagnato molto terreno come industria negli ultimi decenni” spiega Roberts. Aggiunge di essere stata molto fortunata a non sentirsi esclusa come viticoltrice, ma attorno a sé ha sentito storie di donne che hanno avuto esperienze terribili.

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Il consiglio direttivo dell’Australian Women in Wine al National Wine Centre Adelaide durante l’incontro annuale.

Lavorare in cantina è sicuramente un impiego che non lascia spazio ad un’adeguata gestione della famiglia, specialmente in certi momenti dell’anno che impongono tabelle di marcia molto serrate: in particolare durante la vendemmia, i tre mesi all’anno in cui le uve vengono raccolte, talvolta si è costretti a lavorare 12/14 ore in cantina, sette giorni su sette. Triggs racconta che lavorava 16 ore al giorno durante la vendemmia, prima della nascita del primo figlio. Questa tabella di marcia rende la vita di un genitore complessa da affrontare se non ha un aiuto che possa supportarlo nella gestione dei figli. 

L’avvocata Triggs spiega che in Australia c’è ancora molta disparità tra aziende strutturate e piccole realtà: “Alcune aziende vinicole più grandi hanno introdotto procedure e policy per consentire ai lavoratori di richiedere il part-time e non dover essere sempre reperibili, al contrario le piccole sono ancora molto indietro da questo punto di vista. Le policy delle singole aziende vinicole devono garantire la possibilità, in particolare per i giovani genitori che lavorano, di poter trovare un bilanciamento tra vita privata e lavoro”. 

Infine, anche il lavoro fisico richiesto nelle cantine, combinato con le lunghe ore di lavoro, è un potenziale deterrente per le donne. Ma, spiega Triggs di aver imparato proprio da un collega maschio che la forza non deve essere una barriera per le donne. “Stavo cercando di svitare un tubo e uno dei colleghi maschi si è avvicinato e mi ha detto: Non devi essere forte come tutti gli altri, devi solo essere più intelligente. Dovresti sempre portare con te una tre Chiave da 1-2 pollici in modo da poter fare queste cose” ha detto.

Tutte queste situazioni, in taluni casi denunce, hanno portato l’Australian Women in Wine ad intraprendere ricerche per comprendere ulteriormente la disparità di genere nel settore. Un piccolo passo verso la ricerca di un equilibrio. 

L’esperienza australiana ci apre sicuramente una serie di interrogativi che non mancano di certo di risuonare anche in molti altri Paesi al mondo. I dati che arrivano dall’Australia ci stimolano una riflessione davvero importante, sicuramente estendibile a gran parte dei Paesi produttori dove nonostante la crescita dell’importanza e della presenza delle “donne del vino” il mondo del vino continua a dare la percezione di un settore ancora fortemente focalizzato sugli uomini: “un club per soli maschi”.