Contrariamente alla narrazione diffusa di un crollo strutturale e irreversibile, l’analisi dei dati sui consumi di vino nel triennio 2020-2022 rivela uno scenario a macchia di leopardo. Se l’Italia registra una flessione pro capite significativa, mercati storici come il Portogallo e la Francia mostrano segnali di ripresa o consolidamento. Sorprendono i “piccoli giganti” come Lussemburgo e Svizzera, che mantengono volumi di consumo elevati legati a un alto potere d’acquisto, suggerendo che il calo globale sia più una redistribuzione geografica e qualitativa che una scomparsa dell’interesse per il vino.

Si parla incessantemente di calo dei consumi, di disaffezione delle nuove generazioni e di una crisi strutturale del settore vitivinicolo. Tuttavia, è importante fare un’analisi obiettiva basata sui numeri più che sulle supposizioni.

Analizzando i dati di consumo di World Population Review relativi al consumo di vino nel triennio 2020-2022, emerge che il mondo non ha smesso di bere vino: ha semplicemente cambiato il modo e i luoghi in cui lo fa. Il totale dei consumi annuali globali, infatti, ha registrato una lieve ripresa nel 2022 (23.746 unità) rispetto al 2021 (23.612), pur rimanendo al di sotto del picco pandemico del 2020.

La top 5: conferme e sorpassi

Al vertice della classifica pro-capite troviamo il Lussemburgo, un “piccolo gigante” che domina con 67,2 litri a testa. Sebbene in calo rispetto ai 72,4 litri dell’anno precedente, questo dato posiziona il Granducato su un altro pianeta rispetto al resto del mondo. Qui il vino non è solo una bevanda, ma un rito serale consolidato, facilitato da un’offerta locale di pregio come i Riesling della Mosella.

La vera notizia, tuttavia, arriva dal Portogallo. Con 52,3 litri pro capite nel 2022, il paese lusitano non solo mantiene il secondo posto, ma cresce rispetto ai 50,6 litri del 2021 e ai 46,1 del 2020. Questo trend positivo, sostenuto da una cultura che vede il vino presente sia a pranzo che a cena e accessibile a tutte le fasce di reddito, rappresenta un’anomalia positiva in un’Europa spesso descritta come satura.

Il duello Francia-Italia: destini incrociati

Analizzando i due giganti della produzione mondiale, si nota una divergenza preoccupante per la nostra Penisola. La Francia ha registrato un rimbalzo tecnico notevole, attestandosi a 42,8 litri pro capite nel 2022, recuperando nettamente dal crollo statistico del 2021 (32,2 litri). Il vino in Francia rimane un pilastro culturale e gastronomico, spesso integrato direttamente nelle preparazioni culinarie oltre che nel calice.

Al contrario, l’Italia mostra segni di affaticamento. Il consumo è sceso a 39,2 litri pro capite nel 2022, in costante calo rispetto ai 41,9 del 2021 e ai 42,1 del 2020. Sebbene il vino resti centrale nella dieta mediterranea e nella socialità, questi dati devono far riflettere: il calo interno non è una tendenza globale ineluttabile, dato che i nostri vicini francesi e portoghesi stanno performando meglio.

Le sorprese dei mercati alto-spendenti: Svizzera e Austria

Spesso trascurata nelle analisi macroeconomiche, la Svizzera si conferma un mercato di straordinario interesse. Con 33,1 litri pro capite, gli svizzeri bevono più degli australiani (29,9 L) e degli austriaci (27,4 L). Il dato è in crescita rispetto al 2021 (30,2 L). Non essendo un grande produttore in termini di volumi, la Svizzera rappresenta un importatore netto di alto valore, dove il consumo è focalizzato sulla qualità durante i pasti serali.

Similmente, l’Austria mostra una stabilità invidiabile (27,4 litri), mantenendo i livelli degli anni precedenti. Questi mercati, caratterizzati da un alto reddito disponibile, ci insegnano che la “premiumization” è una strategia reale: si beve forse con meno frequenza rispetto al passato rurale, ma si mantiene saldo il legame con il prodotto di qualità.

Uno sguardo ai nuovi orizzonti

Scorrendo la classifica, emergono dati curiosi che potrebbero indicare nuove rotte per l’export. Le Seychelles, ad esempio, sono passate da 15,5 litri nel 2021 a 23 litri nel 2022, un balzo probabilmente legato alla ripresa del turismo di lusso post-Covid. Giocando più vicino a casa, anche il Regno Unito, pur non essendo un paese produttore tradizionale, mantiene un consumo solido di 19,4 litri, stabile rispetto al passato recente.

L’analisi dei dati 2020-2022 impone di rifiutare il pessimismo cosmico. Il “calo dei consumi” non è una legge universale. Portogallo, Francia e Svizzera dimostrano che esistono ancora ampi margini di crescita o di mantenimento, purché si comprendano le dinamiche locali. 

Non stiamo assistendo alla fine del vino, ma alla sua necessaria evoluzione.


Punti chiave

  1. Il mito del crollo uniforme: i dati globali mostrano una stabilità sostanziale (23.746 milioni di litri totali nel 2022 contro i 23.612 del 2021), smentendo l’ipotesi di una caduta libera generalizzata.
  2. L’Italia in controtendenza negativa: con 39,2 litri pro capite, l’Italia scende sotto la soglia psicologica dei 40 litri, distanziandosi dai competitor europei come la Francia.
  3. La resilienza di Portogallo e Svizzera: Lisbona cresce a 52,3 litri pro capite e Berna sale a 33,1 litri, dimostrando che la cultura del vino quotidiano resiste dove il potere d’acquisto o la tradizione locale sono forti.
  4. Il caso Lussemburgo: primo consumatore mondiale (67,2 litri), rappresenta un modello di consumo serale di alta gamma e un hub strategico nel cuore dell’Europa.