In risposta alla profonda crisi che sta affliggendo l’industria vinicola australiana, il governo ha istituito una taskforce per esaminare e proporre soluzioni alla drastica sovrapproduzione di vino e alle perdite dovute ad anni di chiusura del mercato cinese, eventi che hanno portato i viticoltori a manifestare e a lanciare un grido d’allarme riguardo la sostenibilità del settore.

A metà marzo scorso il governo del Presidente Anthony Albanese ha annunciato la formazione di un gruppo di lavoro sul settore vitivinicolo a seguito di una riunione dei ministri dell’Agricoltura del Commonwealth, degli Stati australiani e di gruppi industriali.

Lee McLean, CEO di Australian Grape and Wine e membro del gruppo di lavoro, ha commentato positivamente l’iniziativa: “Questo annuncio è una buona notizia e dimostra che i ministri comprendono la gravità della situazione e l’urgenza delle problematiche che il settore sta affrontando.” All’inizio del 2024, i viticoltori di Riverland sono scesi in strada per chiedere cambiamenti che rendano l’industria più sostenibile. Tra le loro richieste figura una moratoria su ulteriori impianti di vigne.

McLean ha rivelato che i dazi d’importazione imposti dal Governo cinese hanno ridotto significativamente le esportazioni australiane. Le esportazioni sono crollate da un picco di 1,2 miliardi di dollari nel 2020 a circa 10 milioni nel mercato attuale. Inoltre l’anno scorso, Rabobank ha stimato un surplus di vino australiano in giacenza di oltre 2 miliardi di litri, equivalente a 860 piscine olimpioniche.

In un recente incontro nella regione di Riverland, McLean ha ascoltato “storie strazianti” da parte dei produttori di vino, con molti agricoltori che considerano l’idea di estirpare le vigne o abbandonare del tutto l’industria a causa di gravi perdite finanziarie. Uno dei coltivatori, Jagi Sandhu, viticoltore di seconda generazione a Barmera, ha descritto la situazione come “abbastanza disperata” per la sua famiglia e per suo padre, immigrato in Australia nel 1999, chiaramente preoccupato per la sua pensione.

L’associazione Australian Grape and Wine ha chiesto al Tesoriere Federale Jim Chalmers un pacchetto di supporto di 86 milioni di dollari nel prossimo bilancio federale di maggio. Secondo quanto riportato da The Australian, la richiesta è stata sottoscritta da Treasury Wine Estates, Casella, Pernod Ricard Winemakers, De Bortoli, Hill-Smith Family Estates, Taylors, Calabria, Angove e Berton Vineyards.

McLean ha spiegato che il gruppo sta cercando di far riconoscere che la causa principale dei recenti problemi economici del settore è la disputa commerciale con la Cina. “Stiamo chiedendo un intervento perché non si tratta di una normale fluttuazione del mercato” ha evidenziato McLean, “l’impatto della perdita del mercato cinese è stato improvviso e profondo. Ci sono milioni di litri di vino fermi. È stato uno shock economico devastante per il nostro settore, completamente fuori dal nostro controllo”.

Il pacchetto proposto mira ad alleviare la pressione su coltivatori e produttori, 30 milioni saranno destinati a gestire la sovrapproduzione, per permettere agli agricoltori di transitare verso colture alternative o di abbandonare il settore. Questa richiesta include anche 36 milioni di dollari dedicati al supporto delle esportazioni del settore, per cercare e ampliare nuovi mercati. Tim Ford, CEO di Treasury Wine Estates, ha commentato che questa misura permetterebbe al settore di “riposizionarsi su una qualità superiore.” È lecito dire “lasciamo che il mercato si autoregoli, ma quando c’è di mezzo una disputa commerciale come quella con la Cina, è necessario un adeguamento strutturale”, ha concluso Ford.