L’India del vino sta vivendo una metamorfosi strutturale: con un import raddoppiato rispetto al 2012 e lo storico accordo UE che abbatte i dazi del 150%, si apre una nuova era commerciale. Mentre l’Australia conquista la leadership dei volumi, per le cantine italiane è il momento decisivo per presidiare un mercato da 1,4 miliardi di persone puntando su qualità e tutela dei marchi.
Il mercato del vino in India sta vivendo una metamorfosi strutturale che lo sta portando da “promessa del futuro” a realtà commerciale. Secondo l’analisi di Del Rey AWM – società di consulenza specializzata nelle dinamiche dei mercati internazionali del vino – l’India si posiziona oggi come il 72° mercato mondiale per valore e il 76° per volume su 275 destinazioni globali. Sebbene la posizione possa sembrare modesta, i numeri raccontano una crescita esponenziale: nell’anno terminante a ottobre 2025, le esportazioni verso il subcontinente indiano hanno raggiunto i 7 milioni di litri per un valore di 28,3 milioni di euro.
I numeri della “febbre indiana”: crescita e stabilità
La crescita non è un fenomeno passeggero. Dal 2012, l’India ha più che raddoppiato i volumi di importazione, con un tasso di crescita annuale medio (CAGR) del 7,3% per i volumi e del 4,6% per il valore. In particolare, ci sono due fattori da tenere in considerazione:
- accelerazione recente: solo nell’ultimo anno, i volumi sono balzati del 24% e il valore del 18,8%;
- prezzi stabili: nonostante l’inflazione globale, il prezzo medio dell’import è rimasto costante tra i 4 e i 5 euro al litro, attestandosi a 4,04 €/l nell’ottobre 2025.
La svolta del 2026: addio al muro del 150%
Il vero catalizzatore dei prossimi cambiamenti è l’accordo di libero scambio (FTA) tra UE e India, i cui negoziati si sono chiusi il 27 gennaio 2026. Per decenni, il vino europeo è stato gravato da un dazio pesantissimo del 150%, che rendeva le etichette italiane e francesi un bene di lusso estremo.
Con la nuova intesa, si prevede:
- taglio drastico dei dazi: la tariffa scenderà inizialmente al 75% per poi puntare progressivamente al 20% per i vini premium (sopra i 10-15 dollari) e 30% per i vini standard;
- tutela delle IG: per la prima volta, marchi come Prosecco, Barolo e Chianti avranno una protezione legale solida contro le contraffazioni sul mercato indiano;
Chi domina il mercato? Il sorpasso australiano e il ruolo dei distributori
L’analisi di Del Rey AWM evidenzia come la geografia dei fornitori sia in rapido mutamento.
- Australia: è la grande vincitrice. Nel 2025 ha quasi raddoppiato le esportazioni in valore (arrivando a 6,9 milioni di euro) e aumentato i volumi dell’87%. Il segreto? Un prezzo competitivo di 2,89 €/l focalizzato sui vini fermi imbottigliati.
- Sudafrica: ha conquistato la posizione di secondo fornitore per volume (oltre 1,5 milioni di litri nel 2025), dominando il segmento del vino sfuso a prezzi popolari (circa 1 €/l).
- Singapore e gli hub: Singapore rimane un attore chiave, esportando vini (principalmente Champagne e bollicine francesi di alta gamma) a un prezzo medio superiore ai 20 €/l. Insieme alla Francia, controlla quasi l’80% del mercato delle bollicine.
- Bhutan e il BiB: curiosamente, il Bhutan è emerso come fornitore strategico (610.000 litri nel 2025), specializzandosi nel formato Bag-in-Box (BiB), che ha registrato una crescita record del 566% in volume nell’ultimo anno.
L’opportunità italiana: qualità e volume
L’Italia si trova in una posizione privilegiata per sfruttare l’abbassamento dei dazi. Attualmente, il vino italiano viene esportato a una media di 4,46 €/l (rispetto agli 8,42 €/l della Francia). Siamo già i primi per volume nel settore delle bollicine con oltre 168.000 litri, superando la Francia grazie a prezzi più accessibili.
L’India rappresenta oggi solo lo 0,03% del valore dell’export vinicolo UE. È un mercato ancora “piccolo” ma con una classe media in vertiginosa espansione. La sfida per le cantine italiane ed europee non sarà solo abbassare il prezzo grazie all’accordo di libero scambio, ma investire in distribuzione e marketing strategico.
Il muro del 150% è caduto: l’India è pronta per il brindisi, e l’Europa ha finalmente le carte in regola per riempire i calici.
Punti chiave:
- Crescita record del mercato: l’import di vino in India è aumentato del 24% in volume e del 18,8% in valore nell’ultimo anno, superando i 28 milioni di euro totali.
- Svolta storica sui dazi: l’accordo di libero scambio UE-India prevede la riduzione delle tariffe doganali dall’attuale 150% fino a una soglia del 20-30%.
- Dominio dell’Australia: grazie a prezzi competitivi e strategie aggressive, l’Australia ha quasi raddoppiato le sue esportazioni nel 2025, diventando il principale fornitore del Paese.
- Ruolo strategico della logistica: Singapore e Bhutan si confermano hub fondamentali per la distribuzione, gestendo rispettivamente il segmento del lusso e quello in forte ascesa del Bag-in-Box.
- Opportunità per il Made in Italy: l’Italia, già primo fornitore per volume nelle bollicine, otterrà per la prima volta la tutela legale delle Indicazioni Geografiche (IG) contro le contraffazioni locali.













































