Il mercato vinicolo indiano si sta evolvendo grazie alla crescente influenza dei sommelier locali e della wine education. Tuttavia, ostacoli come alta tassazione e sfide logistiche persistono. I professionisti del vino indiano promuovono una cultura vinicola, mirando a rendere il vino accessibile e diffuso. Una trasformazione sostenuta anche dall’interesse per i vini italiani.

L’India si afferma ancora oggi come una “Spirits Country“, dove la cultura dei superalcolici è profondamente radicata, ma la crescente presenza dei sommelier e la spinta verso una wine education più ampia lasciano intravedere il potenziale per trasformarla in una “Wine Country“.

Durante un importante seminario tenutosi l’8 novembre a ProWine Mumbai, sommelier indiani di spicco si sono confrontati sulla strada da intraprendere per promuovere il vino e consolidare la cultura vinicola nel Paese.

Il ruolo in evoluzione dei sommelier indiani

Dieci anni fa, il sommelier, in India, era considerato poco più di un cameriere di vino, un “wine waiter“. Oggi, invece, è una figura manageriale con un ruolo educativo e decisionale rilevante, soprattutto nelle grandi catene di hotellerie e ristorazione. Charles Donnadieu, wine manager del gruppo The Lait, sottolinea l’importanza del sommelier come educatore: “In un paese come l’India, dove il vino è ancora un prodotto di nicchia, il sommelier ha la responsabilità di formare i consumatori, rendendo la cultura del vino accessibile e appassionante”.

Anche Ravi Punia di The Quorum & district150 evidenzia l’importanza di un approccio informale per avvicinare i giovani al vino: molti di loro si sentono intimiditi dal mondo vinicolo e preferiscono scegliere birra o whisky per paura di non saper descrivere correttamente un vino. Secondo Punia, è quindi fondamentale “divulgare il vino in modo semplice, collegandolo alla gastronomia indiana”.

Wine Education: semplicità e ampiezza per coinvolgere più consumatori

Un tema centrale è stato il potenziamento della wine education, con un approccio non solo orientato alle certificazioni di alto livello come il WSET, ma che includa anche una formazione di base. Arth Jain, wine manager del Taj Hotel, suggerisce di allargare la base dei consumatori di vino con corsi più semplici, adatti a chi vuole approcciarsi al vino senza necessariamente diventare sommelier certificato.

Hiridhay Mehra di Masque propone inoltre di “indianizzare” i termini del vino, creando un glossario di termini base in lingua indiana che possa facilitare la comprensione. Mehra sottolinea la necessità di rendere il vino una parte integrante dell’esperienza gastronomica, enfatizzando il pairing tra cibo e vino come un aspetto da sviluppare.

L’Italia: un Paese trendy per i consumatori indiani

L’Italia gode di un’ottima reputazione in India, ma la conoscenza dei vini italiani è ancora limitata a poche aree come Toscana, Piemonte ed Etna. I sommelier hanno evidenziato l’importanza di promuovere una gamma più ampia di denominazioni italiane. Secondo Donnadieu, “portare nuove denominazioni italiane è fondamentale per differenziare il mercato”. In particolare, il Prosecco ha guadagnato un forte seguito grazie al suo gusto accessibile, ideale per il palato indiano e per l’abbinamento con la cucina locale, oltre ad avere un prezzo competitivo rispetto allo champagne.

Sfide logistiche e tassazione: gli ostacoli da superare

Un altro aspetto critico emerso riguarda le problematiche di importazione e la lunga catena di approvvigionamento. Bazil Moniz, wine manager di I Think Foods, ha discusso l’importanza di una maggiore connessione tra importatori e clienti: “Se ogni importatore si focalizzasse sulle relazioni con i propri clienti, si potrebbero ridurre le inefficienze e rendere il vino più accessibile al consumatore finale”.

La questione dei prezzi è particolarmente sentita in India, dove l’alta tassazione aumenta il costo del vino in modo significativo, rendendolo poco accessibile alla maggior parte dei consumatori. Donnadieu auspica una riduzione della tassazione per consentire una democratizzazione del consumo, proponendo un modello che renda il vino un piacere accessibile a un più ampio pubblico indiano.

Dalle discussioni a ProWine emerge un quadro promettente, in cui i sommelier indiani si pongono come protagonisti di un movimento che può trasformare l’India in una Wine Country. Tuttavia, per consolidare questo cambiamento, saranno necessari maggiori investimenti in wine education, una promozione più ampia delle denominazioni italiane e una lobby unita che possa influenzare le politiche fiscali. Un percorso impegnativo ma, come affermato da molti relatori, il futuro del vino in India appare “very bright.”


Key Point

  1. I sommelier indiani stanno diventando educatori del vino, ampliando la cultura vinicola.
  2. La wine education mira a includere anche i consumatori meno esperti.
  3. I termini del vino sono “indianizzati” per facilitarne la comprensione.
  4. I vini italiani, come il Prosecco, sono sempre più apprezzati in India.
  5. Alta tassazione e sfide logistiche limitano l’accessibilità del vino.

FAQ

Qual è il ruolo dei sommelier in India oggi?

I sommelier indiani oggi sono educatori e promotori della cultura vinicola, superando la precedente visione limitata al solo servizio del vino.

Quali ostacoli limitano il consumo di vino in India?

Le alte tasse e le complesse sfide logistiche rappresentano i principali ostacoli alla diffusione del vino in India.

Perché la wine education è importante in India?

La wine education è cruciale per rendere la cultura vinicola accessibile, superando barriere culturali e diffondendo il vino tra i giovani.

Qual è l’interesse degli indiani verso il vino italiano?

Gli indiani apprezzano sempre più il vino italiano, specialmente il Prosecco, per il suo gusto accessibile e l’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Come i sommelier stanno semplificando la cultura del vino in India?

I sommelier usano un linguaggio informale e creano glossari in lingua indiana per rendere il vino più accessibile.