Nel cuore pulsante degli Stati Uniti, New York si conferma non solo come centro nevralgico della finanza e della moda, ma anche come capitale indiscussa del mondo vinicolo. Da Chelsea a Manhattan, passando per i rinomati Finger Lakes, il mercato del vino newyorkese è uno specchio delle dinamiche globali che influenza trend e consumi ben oltre i confini statunitensi.

Il 2023 ha visto la chiusura di Sherry-Lehman, storico negozio di vini, a seguito di varie indagini e debiti non saldati. Come riporta Meininger’s International anche Chelsea Wine Storage ha affrontato accuse di cattiva gestione di vini pregiati. Inoltre, la chiusura di un punto vendita di Trader Joe’s a Manhattan ha evidenziato difficoltà, era l’unico che vendeva vino.

Contemporaneamente, il panorama distributivo ha subito mutamenti di rilievo. RNDC (Republic National Distributing Company), dopo una joint venture con Opici Family Distributing, si è fatta strada nello Stato di New York, mettendo in discussione la leadership di Empire Merchants grazie alla nuova competizione con Southern-Glazer’s.

Il dibattito sull’autorizzazione alla vendita di vino nei supermercati continua a infiammare gli animi, con potenti lobby che spingono per un cambiamento legislativo. Nonostante ciò, il tentativo sembra destinato nuovamente al fallimento. “New York è fondamentale”, afferma Jane Kettlewell, esperta di marketing del settore vinicolo. “Per quanto riguarda i vini importati, questa città è il punto di riferimento. Con i suoi numerosi ristoranti e negozi di vino, frequentati da palati avventurosi e consumatori esigenti, e una solida industria vinicola locale, il suo impatto è globale”.

Nonostante le turbolenze, New York rimane un’area cruciale per la vendita di vino. I rivenditori specializzati come Zachys e Morrell & Company continuano a influenzare il mercato anche fuori dallo Stato. L’esclusione dei supermercati dalla vendita di vini favorisce le piccole aziende indipendenti, capaci di lavorare con margini più ampi.

Anche il panorama delle importazioni è ricco, con giganti come Frederick Wildman & Sons e nuove realtà che si concentrano su nicchie specifiche, come Jenny & François Selections, noti per i vini naturali.

La stampa specializzata, con testate come Wine Spectator e Vinous di Antonio Galloni, continua ad avere un peso e a influenzare il gusto e le preferenze dei consumatori. Eric Asimov del New York Times è una figura chiave: “Una sua recensione può esaurire le scorte di un vino in un attimo”, sottolinea Kettlewell.

Tutto ciò che ho descritto sinora dimostra che New York non è solo una vetrina di tendenze, ma un attore attivo e determinante nel plasmare il futuro del settore vinicolo mondiale e la sua influenza va ben oltre lo skyline urbano.