Sembrer� scontato ma ci ha confortato che nella nostra inchiesta sui fattori di forza e di debolezza del nostro export enologico la risorsa umana sia emersa come elemento chiave di successo.
Ci ha confortato perch� in qualche misura conferma ci� che da tempo andiamo ripetendo e cio� che senza export manager capaci o comunque rappresentanti di azienda competenti e dinamici, sui mercati internazionali non si riesce ad essere competitivi pur in presenza di prodotti eccellenti e di prezzi adeguati.
Tutte le storie di successo sul fronte dell�export sono “firmate” da persone pi� che da prodotti. Non appaia come un�affermazione eccessiva, andate ad analizzare tutte le case history di maggior successo sui mercati internazionali e vi accorgerete come dietro ad esse vi sono professionisti competenti, capaci di instaurare relazioni forti e durature con gli importatori, con il mondo della distribuzione, con gli opinion leader del mercato.
E non potrebbe essere altrimenti se si considerano le peculiarit� del mercato del vino che si muove in gran parte con quello che viene oggi definito come “marketing relazionale”.
Competenza di mercato e di prodotto, capacit� di creare relazioni sono i cardini sui quali costruire figure professionali adeguate per sviluppare il wine business nel mondo. Tutte le aziende intervistate lo hanno evidenziato in maniera chiara. Ed oggi, con l�aumentare della complessit� dei mercati, con l�incremento inesorabile della concorrenza, la risorsa umana assume un ruolo ancor pi� strategico.
Ma allo stato attuale la risorsa umana sul fronte export la si pu� considerare un punto di forza o di debolezza? Non � una domanda semplice alla quale rispondere e onestamente la nostra stessa inchiesta non ha la pretesa di essere esaustiva in tale senso.
Mettendo insieme pi� elementi in nostro possesso possiamo per� affermare che oggi parte delle potenzialit� di sviluppo dei mercati internazionali del vino non sono concretizzabili perch� vi � anche un deficit di risorse umane adeguate, pronte oggi per affrontare questa sfida difficile.
Indubbiamente la dimensione media delle aziende vitivinicole italiane, molto ridotta, non facilita il percorso di insediamento di nuove risorse umane all�interno delle imprese. Quasi sempre, infatti, sono gli stessi titolari dell�azienda, o al massimo qualche famigliare, ad assumersi anche il ruolo di export manager.
Ma questo, se da un lato rappresenta una forza (grande duttilit� dell�imprenditore vitivinicolo italiano) dall�altro ne denuncia anche il grande limite allo sviluppo.
Tuttoggi incontriamo imprenditori in giro per il mondo che ci dicono la fatidica frase:”Pi� di cos� non possiamo fare. Certo potessi delegare a qualcuno almeno qualche mercato�..”.
Ma il problema non si esaurisce qui. Anche se le imprese decidessero di investire maggiormente nelle risorse umane competenti, cosa che auspichiamo fortemente, troverebbero oggi sul mercato del lavoro ci� di cui hanno bisogno?
Su questo tema Wine Meridian non solo ha una sua specifica rubrica ma � una sorta di mission fondamentale sulla quale abbiamo costruito parte della nostra linea editoriale.
Ammettiamo quindi senza difficolt� il nostro “conflitto di interesse”. Pensiamo, infatti, che un elemento chiave per sviluppare il nostro export sar� avere molte pi� figure professionali, rispetto alle attuali, capaci di affrontare i mercati internazionali.
Su questo fronte Wine Meridian non solo vuole essere uno strumento di informazioni puntuali e utili per le imprese e per i responsabili all�export ma con la sua divisione formazione organizza e realizzato corsi fully immersion per aumentare la competenza su un fronte come quello dell�export oggi chiave quanto mai indispensabile per la competitivit� delle imprese italiane.


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