L’OIV stima la produzione mondiale 2025 a 232 milioni di ettolitri, in lieve ripresa (+3%) sul 2024 ma ancora lontana dalla media storica (-7%). L’Italia (+8%) consolida il primato raggiungendo i 47,3 milioni di ettolitri, mentre Francia (-1%) e Spagna (-6%) arretrano ancora. Sorprendono i balzi a doppia cifra di Nuova Zelanda, Brasile e Romania, contrapposti alle difficoltà del Cile. Il mercato resta “freddo”: la bassa offerta maschera il calo strutturale dei consumi.

Il 2025 sarà ricordato come l’anno della stabilizzazione “al ribasso”, ma con un vincitore chiaro. Secondo le stime ufficiali presentate dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) il 12 novembre, la produzione globale si attesta su una media di 232 milioni di ettolitri.

Il dato segna un +3% rispetto al “profondo rosso” del 2024, ma nasconde una verità scomoda: siamo ancora sotto del 7% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Non è una ripartenza, è una convalescenza. 

L’Italia fa il vuoto: il distacco sulla Francia si allarga

La notizia vera non è il totale mondiale, ma lo scatto dell’Italia. Con 47,3 milioni di ettolitri, il Vigneto Italia non solo si conferma leader, ma mette a segno un +8% rispetto all’anno precedente. Un dato che pesa come un macigno se confrontato con i diretti concorrenti: la Francia scivola ancora (-1%) fermandosi a 35,9 Mhl, mentre la Spagna perde un ulteriore 6%, scendendo a 29,4 Mhl. La forbice tra Roma e Parigi si sta allargando: l’Italia sembra aver trovato una “quadra” agronomica che ai cugini d’Oltralpe, stretti tra estirpi e crisi di Bordeaux, quest’anno è mancata.

Il “Nuovo Mondo” si spacca

Se l’Europa arranca, l’Emisfero Sud offre scenari contrastanti che smentiscono l’idea di un’annata uniforme.

  • L’Australia esce dall’incubo del 2024 e riprende il quinto posto mondiale. Ma i veri exploit arrivano da Nuova Zelanda (+32%) e Brasile (+38%), favoriti da condizioni climatiche quasi perfette. Anche l’Europa dell’Est batte un colpo importante: la Romania segna un +29%, portandosi a 4,1 Mhl e confermandosi sesto produttore UE.
  • Il Cile paga un conto salatissimo al clima, registrando un calo significativo che lo allontana dai vertici sudamericani, lasciando campo libero all’Argentina.

Un mercato in “equilibrio precario”

L’OIV parla di mercato “sostanzialmente equilibrato”, ma attenzione a non confondere l’equilibrio con la salute. Le scorte si stabilizzano non perché si vende di più, ma perché la produzione contenuta bilancia perfettamente un calo globale della domanda. Siamo in un’economia di stagnazione, dove l’unica via d’uscita è il valore, non il volume.

La lezione del 2025: biodiversità o rischio

I dati disaggregati mostrano una correlazione sempre più stretta tra stabilità produttiva e salute dell’ecosistema vigneto. Le regioni che hanno performato meglio (come il Sud Italia, +19% secondo le stime disaggregate) sono spesso quelle dove la vite è costretta ad adattarsi a stress estremi. Qui torna centrale il tema della biodiversità funzionale. Le aziende che hanno investito non solo in tecnologia, ma in “capitale naturale” (inerbimenti, corridoi ecologici per le api, gestione del suolo rigenerativa), stanno mostrando una resilienza superiore agli shock idrici e termici. In un’annata dove il clima ha fatto ancora una volta da arbitro severo, le api in vigna non sono poesia bucolica: sono l’assicurazione sulla vita per i raccolti del futuro.


Punti chiave

  1. Europa a due velocità: Mentre l’Italia recupera terreno (+8%), i competitor storici Francia e Spagna segnano ancora il passo, vittime di un clima sempre più ostile.
  2. I nuovi “vincitori” climatici: Nuova Zelanda (+32%) e Brasile (+38%) dimostrano come l’annata 2025 abbia premiato chi ha saputo gestire le finestre meteorologiche nell’Emisfero Sud.
  3. Il peso dell’Est Europa: La Romania (+29%) si candida a player sempre più rilevante negli equilibri continentali.
  4. Biodiversità come asset: I dati confermano che la stabilità produttiva è ormai prerogativa di ecosistemi viticoli resilienti, dove la monocultura lascia spazio alla gestione integrata.