Il report 2024/2025 di Wine Australia si conferma un modello di trasparenza, offrendo un quadro dettagliato su produzione, stock e mercati. Un approccio che evidenzia per contrasto le lacune del sistema italiano, spesso privo di dati tempestivi e strategici. Di fronte a sfide globali come il calo dei consumi e l’eccesso di offerta, emerge l’urgenza di un organismo nazionale unico per definire strategie basate su numeri certi.
C’è un dato che colpisce più dei numeri stessi del report 2024/2025 sul vino australiano: la capacità dell’intero sistema di produrre, ogni anno, un’analisi completa, dettagliata, trasparente e pubblica sulla propria situazione produttiva, commerciale e di giacenza.
Wine Australia — autorità pubblica finanziata dal settore stesso — pubblica report che incrociano dati di produzione, trend di domanda globale, vendite domestiche ed export, letture economiche dei prezzi delle uve, previsioni sul rischio per l’annata successiva, mappe regionali, indicatori di equilibrio del sistema e perfino valutazioni sul fabbisogno di ristrutturazione del vigneto.
È una infrastruttura informativa di sistema che in Italia semplicemente non esiste. Abbiamo dati sparsi, frammentati, spesso tardivi, non integrati e non tradotti in una lettura strategica. L’Australia invece pubblica documenti di decine di pagine che permettono a qualunque operatore — dal viticoltore al governo — di capire esattamente come sta il settore e dove si sta andando.
È anche per questo che, quando il mercato entra in crisi, come sta accadendo ora, l’Australia reagisce come sistema, non come somma di iniziative individuali.
Gli elementi più rilevanti della fotografia 2024–2025
- Produzione in crescita, ma sotto la media storica — e sopra la domanda
La produzione 2025 cresce del 9%, trainata dalle uve rosse (+15%).
Resta però sotto la media decennale e, soprattutto, superiore alla domanda reale. - Vendite ferme: l’export si muove grazie alla Cina, il mercato interno arretra
Le vendite totali rimangono praticamente invariate.
L’export cresce del 3% grazie al ritorno della Cina, mentre il mercato domestico scende del 3% e tocca i minimi dal 2007–08. - Il problema centrale: ricominciano a crescere le giacenze
Le scorte totali di vino tornano ad aumentare.
L’indicatore chiave del settore, lo stock-to-sales ratio, risale a 1,9: in pratica, molto più vino di quanto il mercato possa assorbire.
In particolare, le giacenze di vino bianco crescono in modo anomalo: segnale di un eccesso produttivo non assorbito dalla domanda. - Il mondo del vino si restringe: previsione di -8% di consumi in cinque anni
Il consumo globale è ai minimi da decenni.
Le previsioni parlano di un ulteriore calo dell’8% nei prossimi cinque anni, soprattutto nelle fasce commerciali.
È un cambiamento strutturale: nuove generazioni, nuove abitudini, maggiore attenzione alla salute. - Senza riduzione del vigneto non ci sarà recupero dei prezzi
I report australiani sono molto diretti: ridurre la vendemmia o non raccogliere non basta.
Senza una riduzione effettiva della superficie vitata, i prezzi delle uve resteranno depressi per anni. - Prezzi del vino in caduta libera
Sul mercato del bulk i prezzi delle principali varietà sono ai minimi e spesso non coprono nemmeno i costi.
Il settore è in una fase in cui produrre può costare più che non produrre. - La riapertura della Cina dà ossigeno, ma non è la soluzione
Le esportazioni verso la Cina crescono sensibilmente, ma restano molto lontane dai livelli del passato.
È un aiuto, non una via d’uscita.
Perché tutto questo dovrebbe interessare l’Italia
Perché l’Australia, davanti a una crisi sistemica, reagisce con:
- misurazione rigorosa
- trasparenza dei dati
- comunicazione onesta
- valutazioni di sostenibilità del vigneto
- indicazioni chiare su cosa serve al settore
In Italia mancano:
- un organismo nazionale che produca analisi unificate,
- un indicatore equivalente allo stock-to-sales ratio,
- dati tempestivi e integrati,
- una strategia condivisa per varietà e superfici,
- un coordinamento generale nelle fasi di crisi.
L’Italia produce vini straordinari, ma vive senza una base informativa condivisa e senza una visione sistemica. Ci rendiamo conto che il nostro sistema vitivinicolo è più grande e articolato rispetto a quello australiano e quindi più complesso da analizzare ma questo obbligherebbe ancor di più ad avere un punto di riferimento unico, ben finanziato ovviamente, per arrivare ad analisi fondamentali per capire concretamente il nostro stato dell’arte e le nostre prospettive.
Punti chiave
- Trasparenza dei dati come asset strategico: l’Australia monitora ogni aspetto della filiera, mentre l’Italia naviga a vista.
- Crisi di sovrapproduzione australiana: con un rapporto stock-to-sales a 1,9 e uve rosse a +15%, servono misure drastiche.
- Crollo dei consumi e dei mercati: il report certifica la contrazione dei vini bianchi e lo stallo dell’export in Cina.
- Urgenza di un osservatorio unico in Italia: serve superare la frammentazione per avere analisi tempestive e reali.












































