Le politiche fiscali sul vino in Asia sono un labirinto di opportunità e ostacoli. Hong Kong si distingue come un porto franco ideale, mentre Paesi come India e Malesia scoraggiano con tasse elevate. Tuttavia, la recente svolta della Thailandia e gli accordi strategici con la Cina stanno ridisegnando la mappa delle opportunità per i produttori internazionali.
I Paesi asiatici sono caratterizzati da approcci molto differenti tra loro rispetto alle politiche doganali e fiscali legate al vino, ciò rende l’ingresso nei mercati locali una vera sfida per produttori e commercianti internazionali. Mentre alcuni Paesi come Hong Kong offrono un contesto fiscale molto favorevole, altri, come la Malesia e l’India, impongono dazi significativi. Ecco una panoramica delle principali imposte nei differenti mercati asiatici.
Hong Kong è senza dubbio il mercato più accessibile per il commercio di vino in Asia. Nel 2008, il governo ha abolito tutte le imposte sul vino, rendendo la città un hub regionale per la distribuzione. Grazie all’assenza di dazi e IVA, Hong Kong rappresenta un porto franco ideale per i commercianti di vino che vogliono accedere all’Asia.
Attraversando il confine, in Cina continentale, il quadro fiscale cambia drasticamente. Le importazioni di vino sono soggette a una serie di imposte che ammontano al 43% del valore del vino, inclusi dazi doganali al 14%, un’accisa al 10% e l’IVA al 13%. Tuttavia, alcuni Paesi con accordi di libero scambio, come Australia, Cile, Georgia e Nuova Zelanda, godono di esenzioni sui dazi, il che offre loro un vantaggio competitivo in questo mercato in rapida crescita.
In Taiwan, le imposte sul vino sono strutturate in modo complesso. Le accise sono calcolate in base al contenuto alcolico del vino e le tariffe d’importazione variano: il vino fermo è soggetto a un’imposta del 10%, mentre l’imposta sugli spumanti è al 20%. A queste si aggiunge una tassa commerciale del 5%. Grazie all’accordo ANZTEC, i vini neozelandesi sono esenti da dazi, un vantaggio competitivo in questo mercato in espansione.
In Thailandia, recentemente si è assistito a un drastico cambiamento nelle politiche fiscali sul vino. Con una nuova normativa in vigore dal 1° marzo 2024, il Paese ha eliminato i precedenti dazi d’importazione del 54%, un provvedimento che riduce significativamente le barriere per gli esportatori. Attualmente, i vini sono soggetti a una tassazione del 5% basata sul prezzo e a un ulteriore 7% di IVA. Questo cambiamento temporaneo ha l’obiettivo di incentivare il turismo, posizionando la Thailandia come uno dei principali mercati del vino nell’ASEAN.
Secondo Wine Australia, il mercato thailandese del vino è cresciuto, raggiungendo 1,76 miliardi di dollari australiani nel 2023, con una previsione di crescita annua del 3,1% fino al 2028. La Thailandia rappresenta un’opportunità sempre più interessante per i produttori di vino internazionali, grazie alla predominanza dei consumatori stranieri e dei turisti nel mercato locale.
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A differenza della Thailandia, la Malesia rappresenta uno dei mercati più difficili per il vino a causa delle sue altissime imposte. Con oltre il 60% della popolazione di fede musulmana, il paese impone dazi che variano dal 150% al 250% del valore del vino. Nonostante queste barriere, la Malesia ospita alcuni dei principali importatori di vino della regione.
Singapore applica una delle più alte accise sull’alcol in Asia. Nonostante l’assenza di dazi doganali, i vini sono soggetti a un’accisa di 88 SDG (dollari di Singapore) ossia circa 62 euro per litro di alcol, oltre a una tassa del 9% sui beni e servizi. Questo rende il mercato di Singapore impegnativo, ma il Paese rimane un nodo strategico per la distribuzione regionale grazie alla sua efficienza logistica.
L’India, con la sua crescente classe media, rappresenta un mercato dal potenziale significativo. Tuttavia, il sistema fiscale indiano è notoriamente complesso. Le tariffe d’importazione possono raggiungere il 150%, con ulteriori imposte variabili a livello statale. Ad esempio, nello stato del Karnataka, l’imposta sul vino è pari all’83% del prezzo massimo al dettaglio, mentre a Goa e Haryana le imposte sono molto più basse, rispettivamente al 49% e 47%.
Grazie a recenti accordi commerciali, i produttori di vino australiani hanno ottenuto una riduzione dei dazi sui vini di fascia alta al 75%, con un ulteriore abbassamento previsto nei prossimi anni. Tuttavia, per i vini di fascia media, i dazi rimangono elevati, limitando le opportunità per i produttori internazionali.
Mentre la Thailandia ha allentato le imposizioni fiscali, Vietnam e Filippine stanno adottando un approccio opposto. Il Vietnam prevede di aumentare l’accisa sul vino al 50% entro il 2026, con un ulteriore aumento al 70% entro il 2030. Le Filippine, da parte loro, hanno introdotto un’accisa di 63,12 PHP (Peso filippino) ossia 1 euro per litro, con un aumento annuale previsto del 6% a partire dal 2025.
Le politiche fiscali sul vino in Asia variano enormemente tra i diversi Paesi, chiaramente ciò crea un ambiente complesso per gli operatori internazionali. Tuttavia, grazie a una combinazione di accordi di libero scambio e cambiamenti delle normative fiscali locali, ci sono ancora ampie opportunità per chi desidera espandere la propria presenza in questi mercati emergenti.
Punti chiave:
- Hong Kong è il mercato più accessibile in Asia per il commercio di vino, grazie all’eliminazione dei dazi e dell’IVA nel 2008. La città è diventata un hub strategico per la distribuzione del vino verso tutta la regione asiatica.
- La Cina applica una tassazione complessiva del 43% sul vino importato, che include dazi, accise e IVA. Tuttavia, Paesi come Australia, Cile, Georgia e Nuova Zelanda, grazie agli accordi di libero scambio, beneficiano di esenzioni che offrono un notevole vantaggio competitivo.
- La Thailandia ha recentemente modificato la sua politica fiscale sul vino, riducendo drasticamente i dazi d’importazione dal 54% al 5%. Questo cambiamento mira a incentivare il turismo e posiziona la Thailandia come uno dei mercati vinicoli emergenti più interessanti dell’ASEAN.
- Malesia e India rappresentano alcuni dei mercati più difficili per il vino, con imposte che possono raggiungere il 250% in Malesia e fino al 150% in India. L’elevata tassazione e la complessità del sistema fiscale frenano le opportunità per i produttori di vino internazionali.
- Vietnam e Filippine stanno implementando politiche fiscali più rigide, con previsioni di aumento delle accise sul vino nei prossimi anni. In Vietnam, l’accisa arriverà al 70% entro il 2030, rendendo più costoso e complesso l’accesso ai mercati.












































