Il Prosecco (divenuto Glera nel 2009), è un vitigno storicamente coltivato nell’area del nord-est Italia e più precisamente nei territori ricadenti in 4 province del Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) e in 5 province del Veneto (Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza).

Dal 2009 l’Italia, attraverso un decreto ministeriale, ha stabilito che il vitigno conosciuto come Prosecco sin dal 1969 prendesse il nome Glera all’interno dell’Unione Europea (UE) e ha registrato il Prosecco come Indicazione Geografica (IG) nell’UE. Da allora, per oltre un decennio, l’UE si è battuta per rivendicare il Prosecco come IG nei mercati globali, compresa l’Australia.

Ma prima del 2009, attorno alla fine degli anni ’90, le barbatelle di Prosecco (poi divenuto Glera) sono state vendute per la prima volta ai produttori di vino australiani ed il vino Prosecco è stato prodotto da queste uve per oltre due decenni.

La proposta dell’UE di identificare il Prosecco come Indicazione Geografica (IG) anche in Australia limiterebbe l’uso di questo nome solo ai vini prodotti nella zona di produzione originaria italiana, impedendo di fatto ai produttori australiani di utilizzare il nome per commercializzare i propri vini spumanti prodotti dallo stesso vitigno.

L’Australia è uno dei mercati di spumanti in più rapida crescita al mondo, con un valore totale della produzione di Prosecco australiano stimato in circa 205 milioni di dollari.

L’enologa e ambasciatrice della nota azienda produttrice Brown Brothers, Katherine Brown, afferma che limitare l’uso del nome Prosecco avrebbe un impatto significativo sull’industria vinicola australiana: “Sarebbe un duro colpo per i viticoltori australiani e per le regioni produttrici, come la King Valley, che da molti anni coltivano e investono nelle uve Prosecco e ne ricavano vini spumanti”.

Secondo Brown “Circa il 95% del Prosecco australiano è attualmente venduto sul mercato nazionale. Se i produttori di vino australiani non potessero utilizzare il nome “Prosecco” sulle loro bottiglie, si creerebbe confusione anche per i consumatori, che conoscono bene il vitigno Prosecco e la qualità che raggiunge in Australia”.

“È importante considerare le varietà d’uva come il fattore principale per identificare e commercializzare i vini australiani” ha ribadito Brown, “questo non solo sosterrebbe l’industria vinicola australiana, ma garantirebbe anche ai consumatori l’accesso a una gamma diversificata di vini di alta qualità provenienti da tutto il mondo”.

L’UE sta attualmente cercando di tutelare 50 IG nuove e aggiornate (tra cui il Prosecco) e sta negoziando con il Governo australiano il loro riconoscimento nell’ambito dell’accordo Australia-Comunità Europea sul commercio del vino.

In risposta, il Governo australiano ha avviato una procedura pubblica per dare alle parti interessate l’opportunità di esprimersi sulle nuove indicazioni geografiche (IG) vinicole proposte e aggiornate dall’Unione Europea.