Il mercato vinicolo britannico, un tempo tra i più dinamici per il vino italiano, è ora in stagnazione a causa di crisi ristorativa, cambiamento delle abitudini di consumo e Brexit. Sergio De Luca, wine buyer di Enotria&Coe, spiega le sfide attuali, l’evoluzione del consumo di vini italiani e le nuove difficoltà burocratiche e fiscali.

Tra tutti i mercati al mondo verso cui il vino italiano ha sempre guardato con interesse, sicuramente c’è quello inglese. Qual è la situazione nel Regno Unito? Oltre Manica la situazione non è rosea. Il mercato inglese è in stagnazione e le ragioni per questa situazione sono molteplici: crisi della ristorazione, cambiamento delle abitudini di consumo e stili di vita e non da ultimo le dure conseguenze della Brexit. 

Ce lo racconta Sergio De Luca, wine buyer italiano che lavora a Londra da 40 anni occupandosi di acquisti e vendite per Enotria&Coe una delle più grandi aziende di importazione e distribuzione del Regno Unito. Al momento svolge il ruolo di Ambasciatore del vino Italiano occupandomi di formazione di venditori e clienti su tutto ciò che concerne il vino Italiano.

Ci racconta di cosa si occupa Enotria&Coe?

Enotria&Coe è una tra le più grandi aziende di importazione e distribuzione di vini e spiriti in Gran Bretagna con un fatturato di circa 150 milioni di sterline annue. Operiamo a livello nazionale e siamo presenti in tutti i settori del mercato (ristorazione, GDO ed anche dettaglio/online avendo un negozio che opera da Bath, nel sud Est dell’Inghilterra). 

Enotria è nata nel 1972 come importatore di vini italiani sopratutto a Londra nella ristorazione italiana. Negli anni ci siamo ingranditi ed oggi importiamo vini da tutto il mondo, ma la matrice Italiana rimane fondamentale in azienda. Siamo in 328 persone e la forza vendita è composta da 76 persone.

Qual è lo stato del mercato UK in questo momento?

Il mercato purtroppo è abbastanza stagnante. Nel settore on-trade l’ area più difficoltosa è Londra, infatti la città vive un momento abbastanza difficile per varie ragioni. La ristorazione è inoltre in crisi per vari motivi: l’alto costo della vita, porta il consumatore medio ad uscire molto di meno che in passato. La causa principale è lo smart-working, praticamente nella City ed il centro della città gli uffici lavorano ad un terzo del personale rispetto al pre-Covid. Mentre Londra soffre, notiamo che città come Edimburgo, Manchester, Liverpool e Newcastle stanno andando abbastanza bene. Per quanto riguarda il settore GDO, infine, notiamo una stagnazione sui prezzi ed il consumatore tende a limitare gli acquisti di vino a prezzi molto contenuti.

Che effetti ha prodotto la Brexit?

Purtroppo gli effetti sono stati solo negativi: in primis la difficoltà a trovare forza lavoro in ristorazione con conseguente chiusura dei locali. Per questo i ristoranti londinesi sono arrivati ad avere due giorni di chiusura alla settimana, anziché uno.

Qual è l’approccio dei consumatori nei confronti del vino italiano? Quali sono i vini che hanno più appeal in questo momento?  

Il settore spumanti (Prosecco in particolare) tiene bene, così anche i vini bianchi, ma per i rossi c’è senza dubbio più difficoltà, specialmente per i vini importanti (Brunello/Barolo/Supertuscan).

Molti dati di mercato indicano un calo delle vendite e delle esportazioni italiane. Secondo Lei, quali sono le vere cause di questa stagnazione che nessuno sembra voler affrontare apertamente?

Il calo c’è e non solo sui vini italiani. Una delle cause principali del nostro settore è legata al modo in cui abbiamo proposto il vino fino ad oggi: passione e tradizione legati all’area geografica di origine. I tempi sono cambiati, oggi la vendita si costruisce attraverso il marketing e la conoscenza del mercato e del consumatore. Per questo il nostro maggior investimento è oggi sul reclutamento nei settori Marketing e Brand management. 

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Molti si nascondono dietro l’alibi che “i giovani non bevono vino” per giustificare il calo delle vendite. È davvero così nel Regno Unito?

Il calo delle vendite non e’ legato solo al problema che i giovani non bevono meno. Ma è tutta una questione di giusta comunicazione: rimango dell’idea che il nostro settore debba investire in comunicazione, marketing, ricerca e sopratutto coinvolgimento nei social media.

Quali sono le insidie nel mercato inglese in questo momento? 

Il costo dell’accisa incide moltissimo sul costo finale del vino: una bottiglia (75cl) sopra gli 11.5 gradi paga al momento £ 2.64 di tassa. Da febbraio 2025 arriveranno le nuove tassazioni che saranno diverse a seconda della gradazione e questo, oltre ad essere un onere burocratico, creerà maggiori problemi sui costi e sui consumi. Un altro problema è la chiusura di molti ristoranti indipendenti. Questo crea un proliferare di catene di ristoranti molto spesso con soldi provenienti da fondi di investimento, private equities… 


Punti chiave

  1. Stagnazione del mercato vinicolo nel Regno Unito
    Il mercato del vino britannico è in fase di stallo, con una crisi particolarmente evidente nel settore ristorativo, specialmente a Londra, dove il costo della vita e lo smart working hanno ridotto la frequentazione dei locali.
  2. Effetti negativi della Brexit
    La Brexit ha aggravato la crisi, causando difficoltà nel trovare personale qualificato in ristorazione e portando molti ristoranti a chiudere o ridurre i giorni di apertura.
  3. Preferenze dei consumatori per i vini italiani
    Tra i vini italiani, il Prosecco e alcuni bianchi mantengono popolarità, mentre i vini rossi importanti, come Brunello e Barolo, faticano a tenere il passo.
  4. Necessità di modernizzare il marketing
    La stagnazione delle vendite è legata a un modello di comunicazione e marketing datato. Investire su marketing e gestione del brand è essenziale per rispondere ai nuovi gusti dei consumatori.
  5. Aumento delle accise e impatto sui costi
    L’incremento delle accise sul vino, previsto dal 2025, aumenterà i costi per i consumatori e potrebbe limitare ulteriormente il consumo di vino nel Regno Unito.