Non è un segreto, buyer e consumatori dimostrano sempre più attenzione verso la sostenibilità. Waitrose, nota catena della grande distribuzione inglese, ha deciso di adottare le lattine per i vini in formati ridotti e ha eliminato le capsule di plastica dalle bottiglie per la linea “Loved & Found”, dimostrando un impegno concreto verso pratiche più sostenibili.

Come riporta il sito Drinks Retailing, durante un evento organizzato in occasione di Wine Paris dal titolo “Come Waitrose sta rendendo il suo portafoglio di vini più sostenibile”, Barry Dick MW, responsabile acquisti e sostenibilità di Waitrose, si è confrontato con Clem Yates MW, consulente che si occupa anche di produzione e distribuzione di vini nel Regno Unito.

Ciò che è emerso riguarda il fatto che l’industria vinicola deve esplorare formati più grandi, alternative alla tradizionale bottiglia e ridurre la plastica monouso e conseguentemente la propria impronta di carbonio per soddisfare le esigenze dei consumatori.

Dick ha messo in luce la linea “Loved & Found” di Waitrose, nata per ridurre l’impronta di carbonio e utilizzare materiali più sostenibili. La gamma di 12 referenze è priva di capsule ed il tappo è rigorosamente in sughero dato che si tratta di “un materiale ottimo grazie alle sue credenziali di sostenibilità”.

Inoltre Waitrose sostiene le spedizioni di vino sfuso per ridurre le emissioni di carbonio. Anche se è necessario specificare che per alcuni produttori la spedizione in bulk non è un’opzione praticabile, e ci sono difficoltà e limitazioni geografiche.

“Abbiamo bisogno di un paio di container all’anno, circa 50.000 litri per marchio” ha evidenziato Dick, “alcuni studi hanno dimostrato che questa scelta per ridurre l’impronta di carbonio ha davvero senso solo nelle regioni più remote d’Europa (compreso il Regno Unito) e per i produttori di Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Cile, Argentina, California”.

Yates ha sottolineato che sono necessari cambiamenti profondi per rendere l’industria più sostenibile. Per apportare modifiche reali, è necessario prendere decisioni chiare sui formati più sostenibili da offrire ai consumatori, questione che non è stata ancora risolta.

Un’altra questione spinosa riguarda le denominazioni tradizionali in cui l’imbottigliamento deve, in base al disciplinare, avvenire all’interno di un determinato territorio. “Anche quelle regioni tradizionali dovranno affrontare le stesse sfide che stiamo affrontando tutti” ha dichiarato Yates. “La mia posizione è che dobbiamo andare avanti e lavorare con regioni che vogliono progredire nella sostenibilità, quelle più conservatrici verranno lasciate indietro”.

In ogni caso, Yates e Dick concordano sull’importanza di non uniformare le opzioni e mantenere una ampia scelta e differenziazione sugli scaffali: “Non penso che passare direttamente al bag-in-box e avere tutti vini in bottiglie da 390g possa davvero attirare i consumatori, rischiamo di allontanare le persone dalla categoria” ha notato Yates. “La sfida è più evoluta, si tratta di diventare più sostenibili, mantenendo comunque una chiara e forte differenziazione”.