Mentre i dazi del 15% sul vino europeo sembrano una certezza, un’inattesa battaglia legale a Washington riaccende la speranza. Un’alleanza tra importatori e alcuni Stati USA a guida democratica contesta la legittimità stessa dei dazi voluti da Trump, trasformando una disputa commerciale in un caso cruciale sui limiti del potere presidenziale e il futuro di migliaia di imprese americane.
Una speranza inattesa si accende per importatori e amanti del vino, proprio quando tutto sembrava perduto. Bruxelles ha confermato i dazi del 15% su vino e alcolici europei diretti negli Stati Uniti, ma un’udienza cruciale presso la corte d’appello federale di Washington D.C. potrebbe cambiare la situazione. La speranza non è legata a un accordo commerciale, ma a una complessa battaglia legale che mette in discussione la legittimità stessa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump.
La questione è di principio e ruota attorno ai limiti del potere presidenziale. L’amministrazione Trump ha infatti invocato l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, una legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale, per giustificare i dazi legati allo squilibrio commerciale. Tuttavia, secondo i ricorrenti, questa legge non è mai stata pensata per imporre dazi doganali, per le quali esistono già normative specifiche.
A guidare la rivolta legale è un’inedita alleanza tra Stati governati dai democratici e piccole imprese, spesso politicamente schierate con i conservatori repubblicani, che vedono i dazi come una minaccia esistenziale. Non è un caso che a dare il via alla causa sia stata VOS Selections, piccola azienda di importazione fondata nel 1987 da Victor Owen Schwartz che importa vini, liquori e sake da 16 Paesi di cinque continenti.
Il danno economico per le aziende statunitensi è infatti il cuore del problema. Ben Aneff, presidente della US Wine Trade Alliance, ha snocciolato dati impressionanti: “Vendiamo 25 miliardi di dollari di vino europeo all’anno. Solo 5 miliardi di questo importo vanno all’Unione Europea. Per ogni dollaro di vino che acquistiamo dall’Unione Europea, le aziende americane guadagnano 4,52 dollari“. I dazi, quindi, colpiscono molto più duramente l’economia americana – importatori, distributori, negozi e ristoranti – che i produttori europei. Harry Root, proprietario del distributore Grassroots Wine, ha affermato di aver già pagato 175.000 dollari di dazi quest’anno, prevedendo una drastica riduzione della crescita e dei posti di lavoro.
Durante l’udienza, i giudici hanno messo alle strette il rappresentante del governo, chiedendogli perché si dovesse interpretare una legge in modo così ampio quando esistono già strumenti legislativi specifici per i dazi. La difesa si è aggrappata a un unico precedente, il caso Yoshida del 1974, che convalidò dazi simili imposti da Nixon.
Ora, il destino di miliardi di dollari di scambi commerciali è nelle mani di 11 giudici. Anche se la loro decisione sarà quasi certamente appellata fino alla Corte Suprema, l’esito è tutt’altro che scontato. Nel frattempo, i dazi del 15% sono stati sanciti, ma la partita più importante si gioca in un’aula di tribunale, dove a essere sotto processo non è solo una bottiglia di vino, ma un principio fondamentale della democrazia americana.
Punti Chiave:
- Battaglia legale: A Washington è in corso una causa legale che contesta la legittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, in particolare quelli sul vino europeo.
- Base della disputa: I ricorrenti sostengono che l’amministrazione abbia abusato dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge per le emergenze, per imporre dazi doganali.
- Danno all’economia USA: I dazi danneggiano maggiormente le aziende americane (importatori, distributori, ristoranti) che non i produttori europei, con un rapporto di guadagno di 4,52 dollari per le imprese USA per ogni dollaro di vino importato.
- Alleanza inedita: A guidare la protesta legale è un’insolita alleanza tra Stati a guida democratica e piccole imprese, solitamente di orientamento conservatore, unite contro quella che vedono come una minaccia esistenziale.
- Posta in gioco: La decisione degli 11 giudici della corte d’appello, che potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema, non riguarda solo il commercio di vino, ma un principio fondamentale della separazione dei poteri negli Stati Uniti.












































