La produzione vinicola australiana del 2024, seppur in lieve crescita, resta tra le più basse degli ultimi 17 anni. Scorte ridotte e vendite stagnanti segnano un mercato fragile, mentre la ripresa delle esportazioni verso la Cina non basta a sostenere il settore. Il futuro dipende da un difficile equilibrio tra produzione, domanda e nuove strategie di mercato.

La situazione del vino australiano si muove tra segnali contrastanti: una produzione ancora sottotono, scorte in diminuzione e un mercato che stenta a riprendersi del tutto. Questo è il quadro tracciato da “Wine Production, Sales and Inventory Report 2024”, pubblicato da Wine Australia.

La limitata vendemmia del 2024, seppur in crescita dell’8% rispetto alla precedente, ha toccato appena 1 miliardo di litri, equivalenti a 116 milioni di casse da 9 litri. Si tratta della seconda produzione più bassa negli ultimi 17 anni, ben al di sotto della media decennale di 1,24 miliardi di litri.

Secondo Peter Bailey, market insights manager di Wine Australia, i numeri sono il risultato di una combinazione di fattori climatici ed economici. “È stata un’altra stagione difficile in molte regioni”, ha spiegato Bailey. “Forti piogge e inondazioni, condizioni ventose durante la fioritura e temperature primaverili rigide hanno ridotto la resa, con il rischio aggiuntivo di danni da gelo”.

Tuttavia, a pesare sul dato è stata anche una decisione strategica dei produttori: ridurre la produzione in risposta all’attuale stagnazione della domanda.

Il calo della produzione ha portato le vendite a superare i volumi prodotti, con una conseguente riduzione del 10% delle scorte a giugno 2024 e una flessione del 14% nel rapporto scorte-vendite (SSR), sceso a 1,82. Per il vino bianco, il SSR è addirittura sceso sotto la media decennale, mentre per i rossi resta ancora il 15% superiore alla media storica, nonostante un calo del 23% negli ultimi due anni.

“I dati indicano una direzione incoraggiante”, sottolinea Bailey, “ma è un equilibrio fragile. Il rapporto scorte-vendite si è ridotto solo grazie ai raccolti esigui, non per un reale aumento delle vendite. Ogni crescita produttiva rischia di far salire di nuovo le scorte, soprattutto per i rossi”.

L’aumento della produzione di vino bianco è uno dei segnali più evidenti delle recenti dinamiche: con una crescita del 20%, la quota di produzione del bianco ha superato quella dei rossi per la prima volta in 12 anni, arrivando al 51%. Una decisione guidata, come spiega Bailey, dalla necessità di ridimensionare l’eccesso di offerta dei vini rossi, un problema che pesa da anni sul settore.

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Nonostante le vendemmie modeste abbiano alleggerito le scorte, il volume totale delle vendite di vino australiano è diminuito dell’1% rispetto all’anno precedente, toccando 1,08 miliardi di litri (120 milioni di casse). Sia il mercato interno che l’export hanno registrato flessioni marginali.

In controtendenza, le esportazioni di vino rosso hanno segnato un +4% grazie alla riapertura del mercato cinese, che nel 2023-24 ha visto un balzo delle importazioni da 1 milione di litri a 32 milioni. Una crescita imponente, che però necessita di una lettura attenta: il 96% delle esportazioni verso la Cina è rappresentato da vino rosso, segnale chiaro della predominanza di questa categoria sul mercato.

“Questo aumento riflette la necessità di rifornire di stock il mercato cinese dopo una lunga chiusura, ma non indica necessariamente una ripresa delle vendite al dettaglio”, avverte Bailey. “Ci vorrà tempo per capire come i consumatori cinesi reagiranno al ritorno del vino australiano”.

Nonostante il segnale positivo dalla Cina, il settore resta in una situazione di stallo. L’aumento della produzione di bianchi suggerisce una chiara strategia per riequilibrare l’offerta, ma il peso delle scorte di rossi e la domanda globale ancora debole rendono la ripresa incerta.

“Qualsiasi incremento della produzione deve essere accompagnato da un corrispondente aumento delle vendite”, ribadisce Bailey. Per ora, l’allineamento tra offerta e domanda è frutto delle difficoltà climatiche e strategiche che hanno limitato l’output. In assenza di una reale crescita dei consumi, il rischio di nuovi accumuli di giacenze è dietro l’angolo.

Il futuro del vino australiano, dunque, passa da un equilibrio delicato tra produzione, scorte e vendite, con un occhio attento alle opportunità di mercato e alla capacità di adattarsi alle nuove dinamiche globali.


Punti chiave:

  1. Produzione limitata e sotto la media: Nonostante un aumento dell’8% rispetto al 2023, la produzione del 2024 resta la seconda più bassa degli ultimi 17 anni, raggiungendo solo 1 miliardo di litri, ben al di sotto della media decennale di 1,24 miliardi.
  2. Scorte in calo ma vendite stagnanti: Le vendite hanno superato la produzione, riducendo le scorte del 10%. Tuttavia, la domanda complessiva rimane debole e il rischio di accumulo di giacenze è ancora alto.
  3. Crescita del vino bianco rispetto al rosso: Per la prima volta in 12 anni, la produzione di vino bianco (51%) supera quella del rosso. Questo spostamento strategico mira a riequilibrare un’offerta eccessiva di rossi.
  4. Rimbalzo export verso la Cina: Le esportazioni verso la Cina sono aumentate significativamente (+4% per i rossi), ma rappresentano soprattutto un rifornimento iniziale dopo anni di chiusura, senza evidenti segnali di ripresa delle vendite al dettaglio.
  5. Fragilità del mercato: Il settore vinicolo australiano si trova in un equilibrio precario, con il rapporto scorte-vendite influenzato da rese modeste piuttosto che da una reale crescita della domanda globale.