Il vino dealcolato non è più solo un’alternativa all’alcol: cresce in Cina, Europa e USA, spinto da dinamiche sociali e nuove esigenze culturali. Oggi chiede una sua identità e un linguaggio dedicato, diventando una nuova frontiera per produttori e consumatori. Un’opportunità da cogliere, non una rinuncia.
Cosa rende un vino…vino? È l’uva o è il terroir? Oppure è l’alcol? In un momento in cui il vino dealcolato guadagna quote di mercato in Cina, in Europa e negli Stati Uniti, vale la pena fermarsi un attimo a riflettere: cosa vogliamo comunicare veramente con questo prodotto?
La domanda è culturale. In Cina, come racconta Vino Joy, il vino analcolico non viene scelto per motivi salutistici, ma per necessità sociali: si beve per partecipare al rito del brindisi, per integrarsi nei codici aziendali e professionali. Come ha spiegato Yang Jiang, fondatrice della Chengdu Xiangyue Trading Co. a Vino Joy, “Il vino analcolico è principalmente consumato durante i banchetti aziendali. Alcuni dirigenti o ospiti non possono bere per motivi di salute o perché devono guidare, quindi diventa la scelta più educata”.
Secondo i dati doganali cinesi riportati da Vino Joy, nel primo trimestre del 2025 le importazioni di bevande analcoliche hanno superato i 70 milioni di litri, con un incremento del 25,4% rispetto all’anno precedente, per un valore totale di 218 milioni di dollari. Un segmento in espansione trainato anche da piattaforme e-commerce: solo su Tmall, le vendite di vino analcolico sono aumentate del 120% nel 2023.
Ma il fenomeno non si limita alla Cina: secondo l’IWSR (2023), il mercato globale delle bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico crescerà del 7% annuo fino al 2026, con il segmento del vino analcolico in particolare che registra tassi di crescita significativi in Europa e Nord America.
Ma sarebbe sbagliato ridurlo a un oggetto scenico. I consumatori, anche in Cina, stanno dimostrando aspettative sempre più elevate: cercano equilibrio, acidità, struttura, complessità. In questo contesto, il vino analcolico non si limita più a imitare il vino tradizionale, ma si afferma come una categoria autonoma, con proprie regole produttive, tecniche enologiche e un’identità culturale emergente. Come ha osservato Li Wei, CEO di Auswan Creek, in un’intervista a Vino Joy, “I consumatori vogliono un equilibrio tra acidità e dolcezza, ma soprattutto desiderano che abbia la struttura e il carattere del vino non che sappia solo di succo d’uva”.
Resta però una questione aperta: può un vino senza alcol non essere percepito come un compromesso? Forse siamo davanti non a una semplice variante, ma a una nuova famiglia di prodotti che merita un lessico dedicato e un proprio riconoscimento normativo. La nuova normativa europea (Reg. UE 2021/2117), che introduce le categorie di “vino dealcolato” e “parzialmente dealcolato”, va in questa direzione, ma il dibattito resta aperto.
Forse, più che opporsi alla tendenza, dovremmo riconoscerla come un’opportunità. Il vino analcolico permette a molte persone di avvicinarsi all’esperienza vinicola senza barriere, ampliando il pubblico potenziale e aprendo nuovi scenari. In contesti professionali, religiosi, medici o semplicemente culturali, rappresenta una chiave d’accesso, non una rinuncia.
Per i produttori, la sfida sarà duplice: da un lato, continuare a migliorare la qualità organolettica, sfruttando ricerca e tecnologia; dall’altro, esplorare nuovi mercati dove la cultura del bere è in trasformazione. L’Asia rappresenta un’area di forte espansione, ma secondo l’IWSR anche l’Europa del Nord, gli Stati Uniti e il Medio Oriente si stanno dimostrando recettivi verso alternative sofisticate e a zero alcol. Investire oggi significa costruire un segmento che non sostituisce il vino tradizionale, ma lo affianca, parlando a nuovi pubblici con nuove parole.
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Punti chiave:
- Il vino dealcolato cresce in Cina per esigenze sociali, non solo salutistiche.
- Le vendite su Tmall sono cresciute del 120% nel 2023.
- I consumatori chiedono struttura, acidità ed equilibrio, non solo succo d’uva.
- La normativa UE riconosce il vino dealcolato come categoria autonoma.
- Opportunità per nuovi mercati: Asia, Europa del Nord, USA e Medio Oriente.












































