Una piccola realtà importatrice di vini di Manhattan sfida i dazi globali imposti da Trump senza il consenso del Congresso. La causa legale contro i dazi doganali universali rappresenta un precedente cruciale, evidenziando il conflitto tra poteri presidenziali e tutela delle imprese. Un colpo di scena che scuote il mercato vinicolo americano e la sua filiera internazionale.

Nel cuore di Manhattan, una piccola azienda di importazione di vini, VOS Selections, ha assunto suo malgrado un ruolo da protagonista in una battaglia giudiziaria destinata a mettere in discussione uno degli strumenti più controversi dell’amministrazione Trump: i dazi doganali universali imposti senza passare dal Congresso, a partire dal famigerato decreto del 2 aprile, soprannominato “Liberation Day tariffs”.

Fondata nel 1987 da Victor Owen Schwartz, che oggi la gestisce con la figlia Chloë, VOS Selections importa vini, liquori e sake da 16 Paesi di cinque continenti, lavorando a stretto contatto con piccoli produttori e aziende familiari. Schwartz, che non aveva mai cercato uno scontro politico, ha accettato di diventare il protagonista di una causa legale dopo essere stato contattato da esperti di diritto costituzionale, e ora dichiara: “Non sono andato a cercare questa battaglia. Volevo solo portare vini buoni da vendere a chi li apprezza. Quando ho visto il mio nome nella denuncia, ho riso incredulo: ‘VOS Selections contro Trump’. È stato surreale”.

La causa, intentata dal Liberty Justice Center e sostenuta da altre quattro piccole imprese americane, contesta l’uso da parte di Trump dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 per imporre dazi su praticamente tutti i Paesi del mondo senza l’approvazione del Congresso. Secondo i giudici della Corte Commerciale Internazionale di New York, che il 28 maggio hanno pronunciato la sentenza, “IEEPA non autorizza dazi mondiali e punitivi” e l’ampiezza di queste misure eccede i poteri conferiti al presidente.

Il punto centrale è che l’IEEPA concede al presidente di agire solo in situazioni di emergenza nazionale derivanti da minacce eccezionali, cosa che la giustizia ha ritenuto non dimostrata: la motivazione di Trump — il deficit commerciale persistente — non configura infatti un’emergenza straordinaria o una minaccia di sicurezza nazionale. Nonostante la vittoria iniziale, la sentenza è stata immediatamente sospesa da un tribunale d’appello su richiesta dell’amministrazione, che mantiene così temporaneamente in vigore le tariffe. La disputa potrebbe approdare infine alla Corte Suprema.

Victor Schwartz commenta con pragmatismo: “Sapevamo che questa era solo una tappa. La sospensione fa parte del processo. Ma è una vittoria per noi, per le piccole imprese in America e nel mondo, perché questi dazi stanno distruggendo ciò che abbiamo costruito con fiducia e lealtà”.

La posta in gioco è altissima, specie per il settore vinicolo, che vede negli Stati Uniti il suo mercato più grande e redditizio. L’Unione Italiana Vini, con il presidente Lamberto Frescobaldi, ha più volte chiesto di esentare il vino da questa guerra commerciale, sottolineando che l’export europeo verso gli USA vale quasi 5 miliardi di euro, di cui 2 miliardi solo dall’Italia, mentre l’import americano in Europa è di appena 318 milioni.

Frescobaldi avverte: “Siamo di fronte a un’escalation ‘lose-lose’ che minaccia un settore vitale, che da solo vale l’1,1% del PIL italiano e genera un saldo commerciale positivo di 7,5 miliardi”. Il timore è che i dazi frenino la domanda negli USA: il mercato del vino pregiato ha già registrato cali nelle vendite di Champagne e vini toscani, con una contrazione degli acquisti americani del 34,8% da marzo 2025.

La storia di VOS Selections incarna la sfida tra poteri esecutivi e tutela delle imprese, tra strumenti legislativi e conseguenze pratiche sull’economia reale. “Questi nuovi dazi, imposti senza il via libera del Congresso, non mettono a rischio solo la nostra azienda ma anche i piccoli produttori familiari e la varietà di prodotti autentici a cui i consumatori americani possono avere accesso”, afferma l’azienda nel proprio comunicato.

L’amministrazione Trump, per contro, si è detta “determinata a usare ogni leva del potere esecutivo per affrontare questa crisi e ripristinare la grandezza americana”, ribadendo che non sono i giudici non eletti a decidere come gestire l’emergenza.

Con l’incertezza che continua a gravare su un mercato già fragile, la battaglia legale lanciata da una piccola realtà newyorkese potrebbe diventare un precedente chiave per il futuro delle relazioni commerciali e dei poteri presidenziali negli Stati Uniti.

Se questa vicenda si risolverà nelle aule della Corte Suprema o si concluderà con un compromesso politico, resta intatta la consapevolezza che, dietro ogni dazio, ci sono famiglie, aziende e un intero ecosistema produttivo che rischiano di essere travolti da decisioni spesso lontane dalla realtà quotidiana. E per VOS Selections, quel sogno di portare buon vino sulle tavole americane è diventato una battaglia per il principio di legalità e per il futuro delle piccole imprese.

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Punti chiave:

  1. VOS Selections contro i dazi Trump: una piccola realtà newyorkese sfida legalmente i dazi universali imposti tramite decreto esecutivo senza approvazione parlamentare.
  2. Violazione dell’IEEPA: il tribunale sostiene che il presidente non può imporre dazi mondiali e punitivi senza emergenza nazionale comprovata.
  3. Sentenza sospesa e ricorso: la decisione è stata temporaneamente bloccata da un tribunale d’appello, lasciando i dazi in vigore fino a un possibile verdetto della Corte Suprema.
  4. Impatto sul settore vino: i dazi mettono a rischio export italiani negli USA, con perdite e riduzione della domanda di vini pregiati.
  5. Simbolo di un conflitto più ampio: la vicenda evidenzia il delicato equilibrio tra poteri esecutivi, legislativi e tutela economica delle piccole imprese.