Anche se me l’aspettavo da un po’ di tempo, purtroppo, la scomparsa di Franco Allegrini non è stata per me meno dolorosa.
Mi mancheranno tantissimo i suoi messaggi whatsapp brevissimi ma al tempo stesso ricchissimi di contenuto. Ma soprattutto mi mancherà il suo pensiero libero, ironico, talvolta sarcastico sulla sua amata Valpolicella.

Solo gli uomini che amano autenticamente la propria terra possono giudicarla. E Franco lo faceva in maniera “spudorata” ma al tempo stesso con grande rispetto.
Anche se non ha mai voluto avere incarichi nella gestione della denominazione (molto breve la sua partecipazione nel CDA del Consorzio di Tutela ai tempi dell’ottima presidenza Pedron), Franco era un leader naturale, di quelli che non hanno bisogno di ruoli ufficiali per contare.

Un atteggiamento dettato anche dal suo carattere in grado di tenere insieme in maniera direi unica sia un aspetto guascone che anche uno di estrema timidezza.
Gli ho promesso molto tempo fa che non l’avrei mai scritto, ma oggi che Franco non c’è più sento che sia giusto rompere la promessa: ogni volta che lo incontravo e sentivo i suoi commenti sinceri, ben argomentati, sullo stato e gestione della denominazione, gli dicevo sempre che lui sarebbe stato una figura ideale per guidare la Valpolicella. Il mio sembrava un paradosso, considerando lo spirito guerriero di Franco, poco incline alla conciliazione e alla diplomazia.
Ma era proprio questo che, a mio parere, appariva ideale per rompere quella troppo frequente ipocrisia che si annida all’interno di tantissime delle nostre denominazioni.

Gli uomini dal pensiero libero dovrebbero essere fortemente incentivati a rivestire ruoli di gestione di “cose pubbliche”, come appunto un brand territoriale.
Invece, quasi sempre si privilegia la diplomazia che però spesso porta all’immobilismo.

Ma Franco, non va assolutamente dimenticato, aveva una competenza vitienologica di primissimo livello e anche una straordinaria capacità divulgativa. Credo che sia stato tra i produttori che meglio di altri è riuscito a spiegarmi in maniera chiara e comprensibile fenomeni tecnico-scientifici di notevole complessità legati a vigna e cantina.
E questo perché Franco non ha mai smesso di studiare e, soprattutto, di osservare i migliori del suo campo, in Italia e all’estero.

Ogni volta che lo incontravo mi citava qualche produttore spiegandomi in cosa eccelleva e rammaricandosi di non riuscire sempre a raggiungere quei livelli.
È vero, a qualcuno Franco poteva apparire presuntuoso, ma solo perché lo conosceva molto poco. Quello che poteva farlo apparire tale era la sua costante ricerca di migliorarsi, di migliorare la sua azienda, i suoi vini.

Aveva quella sorta di insoddisfazione perenne, di irrequietezza costante, tipica di chi ha grande talento.
Non mi interessa oggi, in un momento così difficile e doloroso, soffermarmi troppo al Franco enologo, al suo essere stato tra i primi a comprendere quali livelli qualitativi potevano raggiungere non solo la Corvina ma anche il suo apprezzatissimo Corvinone.
Non mi interessa perché ritengo che chiunque abbia onestà intellettuale sia perfettamente cosciente che Franco Allegrini è stato e sarà per sempre un protagonista determinante dell’evoluzione della Valpolicella.
E sono convinto che la Valpolicella che aveva in testa Franco l’abbia lasciata in eredità alla sua famiglia, ai suoi figli Francesco, Giovanni e Matteo che oggi sono pronti a portala avanti.

Ciao Franco.