La notizia della scomparsa di Sergio Ferrari mi ha fatto male come una coltellata al cuore. Inutile nasconderlo, anche adesso faccio fatica a trattenere le lacrime.

Sergio per me è stato un grande maestro sia professionale che di vita. L’ho conosciuto nei primi anni 90 quando ero giovane redattore de L’Informatore Agrario e lui uno storico collaboratore della testata come corrispondente dal Trentino. 

Ma è stato nella mia esperienza al Consorzio tutela vini del Trentino che ho potuto apprezzare ulteriormente le doti di Sergio e, soprattutto, la sua sempre visione lucida, senza mai farsi condizionare dal potere.

Posso dire senza timore di essere smentito che nell’ambito del cosiddetto giornalismo agricolo è stata sicuramente tra le voci più libere ed indipendenti, capace di esprimere sempre le sue opinioni senza nessuna paura nemmeno quella di “dare fastidio” a qualche personalità importante.

Per dirla tutta, Sergio è stato un giornalista vero, come tutti dovrebbero essere e come pochi, invece, a partire dal sottoscritto, riescono ad essere. 

Non abbiamo mai smesso di sentirci. Non mi diceva nemmeno ciao quando mi chiamava, la sua introduzione era sempre…”ma hai visto cosa sta succedendo in Trentino?”. La sua non era però mai una polemica fine a se stessa ma il sano desiderio di capire le cose, di approfondire le problematiche, di leggere la realtà al di fuori dei soliti luoghi comuni.

Amava profondamente il suo Trentino, l’agricoltura trentina in tutte le sue diverse espressioni, ma proprio per questo riusciva ad arrabbiarsi moltissimo se vedeva qualcuno, qualche politico, qualche imprenditore, qualche organizzazione professionale che non si impegnava al massimo per difendere adeguatamente il suo amato settore.

E’ stato anche un eccellente professore al mitico Istituto agrario di San Michele all’Adige (Trento) e tutti gli studenti che hanno avuto la fortuna di imbattersi in lui hanno potuto crescere sia professionalmente che umanamente.

Sicuramente l’anima di docente e di giornalista ha aiutato moltissimo Sergio ad avere un approccio sempre divulgativo, pragmatico, capace di entrare con competenza in ogni problematica, sia di natura tecnica che economica.

“Capisco meno, però Fabio, le dinamiche politiche. Non so come tu faccia. A me fanno incazzare e basta”.

Sergio è stato, consentitemi questo termine, l’”anti leccaculo” per eccellenza.

Tutti i diversi rappresentanti del settore agricolo, a partire da quello vitivinicolo, trentino, da quelli istituzionali a quelli privati, sapevano che quando c’era Sergio Ferrari in una riunione o conferenza stampa non potevano aspettarsi domande facili, pareri di comodo. Era un pungolo costante per tutti. Ha obbligato tutti quelli che ha incontrato professionalmente, ma anche sotto il profilo umano, ad essere persone migliori. E non l’ha fatto solo con le parole ma con un esempio costante di serietà e coerenza.

Per me la morte di Sergio, pertanto, rappresenta un grande dolore ma al tempo stesso uno stimolo fortissimo ad essere un professionista e uomo migliore, che non teme di dire la verità anche quando questa è scomoda.

Ti vedo ora lassù Sergio curioso di capire se esiste una testata dove raccontare la viticoltura sostenibile del Paradiso.