La Passione per il vino scorre da sempre nelle vene della famiglia Ardenghi. Fondata nel 1978 nel cuore del Conegliano, in provincia di Treviso, l’azienda e la produzione sono oggi affidate alle mani di Mattia Ardenghi e Lorenzo Bormioli che consentono alla cantina una conduzione completamente ecosostenibile.

Il Regno Unito rappresenta un mercato chiave per i vini italiani ed in particolare per il Prosecco che, secondo l’Osservatorio UIV, vale ormai oltre i 2/3 dei volumi di spumanti importati in UK da tutto il mondo. “Il Prosecco vive da anni un grande successo sul mercato UK. Sicuramente molto è stato fatto dal Consorzio del Prosecco che è uno dei consorzi più dinamici tra i big”, afferma Debora Bonora, Export Manager di Ardenghi.

Secondo i dati Istat relativi ai primi 9 mesi di quest’anno, nonostante le difficoltà legate alla Brexit ed una recessione incombente – attestata dagli ultimi dati del PIL che si è ridotto dello 0,3% nel terzo trimestre 2022 – l’export di vino italiano nel Regno Unito ha continuato a crescere a doppia cifra (+14,9% sul 2021) ed ha raggiunto i 582 milioni di euro.

“Con l’uscita del Regno Unito dall’UE, tuttavia, il primissimo problema che si incontra è sicuramente un problema burocratico“, riferisce Bonora. “La documentazione richiesta da parte degli importatori è diversa e più dettagliata. Le tempistiche di trasporto e di sdoganamento hanno subito ritardi mostruosi, almeno per ora. I controlli sono one to one, non random come prima. Tutto questo da molti importatori viene definito “suicidio commerciale””.

Secondo Bonora, l’unica soluzione per ovviare in parte a questi problemi è l’aggregazione tra aziende per ridurre i costi di sdoganamento e di trasporto. “Dialogando con importatori piccoli e medi, mi hanno confessato che si potranno vedere delle ripercussioni causate da Brexit anche nel breve periodo. I fondi OCM offrono sicuramente un aiuto per fronteggiare tutte queste problematiche grazie al fatto che almeno parte del costo della promozione, può essere assorbita dai fondi europei”. La speranza è che nel futuro le dinamiche di importazione diventino più flessibili.