Meno di un anno a disposizione per trovare un accordo complessivo tra UK e UE sulle future relazioni bilaterali.
Il 9 gennaio scorso il Parlamento britannico ha approvato la proposta di legge sulla Brexit del primo ministro Johnson che autorizza l’uscita della Gran Bretagna dall’UE e 20 giorni dopo il Parlamento europeo ha votato l’accordo sulla Brexit.
Il 31 gennaio il Regno Unito ha lasciato definitivamente l’Unione europea, dal primo febbraio è iniziato il cosiddetto “periodo transitorio” che in pochi mesi porterà al 1° luglio 2020, data in cui si stabilirà una eventuale estensione (fino a un massimo di due anni) del “periodo transitorio”.
Qualora non si arrivi ad accordi sulla proroga entro luglio, il “periodo transitorio” si dovrà concludere definitivamente il 31 dicembre di quest’anno.

Durante quest’anno non cambierà nulla nel commercio del vino tra UE e UK rispetto alle regole doganali, fiscali, di etichettatura, dei documenti di trasporto, delle pratiche enologiche e della protezione delle indicazioni geografiche.
Raggiunto da Il Corriere Vinicolo, Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini avverte: “dovremo utilizzare al meglio la finestra offerta dal ‘periodo transitorio’, dove rimangono in vigore le regole attuali, per definire tutti quei temi legati alla protezione delle denominazioni, all’etichettatura, ai documenti per l’export e alle pratiche enologiche che condizionano il nostro export.
Già a Vinitaly 2020 sarà importante fare il punto con le nostre rappresentanze europee per valutare la richiesta di proroga del periodo transitorio che, ad oggi, mi sembra necessaria. Ma attendiamo i risultati della prima stagione di negoziati per una valutazione complessiva. Una sola cosa è certa: va evitato con ogni mezzo il rischio di una ‘hard Brexit’ differita”.

Per il vino italiano, il Regno Unito rappresenta il terzo mercato dopo Stati Uniti e Germania con 827 milioni di euro totali di export. Inoltre è il primo mercato a volume (1,1 milioni di ettolitri) e a valore (434 milioni di euro) per gli spumanti (dati 2018).
Nel 2019 (dati gennaio-settembre) si registrano discreti risultati sui vini fermi italiani (+4% a volume e +5% a valore), mentre gli spumanti aumentano i volumi (+7%) ma flettono a valore (-5%), in un contesto generale di mercato che soffre un calo generale dei consumi (spumanti compresi).

Come riporta il Corriere Vinicolo il tema del riconoscimento delle IG è fondamentale per il vino nostrano, per questo alcuni consorzi hanno già avviato le pratiche di registrazione dei marchi in UK, per proteggere le denominazioni e cautelarsi di fronte agli scenari peggiori.
Il vicepresidente vicario di UIV, Lamberto Frescobaldi a questo proposito ha dichiarato: “gli inglesi hanno interessi importanti da tutelare sul mercato europeo e, quindi, ritengo ci siano tutte le condizioni per concludere un accordo che garantisca il mantenimento di un’area di libero scambio tra le due sponde della Manica”.

Al di là dei discreti risultati dei vini fermi italiani, è necessario tenere presente che secondo il report della Wine and Spirit Trade Association, nel Regno Unito le vendite generali di vino hanno registrato un calo del -2% (7 milioni di ettolitri), per valori poco sopra i 5,6 miliardi di sterline (+1%).
L’Italia tra i top players registra la riduzione più consistente: -7%, a 921.000 ettolitri. Lo spumante in generale cala a volume del -5%, un altro campanello di allarme per l’Italia, vista l’importanza di questo mercato per il Prosecco che comunque ottiene un +9% sull’on-trade.
Emerge vincitore il Gin, che tra off (+20%, 10 milioni di bottiglie in più) e on-trade (+40%) cumula vendite per poco meno di 600.000 ettolitri e un valore di 2,6 miliardi di sterline, di cui 1,7 miliardi derivanti dal consumo nei pub.

Le ultime ricerche di mercato evidenziano alcuni fattori a supporto di questa riduzione dei consumi.
Secondo Katie Jenkins, marketing director di KAM Media, società di ricerche specializzata in beverage, “gli inglesi stanno bevendo meno: il 25% dichiara di non bere alcolici, e il 40% degli adulti dichiara di voler ridurre i consumi quest’anno”.
Una recente indagine di mercato sulle abitudini di consumo, condotta dalla londinese Launchpad Research su 1.300 consumatori, conclude che un terzo dei bevitori britannici starebbe oggi consumando meno alcolici rispetto a un anno fa. Un altro terzo avrebbe invece intenzione di bere meno nel prossimo futuro.