L’Associazione Nazionale Donne del Vino rappresenta la concretizzazione di una visione avanguardistica, dal 1988 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. Cosa significa per la vostra associazione questo ritorno in presenza a Vinitaly?

Per noi Vinitaly è molto importante perché abbiamo in programma diversi eventi significativi,  tra cui la presentazione dei risultati del “18° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino” che sarà presentato il 10 aprile con la presenza del Ministro Patuanelli. Questo rapporto evidenzia come il turismo del vino, nelle cantine italiane, sia gestito dalle donne.
Ciò che emerge è che le donne prevalgono nei reparti commerciali, nella comunicazione, nel marketing e nella wine hospitality. Questo quadro ci fa capire come le donne abbiano una fortissima capacità relazionale.
Al Vinitaly metteremo l’accento anche su una ulteriore importante iniziativa che riguarda la formazione sul vino negli istituti turistici ed alberghieri. In questo momento la sperimentazione sta avvenendo in 8 scuole in tre Regioni: Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia per un totale di 500 studenti.
La risposta degli studenti e degli insegnanti è entusiastica, l’anno prossimo la sperimentazione arriverà in tutte le Regioni italiane con la speranza il Ministero adotti il progetto. Per la prima volta la didattica non sarà teorica ma basata sull’esempio, sulla testimonianza delle imprenditrici, enotecarie, sommelier, giornaliste e sulle visite all’interno dei luoghi di lavoro. La cosa che sorprende è che un Paese come l’Italia – che ha bisogno di rilanciare il turismo e nel quale l’enogastronomia rappresenta uno dei principali attrattori per i turisti stranieri – abbia scuole per manager del turismo dove si insegna arte ma non enogastronomia. Nessuna scuola italiana aveva questo insegnamento prima d’ora.

Il ruolo delle donne nella filiera produttiva del vino: quali sono i principali mutamenti a cui ha assistito negli ultimi 5 anni?

Per quanto riguarda le donne, siamo il comparto produttivo in cui il “gender gap” è più ridotto. Questa è una grossa soddisfazione perché il vino è uno dei settori più antichi (8.000 anni) ed era totalmente in mano agli uomini. Quando le cantine italiane hanno iniziato a non pensare più solo ai volumi e allo sfuso ed hanno iniziato a concentrarsi anche sul valore, si sono aperte posizioni nel commerciale e nella comunicazione dove le donne sono determinanti. 

Donne ed enoturismo: nel 2021 le donne hanno superato gli uomini per quanto riguarda le prenotazioni di wine experience (66% per Divinea) e attività enoiche (53% per Winedering). Come valuta questa svolta?

In Italia le consumatrici donne che bevono vino in maniera continuativa sono in maggioranza rispetto agli uomini, il sorpasso è avvenuto lo scorso anno. Per quanto riguarda le prenotazioni di wine experience, il superamento era già avvenuto in California ed in Spagna dove le donne turiste del vino sono più degli uomini, non c’è nulla da meravigliarsi, è un processo che era atteso.