L’Italia è il Paese che detiene la più grande biodiversità in ambito vitienologico. È facile immaginare che, se dovessimo girare tutte le cantine del Paese, ci troveremmo davanti un’accoglienza sempre diversa. È anche questo il fascino di questo tipo di turismo: non sapere che cosa aspettarci quando ci mettiamo nelle mani dell’hospitality manager.

Partendo dal presupposto che ogni persona è diversa, rendere le ore nella nostra cantina indimenticabili per tutti è impensabile. Per questo possiamo aiutarci con delle modalità di accoglienza che si riferiscono ad un target specifico e che permettono di creare delle aspettative realistiche su quelle che saranno le attività offerte. Per citare alcuni esempi possiamo offrire un’esperienza: romantica, culturale, sportiva, all’aria aperta, per famiglie… Si potrebbe andare avanti all’infinito orientando la scelta in base alla personalità dell’azienda o al periodo di riferimento.

Le visite in cantina non sono vincolate da regole rigide, anzi; la creatività è l’ingrediente che rende unico ciò che offriamo.

Sfatiamo un paio di miti che in pochi osano sfatare:

  • La cantina va sempre fatta visitare? No. La visita nei luoghi di produzione deve essere propedeutica alla degustazione, quindi, a meno che il target non necessiti di una spiegazione tecnica, può essere tranquillamente saltata o abbreviata. Il discorso cambia se la cantina è caratterizzata da tecnologie o affinamenti particolari o caratteristiche architettoniche degne di nota.
  • Non concentriamoci necessariamente sul vino più buono. Sempre nell’ottica di imprimere nella memoria il nostro brand, facciamo assaggiare il vino che ha un certo indice di personalità, ovvero che sia capace di distinguersi. Non è detto corrisponda al più buono, ma probabilmente è il più rappresentativo dell’azienda. Se invece il vino non presenta delle caratteristiche particolari, ci si dovrà concentrare maggiormente sul racconto che ne sta dietro.

Nonostante ogni cantina abbia la propria personalità, la persona che accoglie deve adattarsi alle persone che ha davanti. Seguire uno schema preimpostato anche se può sembrare la via più facile può rivelarsi una scelta controproducente.
Ogni gruppo di visitatori ha le proprie esigenze e per assecondarle possiamo utilizzare degli stratagemmi che possono sembrare scontati, ma non lo sono:

  • Fare domande. Si dice che “chi domanda comanda” e non c’è nulla di più vero. Spesso non domandiamo per non risultare oppressivi e ci precludiamo l’occasione di capire in che direzione muoverci per soddisfare le aspettative del gruppo. Non solo, fare domande è una strategia per far sentire l’ospite ascoltato e importante, rendendo la sua esperienza indimenticabile.
  • Creare una relazione. No, creare una relazione in un paio d’ore non è semplice, anzi, possiamo tranquillamente affermare che è un’operazione che prosciuga le energie. Mettiti nell’ottica di non avere fretta di iniziare la visita se prima non hai instaurato una connessione.
  • Essere intrattenitori. Il vino è un tramite per raccontare altro: la storia, il territorio o degli aneddoti. Intrattenere non significa essere degli animatori. Aggiungere qualcosa di più personale nella spiegazione del prodotto è sufficiente per catturare l’attenzione di chi ci sta ascoltando.

Ultima piccola accortezza che fa la differenza: accorgersi dei bambini. Al di là delle politiche aziendali, ignorare la loro presenza o dimostrarsi infastiditi alla loro vista danneggia irrimediabilmente la nostra immagine già nei primi minuti. È sufficiente salutarli e interagire con loro per rendere la visita piacevole a tutti.