Lei è la prima donna a guidare il Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG Conegliano Valdobbiadene. Si sente investita di una responsabilità particolare in quanto donna?

La presidenza del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG è un onore per chi come me affonda le proprie radici personali, famigliari, aziendali nelle colline del Conegliano Valdobbiadene. Provengo infatti da una famiglia che ha contribuito a diffondere il nome Prosecco in Italia e nel mondo; io stessa ho assistito all’evoluzione del fenomeno e affiancato mio padre Giuliano, uno degli undici pionieri che hanno fondato il Consorzio di Tutela nel 1962. Di fronte alle sfide, pertanto avere oggi la possibilità di dare un contribuito diretto a livello di Denominazione mi stimola ad impegnarmi a favore del prodotto e del territorio per promuoverne il valore, la qualità e l’autorevolezza nel mondo. 

Il Prosecco sta conoscendo ormai da alcuni anni uno straordinario successo. Quali sono a suo parere i principali rischi per questa tipologia di vino?

Uno dei principali rischi purtroppo continuerà ad essere il tentativo di contraffazione del nome. Infatti, Sistema Prosecco, società nata nel 2014 e che comprende i tre Consorzi di tutela delle Denominazioni afferenti all’indicazione geografica Prosecco –  Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, Consorzio Prosecco DOC e Consorzio Asolo Prosecco DOCG – , lavora proprio per salvaguardarle dalle evocazioni, utilizzi impropri e contraffazioni riscontrate a livello internazionale. I risultati ottenuti fino a oggi con azioni articolate a più livelli – opposizione di marchi dannosi, azioni legali, implementazione della tutela internazionale, collaborazione con le Autorità nazionali e con quelle comunitarie, monitoraggio – sono assolutamente soddisfacenti, ma nello stesso tempo dimostrano l’importanza di una costante vigilanza. 
Ormai vi è un proliferare continuo di depositi di marchi lesivi sia a livello nazionale, europeo e mondiale contrastati dalla società, la maggior parte di essi nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Sul fronte internazionale, Sistema Prosecco, in collaborazione con MiPAAF e MISE, ha continuato quel dialogo volto a implementare la protezione delle Denominazioni rappresentate negli accordi bilaterali in fase di finalizzazione e futuri, per garantire la maggiore tutela possibile ed espandere le aree di protezione internazionali. Significativa è anche la collaborazione con l ’ICQRF per contrastare quelle azioni lesive delle Denominazioni a livello comunitario. Grazie a questi controlli si è potuta tracciare una mappatura delle zone critiche e porvi gli opportuni rimedi. 
Alla luce di questi risultati, Sistema Prosecco continuerà nella sua opera di tutela e di collaborazione con i Ministeri e le Autorità europee per una maggiore protezione delle Denominazioni e del riconoscimento a livello internazionale. 

Il Consorzio è da tempo impegnato sul fronte della sostenibilità. Quali sono le principali azioni messe in atto oggi per essere una denominazione sostenibile?

La tutela del paesaggio e del territorio, con politiche di sostenibilità ambientale e valorizzazione del riconoscimento UNESCO saranno protagonisti degli anni a venire. Credo fortemente che si tratti dei punti chiave per lo sviluppo della Denominazione, lo richiede il territorio e lo impone la competitività del mercato globale, che come già sperimentato, premia l’eccellenza del prodotto. 
Il Consorzio di Tutela che ora rappresento è impegnato da anni nell’attività di sensibilizzazione dei propri soci e di tutto il territorio verso un rapporto più sostenibile tra lavoro dell’uomo e ambiente. Dalla prima edizione del Protocollo Viticolo, nel 2011, ad oggi i traguardi sono stati importanti. Si è partiti con l’eliminazione progressiva di molte molecole fino all’eliminazione del glifosato da tutti i 15 comuni della Denominazione. Si tutelano le superfici boschive per mantenere un corretto equilibrio tra agricoltura e bosco e quindi incentivare la biodiversità del territorio e del vigneto stesso. 
Credo che i viticoltori debbano essere sempre più consapevoli che l’unico vigneto possibile nel futuro sarà quello sostenibile, quindi occorre lavorare insieme in quella direzione. 
Negli ultimi anni la nostra denominazione si è dimostrata un laboratorio di sostenibilità, oggi grazie ai traguardi che abbiamo raggiunto possiamo dire che siamo una realtà sostenibile, che per essere mantenuta tale ha bisogno che il nostro impegno prosegua sempre più intensamente. La sostenibilità ambientale per noi non è “moda” ma già realtà. La nostra denominazione è stata laboratorio di progetti che hanno portato oggi a una realtà sostenibile concreta.
La sostenibilità ambientale sarà sicuramente un ambito in cui continueremo a lavorare, sia attraverso il potenziamento del reparto tecnico sia con un nuovo impulso al Protocollo viticolo. Incentiveremo l’uso della tecnologia a supporto di un miglioramento generale delle attività in azienda e in vigneto. Il nuovo obiettivo sarà raggiungere la certificazione ambientale del territorio e lavorare per costituire un bio distretto, dove la viticoltura biologica non sarà di certo il punto di arrivo ma di partenza. Il Consorzio intende approcciare la sostenibilità come supporto all’intero territorio quindi in ambito ambientale, economico e sociale.

Che aspettative ha rispetto a questa edizione in presenza di Vinitaly 2022?

Sono molto entusiasta della ripartenza anche in ambito fieristico; credo che tutti noi partecipanti siamo accomunati dal desiderio di confrontarsi di nuovo dal vivo sulle future sfide del mondo del vino. D’altro canto, l’evoluzione digitale verificatasi nell’ultimo biennio ci ha fatto scoprire altri strumenti, altri metodi che continuano ad essere molto presenti ed efficaci, come ad esempio le degustazioni virtuali. Questo ci stimola a riflettere su quale sarà il futuro dell’evento “fiera” e che cosa si dovrà mettere in atto per stimolare la visita di amici importatori più lontani.