Le confezioni “grab-and-go” (prendi e vai), l’espansione della clientela Millennial e la maggiore attenzione alla ristorazione di qualità stanno contribuendo alla crescita dei convenience stores (punti vendita al dettaglio medio-piccoli che propongono una larga gamma di prodotti, rimangono aperti anche nei giorni festivi e spesso 24 ore al giorno), un canale potenziale per il vino.
Questi c-stores stanno inoltre affrancandosi dalla visione stereotipata tradizionale secondo cui si tratta di canali di vendita dedicati quasi esclusivamente ad alcolici di bassa qualità, a basso costo ed in offerta. 

Secondo i dati di NielsenIQ, ripresi da Terri Allan sulle pagine di Shanken News Daily, l’anno scorso le vendite di vino nei convenience-stores sono aumentate del 2%, raggiungendo 1,5 miliardi di dollari, dopo un’impennata del 22% nel 2020 e un aumento del 6% nel 2019. 
Le vendite di vino da tavola nel canale sono calate del 3% nel 2021, mentre il vino aromatizzato, lo spumante e i cocktail a base di vino hanno registrato una crescita a una o due cifre.

Chad Fisher, vicepresidente di The Wine Group, afferma che con orari di apertura più estesi e una maggiore vicinanza ai luoghi di residenza dei consumatori, i c-stores stanno acquisendo un vantaggio competitivo. “Le performance del vino nel canale convenience hanno superato quelle dei grocery stores (negozi di alimentari) nel 2021. C’è molto ottimismo sul fatto che questa tendenza continuerà anche nel 2022″.

La differenza principale tra convenience store e grocery store è il tipo di alimenti venduti: i convenience stores vendono alimenti di base confezionati, mentre i grocery stores vendono prodotti freschi come frutta, verdura e carne.

Fisher e altri esperti di marketing notano che i c-stores stanno investendo sempre di più nel vino come elemento di arricchimento del carrello. “Il vino aumenta la dimensione totale della transazione, migliorando al contempo l’esperienza di acquisto”, afferma Herb Smith, vicepresidente customer development di E.&J. Gallo Winery. “Nella maggior parte dei casi, l’acquisto è d’impulso e incrementale”, aggiunge Fisher, visto che molte catene stanno mettendo in risalto il vino attraverso strategie di merchandising migliori rispetto al passato.

Oltre al miglioramento dell’immagine, negli ultimi anni è cambiato anche l’acquirente tipo dei c-stores. “Secondo le nostre ricerche interne sui consumatori, la generazione dei Millennials rappresenta il 50% dei consumatori dei c-stores”, afferma Smith. “Fanno spesso la spesa per il vino e di solito la fanno due volte alla settimana. Quando acquistano nei c-store, sono motivati da tre fattori chiave: posizione, facilità di acquisto e orario di apertura”.

Negli USA, il vino contribuisce in modo determinante alle vendite totali di Foxtrot, la catena di c-stores con 21 sedi tra Chicago, Dallas e Washington DC. Secondo Dylan Melvin, direttore del settore bevande dell’azienda, gli alcolici rappresentano il 30% delle vendite totali di Foxtrot ed il vino ne rappresenta i due terzi.

Kum & Go vende vino all’interno di 275 punti vendita in dieci Stati americani, in piccoli spazi di vendita da 1 o 2 metri circa (3-6 piedi) che hanno celle e frighetti dedicati a vino e cocktail RTD.
​​​​​​​Anche Christian Rogers, responsabile alcolici di Kum & Go (catena di c-stores con sede in Iowa), è ottimista: “Il vino sta ottenendo ottimi risultati. Abbiamo registrato una crescita molto forte negli ultimi anni”, grazie ai vini super-premium, ai prodotti RTD a base di vino e al vino confezionato in TetraPak.