La crisi sanitaria rappresenta, al di là delle implicazioni scientifiche  e le connesse conseguenze economiche, una grande occasione per alzare il sipario e creare consapevolezza intorno ad un tema di fondo: l’incapacità del genere umano di evolvere verso un modo più responsabile di gestire le risorse della terra.

Una crisi che, come quella che nel 1924 portò alla fondazione dell’OIV, pone all’Ente l’impegnativo compito di individuare soluzioni, in occasione di questo turning point che stiamo vivendo e nel quale si cela la radice di una seria evoluzione. Nel domandarci quali saranno le prospettive del mondo del vino dobbiamo oggi tenere a mente che la priorità è mantenere la salute del pianeta: questa sfida viene necessariamente prima della ricerca delle condizioni di sviluppo del mercato del vino. E noi che ci occupiamo di vino dobbiamo iniziare a osservare come si comportano, in natura, gli ecosistemi maturi, vale a dire a come, ad un certo grado di sviluppo, un sistema deve tendere, malgrado la sua complessità, a minimizzare gli sprechi di energia. In casa  nostra la digitalizzazione sta svolgendo, in questo senso, un ruolo centrale nella ricerca di un nuovo modello.

In questo contesto, quali competenze e quali attitudini saranno determinanti nell’immediato futuro della wine industry, per trasformare una profonda crisi in una nuova opportunità?

La formula per mitigare gli effetti della crisi e per coglierne le opportunità di rigenerazione può essere espressa sinteticamente in 4 concetti, che però danno spazio ad una infinità di correlazioni: capacità di prevedere, evoluzione, conservazione e resilienza. Una risposta che ci trova pienamente concordi e che ci aiuta a rilanciare ciò che più volte in questi mesi abbiamo sottolineato, nelle nostre colonne e nei nostri webinar, vala a dire che oggi fare impresa richiede capacità di elaborare scenari e valutare risposte al cambiamento.

Pau Roca individua poi tre grandi ambiti di opportunità per il settore del vino: la tutela della diversità, la cura e valorizzazione delle aree rurali e la difesa dei forti legami culturali. Una formula per lo sviluppo che, ci sembra di poter riassumere, subordina la crescita numerico-quantitativa del mercato del vino al rispetto di valori immanenti ed immateriali, di cui ciascuno ha il dovere di farsi difensore.

Quali saranno i temi di fondo del suo intervento al Winefuture 2021?

Gli Stati Membri dell’OIV sono concordi nel riconoscere allo sviluppo digitale un ruolo centrale per fronteggiare le sfide attuali e nelle strategie dell’Ente è stato inserito un progetto ambizioso di digitalizzazione: questo sarà il focus dell’intervento. Un progetto che include la creazione di un osservatorio sulla trasformazione digitale nel settore del vino, la realizzazione di un nuovo sito web per l’OIV e lo sviluppo di una nuova piattaforma di scambio di informazioni con gli Stati Membri.

Ritiene che eventi come Winefuture 2021 possano oggi aiutare gli operatori a condividere idee, affrontare difficoltà, formulare congiuntamente scenari, e fronteggiare il distanziamento che gli ultimi 12 mesi ci hanno imposto?

Lo sviluppo digitale sta ampliando la possibilità di partecipazione agli eventi, consentendo a tutti l’accesso in remoto. Il lavoro congiunto è l’unica modalità che darà risultati concreti in futuro: lo scambio di conoscenze, l’investimento in ricerca e innovazione, la condivisione, sono fondamentali in questo scenario evolutivo.

Il digitale ha fatto ingresso nelle nostre vite per rimanervi: dovremo essere abili da un lato a tenere il passo con questa trasformazione, che sta interessando tutti i settori economici, dall’altro a cogliere il giusto equilibrio tra tecnologia e contatto umano per realizzare nuove modalità di condivisione.