Il convegno dell’Università di Milano nell’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice FAO 2026 ha riunito ricercatrici e imprenditrici del vino. Le donne sono il 40% della forza lavoro e guidano oltre il 28% delle imprese, ma ai vertici la quota scende al 27-31%. Testimonianze e dati indicano innovazione, sostenibilità e visione di lungo periodo.

Negli ultimi 40 anni il settore vinicolo ha vissuto un’evoluzione straordinaria, nella quale la leadership femminile si conferma uno dei principali motori del cambiamento. Il contributo delle donne nel vino sta ridisegnando il settore lungo tre direttrici: sostenibilità, innovazione nei linguaggi della comunicazione e capacità di governance. Ne risulta una cultura manageriale moderna, resiliente e orientata al lungo periodo.

Nella filiera vitivinicola italiana le donne rappresentano circa il 40% della forza lavoro, pari a quasi 240.000 occupate. Oltre il 28% delle imprese agricole e vitivinicole è guidato da donne, per un totale di oltre 65.000 aziende. I dati sono stati presentati al convegno «Coltivare l’equità e l’innovazione nel sistema del vino italiano», organizzato il 23 ottobre dalla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano con Le Donne del Vino, nell’ambito dell’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice – FAO 2026.

L’analisi di Pierpaolo Penco, del MIB Trieste School of Management, descrive un settore in piena evoluzione: la rappresentanza femminile, paritaria nei percorsi formativi, scende al 27-31% nelle posizioni dirigenziali e di top management. Secondo una ricerca su oltre 150 professioniste del vino, oltre l’80% delle imprese guidate da donne adotta strategie di lungo periodo, più del 75% considera la sostenibilità una priorità e il 78% investe nel capitale umano.

Tiziana Nardi, del CREA, ha illustrato un quadro positivo sulla presenza femminile nella ricerca e nella formazione. Nei corsi di laurea in Viticoltura ed Enologia di Milano, Udine e Verona le studentesse sono ormai la maggioranza. Nelle principali associazioni scientifiche, tra cui l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, la quota femminile è salita dal 50% circa dei soci nel 2004 al 65% nel 2026.

I lavori sono stati introdotti, dopo i saluti dei Direttori dei tre Dipartimenti, da Daniela Fracassetti, prima donna alla guida del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’ateneo milanese. Ha definito la giornata «un momento storico» per la Facoltà. Fracassetti ha annunciato l’intenzione di aprire sempre di più la didattica al mondo esterno e di rafforzare il rapporto tra ricerca e impresa.

All’incontro hanno partecipato studenti, ricercatori, professionisti e cittadini. Ha moderato Giulio Somma, giornalista e communication manager della Facoltà, insieme a Lara Loreti, wine-expert de La Stampa. «È stato gettato un ponte diverso tra impresa e ricerca, più concreto e operativo di quanto sia successo in passato», ha sottolineato Somma, riferendosi al confronto diretto tra imprenditrici, professioniste e ricercatrici.

Donatella Colombini Cinelli, storica produttrice di Montalcino, ha tracciato l’evoluzione della parità nel settore: le donne rappresentano il 52% delle figure commerciali, l’80% di chi opera nella comunicazione e nel marketing e il 76% nella wine hospitality. Pur guidando aziende mediamente più piccole, gestiscono il 21% della superficie agricola e generano il 28% del valore aggiunto agricolo.

«Guardo con ottimismo al futuro delle donne nel vino», ha aggiunto Colombini Cinelli, invitando le studentesse di Agraria ed Enologia a credere nelle opportunità del settore. Restano sfide importanti: troppo spesso professioniste altamente qualificate riducono il proprio impegno lavorativo per far fronte alle responsabilità di cura, una perdita di talenti troppo costosa per il comparto agricolo e per il Paese.

Hanno portato la loro testimonianza anche le imprenditrici Marina Cvetic, Francesca Poggio e Giovanna Prandini, che hanno raccontato la fatica di percorsi di innovazione e crescita in un settore dove il divario di genere resta ampio. Marzia Varvaglione, prima donna e più giovane presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV), ha osservato: «Sempre più donne ricoprono ruoli di vertice nei Consorzi di tutela, nelle associazioni di rappresentanza e nelle istituzioni del settore».

Varvaglione ha definito la propria esperienza europea una grande opportunità di crescita e ha sottolineato che oggi le donne sanno ricoprire qualsiasi ruolo senza rinunciare a identità, sogni o famiglia. Alle giovani ha rivolto l’invito a seguire le proprie passioni e ad avere il coraggio di cambiare strada quando la scelta è giusta. Fare squadra e sostenersi resta, per lei, una delle più grandi forze femminili.

Le docenti e ricercatrici Gabriella De Lorenzis, Silvia Toffolatti, Laura Rustioni e Antonella Bosso hanno approfondito gli aspetti umani e professionali di un mondo accademico dove le donne affrontano ostacoli spesso invisibili, che penalizzano gravemente i percorsi di carriera. I lavori si sono chiusi con Cristina Mercuri, prima donna italiana ad aver ottenuto il titolo di Master of Wine, una delle qualifiche più autorevoli del panorama vitivinicolo mondiale.

Mercuri ha ricordato un percorso fatto di «studio, sacrificio, dedizione e moltissimi ostacoli». «Il talento è importante, ma da solo basta poco: servono tenacia, forza e la determinazione di continuare anche quando si ricevono porte chiuse». Oggi, ha aggiunto, percepisce una trasformazione culturale che la rende ottimista e può ispirare le nuove generazioni a perseguire i propri obiettivi oltre gli stereotipi.

Tra i messaggi emersi con più forza spicca il valore della contaminazione tra competenze diverse e di un dialogo stabile tra università, ricerca e sistema produttivo, ritenuto essenziale per una crescita realmente inclusiva. Grande interesse ha suscitato la masterclass conclusiva «Sei donne, sei vini, sei modi di guardare al domani», condotta dalla wine expert Chiara Giannotti, che ha registrato l’overbooking di richieste.

«Il vino italiano guarda al futuro anche grazie al talento, alla competenza e alla determinazione delle donne», ha detto Giannotti. Attraverso sei vini e sei storie imprenditoriali, la degustazione ha raccontato altrettanti modi di interpretare il futuro, tra identità, ricerca, leadership, visione e innovazione. Altissima la partecipazione anche alla degustazione libera organizzata da FISAR Milano, con i vini delle produttrici protagoniste.

L’elevata affluenza conferma la crescente attenzione verso la parità di genere, l’innovazione e il ruolo delle donne nel vino. Il successo dell’iniziativa rafforza l’impegno della Facoltà nel promuovere il dialogo tra ricerca, formazione e impresa, a beneficio dell’intera filiera vitivinicola.


Punti chiave

  1. Donne al 40% della forza lavoro: la filiera vitivinicola italiana conta quasi 240.000 occupate.
  2. Oltre 65.000 aziende sono a conduzione femminile, pari a oltre il 28% delle imprese agricole e vitivinicole.
  3. Ai vertici la quota scende al 27-31% nelle posizioni dirigenziali e di top management.
  4. Oltre l’80% delle imprese guidate da donne adotta strategie di lungo periodo; più del 75% punta sulla sostenibilità.
  5. Nell’Accademia Italiana della Vite e del Vino le socie sono salite dal 50% circa del 2004 al 65% del 2026.