La categoria dei vini analcolici o a bassa gradazione alcolica, la cosiddetta “no-low alcohol wine category” è in rapida crescita, come testimonia lo studio dell’IWSR del 2022 secondo cui il settore ha un valore di vendita al dettaglio globale di poco inferiore ai 10 miliardi di dollari (8,3 miliardi di sterline). Inoltre a livello globale si prevede un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 7% tra il 2021 e il 2026, nel Regno Unito addirittura del 30%.

L’esplosione della categoria è dovuta ad un cambiamento nelle abitudini dei consumatori: la salute mentale è ora il primo fattore che spinge a ridurre il consumo di alcol.

In questo recente articolo ho evidenziato che nel 2021 anche il segmento degli spirits analcolici ha registrato una crescita notevole, soprattutto nel Regno Unito: il volume è aumentato di oltre l’80%, dopo essere triplicato nel 2020. In prospettiva, la birra analcolica nei prossimi cinque anni contribuirà in maniera preponderante ai volumi del segmento no/low globale.

Soprattutto i consumatori Millennials e Gen Z sono sempre più attenti alla salute e al benessere, in questo senso è interessante notare che la categoria dei prodotti “no-low alcohol” sta registrando la crescita maggiore grazie ai consumatori che cercano di ridurre l’assunzione di alcolici, passando talvolta anche da periodi di astinenza. Lo studio IWSR ha rilevato che l’82% delle persone che hanno provato i prodotti “no-low alcohol” sono effettivamente consumatori di alcolici.

Un esempio concreto di come sfruttare questa tendenza che sta maturando e diffondendosi a livello globale riguarda una nota artista pop divenuta produttrice di vino, Kylie Minogue.
Il suo brand (Kylie Minogue Wines) in collaborazione con il noto distributore londinese Benchmark Drinks, in poco più di due anni ha ottenuto un notevole successo con un portafoglio di 9 vini, tra cui il Signature Rosé e il Prosecco Rosé più venduti nel Regno Unito, una presenza in 21 Paesi e vendite off-trade per 21,6 milioni di sterline all’anno.

Minogue nell’ottica di creare un brand inclusivo e avendo individuato una lacuna nel mercato, ha recentemente lanciato una bollicina rosé analcolica ideale per cavalcare l’attuale boom del “no-low”. Con sole 22 calorie per 100 ml, lo “Sparkling Rosé 0% alcohol” è stato lanciato a ottobre 2022 in 700 negozi Tesco del Regno Unito, al prezzo di 7 sterline a bottiglia e sarà distribuito da Morrisons e Sainsbury’s.

“L’interesse e il desiderio per un vino analcolico di alta qualità stavano diventando sempre più evidenti”, ha raccontato Kylie in una intervista rilasciata alla giornalista Lucy Shaw di Drink Business. “Ho ricevuto molti messaggi da parte di fan giovani e di fan astemi che volevano far parte della famiglia KMW (Kylie Minogue Wines), così ho voluto valutare se fosse possibile realizzare un vino analcolico, senza sapere quanto sarebbe stato difficile da realizzare”.

Minogue ha rivelato che è stato il vino più impegnativo della sua gamma. “I vini analcolici spesso sono troppo dolci. Abbiamo fatto una degustazione a New York e non era ancora a posto, quindi abbiamo ridotto la dolcezza fino a raggiungere un livello che mi soddisfacesse”.

L’assenza di alcol ha permesso a questo spumante di adattarsi ai Paesi tendenzialmente di religione musulmana dove l’alcol è vietato e Paul Schaafsma, direttore di Benchmark Drinks, è già stato contattato da due importanti compagnie aeree mediorientali per tenerlo a bordo.

Secondo la cantante, “Kylie 0% alcohol Sparkling Rosé” ha un packaging di qualità superiore ed il livello di dettaglio, dal tappo firmato alla gabbietta rosa pallido fino alla pellicola argentata del collo, non toglie nulla al rituale dell’esperienza spumantistica.

Minogue ha voluto che l’effervescenza fosse percepita al pari di uno spumante alcolico, in modo che i consumatori non abbiano la sensazione di uno stravolgimento sensoriale: “Voglio che la gente lo beva nei migliori bicchieri da Champagne, il colore è splendido, la sensazione è quella di una celebrazione assoluta”.

Non lo nascondo, lo scetticismo è plausibile e per certi versi condivisibile ma l’espansione a livello globale e l’evoluzione dei vini analcolici e a bassa gradazione è un dato di fatto con cui è necessario confrontarsi. Quindi anche in questo caso vale l’aforisma “Provare per credere”.