Mi ha lasciato una bellissima dedica, Michil Costa, creativo albergatore “filosofo” altoatesino, all’interno del suo libro “FuTurismo” presentato recentemente ospite di Nadia Zenato presso l’azienda Zenato di Peschiera del Garda (ndr. che ringrazio per la bella opportunità di riflessione su come fare turismo e non solo).
Dice: “Con l’augurio di comunicare bellezza…”. Mi sono interrogata più volte su come interpretare la bellezza secondo i canoni di questo creativo uomo, di cui mi ha colpito subito lo stile di abbigliamento, a metà tra l’altoatesino e il dandy. Ma non era certo una bellezza esteriore quella a cui faceva riferimento Michil durante il suo racconto e nella dedica.
Per capirlo sono dovuta partire dalle origini, fino ad arrivare all’oggi. Michil Costa entra a far parte dell’azienda di famiglia, l’Hotel La Perla di Corvara, all’inizio degli anni Ottanta. Impara da mamma Anni e papà Ernesto il concetto di ospitalità, in un momento storico in cui non si parlava ancora lontanamente di questo, né di valori della professione. “Ci si limitava a lavorare come si era sempre fatto, tirandosi su le maniche” come racconta nell’introduzione del suo interessante libro “FuTurismo”.
“I tempi cambiano, le stagioni passano, oggi ci troviamo di fronte ad un bivio e dobbiamo compiere una scelta di campo netta contro la monocultura del turismo”.
Cosa intende per monocultura del turismo?
Oggi l’estrema ottimizzazione delle strutture ha portato all’industrializzazione del settore turistico, tanto che più di qualcuno, anche tra gli operatori, avverte l’esigenza di dare un senso più profondo a questo mestiere. Che senso vogliamo dare alla nostra ospitalità? Puntiamo su un’industria turistica, oppure aspiriamo a un’accoglienza d’eccellenza che si fondi su valori più profondi quali solidarietà, il bene comune, la sostenibilità ambientale, l’umanità?
L’umanità è al centro della sua idea di turismo, dunque…
A proposito di umanità, nel mio libro uso spesso citazioni, fra le quali trovano spazio sopratutto i classici. Conoscere il presente attraverso il passato è un modo per riflettere e ripensare a quello che è stato e quel che potrà essere il nostro futuro e il nostro FuTurismo.
Oggi il turismo è una sorta di sottoprodotto culturale che strumentalizza la circolazione umana per ridurla a consumo. Si basa su un offrire e ricevere sempre più duplicato ed omologato. Bisogna ritornare a mettere al centro l’essere umano.

Chi è l’ospite?
In tempi antichi, specialmente nella cultura ellenistica, vigeva il concetto di ospitalità prima ancora di sapere chi fosse il forestiero che aveva bussato alla propria porta. Oggi l’ospite dietro quella porta vuole trascorrere tempo prezioso, poco importa se arriva su un jet o su un barcone. È grazie alla condivisione di valori che il forestiero non è mai uno straniero, il lavoratore si sentirà accolto e io, albergatore, essere umano tra gli esseri umani.
Come possiamo immaginare di gestire i flussi turistici nel nostro Bel Paese?
Tra pochi anni il 50 percento dei turisti che visiteranno il nostro Paese saranno giovani ospiti orientali. Il turismo cambierà e dovremmo essere bravi a convogliare i flussi nella giusta direzione. Penso che l’Italia sia uno dei Paesi più belli al mondo, ma se vogliamo fare le cose fatte bene, dovremmo contingentare gli accessi e chiedere ai turisti di prenotarsi. In Italia si parla ancora troppo poco di turismo e di come si può fare turismo in modo consapevole e regolato.
Ospitalità e mondo del vino: come si conciliano?
La cantina dell’Hotel La Perla non è buia, i suoi vini brillano di luce propria. Ti accoglie sempre con della buona musica, ti racconta il ritmo delle stagioni. La cantina l’ho voluta così, divertente, perchè il vino mi diverte. Mi piace la musica e mi piace il vino. Il vino è vivo, ha un’anima, cambia e si trasforma, evolve come gli esseri umani. La musica di Jim Morrison tiene compagnia alle bottiglie di grande formato, i canti dei contadini altoatesini santificano i vini local, il cinguettio dei passeri di Bolgheri si diffonde nel magico labirinto dedicato al Sassiccaia.
Nel Suo libro parla anche di Senso del bene comune. I vostri hotel vengono gestiti seguendo l’Economia del Bene Comune. Cosa significa?
Periodicamente stiliamo il bilancio dell’economia del bene comune, aiuta a riflettere su dignità dell’uomo, trasparenza e condivisione delle decisioni, sostenibilità ambientale all’interno delle nostre strutture. I nostri stessi collaboratori partecipano alle decisioni in modo diretto. Questo perchè pensiamo che sia il momento di cambiare mentalità e ritrovare il senso di etica, lentezza, valori, umanità. Solo così possiamo creare e dare benessere consapevolmente. La bruttezza contagia, ma anche la bellezza.
Ecco allora che ho finalmente capito cosa intendeva Michil per comunicare bellezza e spero in parte di poter contribuire con questo articolo: la Bellezza con la b maiuscola, che è anche equilibrio, umanità, serenità, rispetto per l’ambiente che ci circonda.
Questo è anche il mio augurio per questo inizio 2023 (forse un pò utopistico per alcuni, ma per me bisogna sempre tendere a qualcosa di superiore): che sia un anno di nuove consapevolezze e tutti possiamo trovare un pò di Bellezza attorno a noi.












































