L’incontro dal titolo: “Giornalismo del vino. Esiste? Che Cos’è? Come funzione? A cosa serve?” ha raccolto alcuni tra i più importanti ed influenti esponenti del giornalismo del vino italiano, per un confronto serrato sullo stato dell’arte e sugli sviluppi dell’informazione e della comunicazione legata al settore vitivinicolo.

Chiara Giannotti (titolare di Vino.tv e scrittrice esperta di vino) ha moderato l’evento, svoltosi nella cornice dell’Auditorium che ospita l’edizione 2022 del wine2wine

Luciano Ferraro (Vice Direttore del Corriere della Sera) ha aperto l’incontro, ripercorrendo l’evoluzione del settore: “Abbiamo cominciato circa 20 anni fa con una pagina settimanale che si chiamava “Le vie del gusto” dedicata a cibo e vino. Siamo passati dal dominio del cartaceo ad un mondo digitale, in questa transizione abbiamo colto le opportunità ed ora abbiamo circa 6 milioni di lettori giornalieri che ci seguono su carta e digitale. Ogni nostro pezzo ha un suo percorso predefinito che passa attraverso diversi strumenti e app digitali, viene quindi distribuito su una piattaforma multimediale.

Sono molteplici gli strumenti ed i canali disponibili ma quali sono quelli più adeguati per comunicare il vino? “Non esistono canali meno validi o addirittura frivoli” ha concluso Ferraro, “l’importante non è il mezzo ma il contenuto. Se il contenuto ha una forte credibilità non importa in quale canale viene comunicato”.

“Sono d’accordo su quasi tutto ciò che ha espresso Ferraro” ha continuato Alessandro Torcoli (Editore e Direttore della storica rivista enologica Civiltà del bere), “la moltiplicazione dei canali e della facilità d’accesso porta allo spaesamento, persino per una testata nazionale è difficile arrivare a grandi pubblici perché si è tutto polverizzato. È il metodo che conta, è l’approccio giornalistico che può fare la differenza. Le prima nozioni che ho appreso erano prettamente giornalistiche, non vinicole”.

“Mi ritengo un prete di campagna del vino, oggi è pieno di eno-fighe ed eno-fighi, io penso che la bellezza del vino non stia dentro la bottiglia ma fuori” ha esordito con enfasi Alessandro Regoli (Fondatore e Direttore di WineNews).
“Evviva i linguaggi non tecnici, per fare contenuti ci vuole competenza e fantasia. I contenuti sono sempre più fuori dalla bottiglia. Io amo comunicare il vino, evangelizzare, oggi questo mondo sembra una tribù, io non voglio stare dentro una tribù. Sono un animale da marciapiede e voglio rimanere tale”.

Un panorama del giornalismo del vino che appare vivace e che esprime scelte differenti dettate da volontà e obiettivi differenti: “Noi siamo una testata molto classica, non abbiamo sito web, non puntiamo sui social, restiamo fedeli totalmente alla carta” ha evidenziato Marco Tonelli (Editor di Spirito Divino). “Lo facciamo a fatica perché per fare un lavoro di qualità sulla carta sono necessari strumenti da vecchia editoria. Bisogna essere consapevoli di essere una nicchia, si esce dall’informazione per andare totalmente sulla comunicazione”.

Negli ultimi anni c’è stata una crescita sostanziale del giornalismo legato al vino, lo conferma la testimonianza di Fabrizio Carrera (Direttore responsabile di cronachedigusto.it): “Credo non si sia mai scritto così tanto sul vino come negli ultimi anni. Per due fattori principali, primo perché il giornalismo si è accorto che il vino era un settore trainante in espansione e secondo perché il mondo produttivo si è reso conto che necessitava di figure formate in questo senso. Oggi il giornalista deve confrontarsi con tanti strumenti ma anche con tanti influencer. Oggi sembrano contare più i followers che i lettori di un giornale”.

Quali sono le caratteristiche quindi che possono differenziare il giornalismo del vino da altre forme di comunicazione?
“Penso che siano i contenuti a fare la differenza” ha chiosato Carrera, “sono tre i capisaldi del giornalismo, non solo legato al vino: essere credibile, essere tempestivo, non essere fazioso. Oggi dobbiamo utilizzare meno punteggi e più cronaca, meno voti e più analisi”.

Fabio Piccoli (Direttore responsabile di Wine Meridian) ha voluto allargare il cerchio ed analizzare il giornalismo del vino in relazione alle esigenze del settore produttivo: “Venendo qui oggi ero molto combattuto se dire quello che penso o quello che è conveniente dire. Io ritengo che il giornalismo del vino sia lo specchio del comparto, di un mondo produttivo che ha fatto una scelta “prodotto-centrica”, basata appunto sul prodotto. Il mondo del vino sembra non privilegiare il racconto del vino, l’identità. C’è un altro aspetto che aiuterebbe a creare ordine ma appare utopico: la necessità di fare squadra tra di noi. Stiamo concludendo una indagine sulle aziende per capire l’entità degli investimenti sulla comunicazione e ci stiamo rendendo conto che sono numeri troppo bassi per sostenere un sistema informativo e comunicativo strutturato ed adeguato al comparto. La sfida del futuro si fonda su aziende più strutturate e lo stesso vale per il settore del giornalismo del vino. Ma il primo che lo deve volere è il mondo produttivo”.

In chiusura è intervenuto Alessandro Morichetti (Fondatore di Intravino) che, con un contributo accorato, ha sottolineato la propria volontà di mantenere un approccio completamente indipendente rispetto al mondo produttivo: “Esiste il mondo del giornalismo del vino? Secondo me no, il giornalismo del vino sta in piedi grazie ai produttori. Un settore giornalistico che sta in piedi con i soldi dell’oggetto, non può essere indipendente, è un peccato capitale originario. Noi ci autofinanziamo, sappiamo che entrare in contatto con il mondo della produzione significa dover fare compromessi che non vogliamo fare. C’è anche un altro problema, il 90% della comunicazione sul vino riguarda premi e punteggi, la maggior parte dei comunicati per la stampa parlano di premi e ci sono troppe aziende premiate. Tutti premiati significa nessun premiato”.