Si chiama: 100 Custodi per 100 Vitigni, la Biodiversità Viticola in Italia, ed è il libro realizzato da GRASPO (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e Preservazione dell’Originalità viticola) presentato in anteprima a Vinitaly che diventa il concreto manifesto progettuale per una ideale rete tra aziende, istituzioni e centri di ricerca finalizzata a identificare, mettere in sicurezza e vinificare i tantissimi vitigni originali italiani a rischio erosione genetica, dalle Alpi alla Sicilia.

Sono più di 150 le aziende custodi incontrate dagli autori raccontando le incredibili storie di oltre 200 vitigni molto rari e poco conosciuti, con le appassionate ed autorevoli presentazioni di Monica Larner, Attilio Scienza, Manna Crespan e Danilo Riponti.

Un lungo viaggio di incontri e scoperte, che non vuole essere un mero catalogo di aziende e vitigni  a rischio estinzione ma una esperienza immersiva in questo mondo spesso dimenticato che tocca tutte le regioni italiane mettendo in relazione tra loro custodi e centri di ricerca.

Un viaggio ricco di  storie originali spesso caratterizzate da autentico eroismo ma anche un racconto di quanto istituzioni, centri di ricerca ed ampelografi di tutta Italia hanno fatto per identificare e preservare questi vitigni.

Come per esempio il progetto RITORNO attivato dall’azienda  Sassotondo di Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia in sinergia con GRASPO e l’Università di Catania per lo studio e la messa in sicurezza di 11 antiche varietà dell’Etna.

Fortemente convinti che la vera sostenibilità in vigna parte dalla tutela e dalla salvaguardia della biodiversità viticola di ogni territorio, nel testo ritroviamo anche alcune storie di sindaci, di piccole comunità, di associazioni ed aziende che condividendo questi temi hanno collettivamente e concretamente contribuito alla salvaguardia della biodiversità viticola locale anche tutelando vecchie vigne, storici sistemi di allevamento ed ancestrali pratiche agricole.

L’opera di GRASPO dall’iniziale ricerca di vitigni perduti con rilievi e microvinificazioni, consolidata nel tempo con l’iscrizione di alcuni vitigni al Registro e la creazione di campi di conservazione si allarga ora alla divulgazione, sensibilizzazione, informazione, con il diretto coinvolgimento delle aziende custodi di ogni territorio e sviluppando sinergie con Università e centri di ricerca.

Azioni concrete che non si limitano alla sola salvaguardia del patrimonio genetico ma cercano di capire quali risposte possiamo oggi avere da questi vitigni dimenticati nella sfida lanciata alla viticoltura italiana dal cambiamento climatico.

Ecco allora che cultivar, oggi considerate marginali, possono con le loro peculiari caratteristiche rispondere al bisogno di più freschezza ed acidità o vitigni caratterizzati da colore ed eleganza per rossi moderni, senza dover spostare la viticoltura verso areali ad altitudini più elevate alterando equilibri ambientali e paesaggistici.

Proprio l’importanza strategica di questo percorso di ricerca richiede però oggi una nuova attenzione anche da parte delle Istituzioni per permettere la salvaguardia di risorse genetiche che le attuali norme sembrano invece ostacolare.

Servono percorsi dedicati ed attenzioni specifiche per la catalogazione e la registrazione di questi vitigni e per la loro messa in sicurezza, una richiesta che arriva forte da tutti i custodi che ritroviamo nel libro di GRASPO.

Vitigni dal passato quindi ma per possibili vini del futuro.