Nelle settimane scorse � stato inaugurato in provincia di Verona un nuovo supermercato di una nota catena veronese che da giorni � preso letteralmente d�assalto da tantissimi clienti. Sono numerosi i prodotti “sottocosto” presenti sugli scaffali e l�ulteriore 10% di sconto alla cassa fa gola a moltissimi consumatori, soprattutto in una fase di crisi economica come questa.
Tra le tipologie utilizzate per il “sottocosto” e per azioni di forte promozione in generale dai responsabili della catena distributiva per attrarre maggiori clienti vi � il vino. Non a caso gi� all�ingresso del nuovo supermercato i due prodotti sottocosto sui quali si imbatte inevitabilmente il cliente (sono pareti di cartoni piene di prodotto) vi � l�extravergine d�oliva e il vino.
Una scelta interessante che gi� da sola fa capire come la gdo abbia individuato in questi due prodotti una sorta di “simbolo” per la loro clientela. Quasi a dire: se riusciamo a proporvi prezzi “aggressivi” su vino ed extravergine figuratevi cosa riusciamo a fare sul resto.
Sempre in chiave di premessa di questo articolo dichiariamo con assoluta trasparenza che � lungi da noi fare facile e pericolosa demagogia sui prezzi dei vini. Pur denunciando pi� volte il pericolo dei prezzi bassi, soprattutto sui mercati internazionali, di molti nostri vini, abbiamo sempre evitato le crociate moralistiche ma � indubbio che quello che sta avvenendo in questi mesi sta andando oltre le legittime campagne promozionali e rischia di minare fortemente anche l�immagine del vino italiano nel suo complesso facendolo entrare nel pericoloso alveo delle commodities.
“Vittima” illustre di quest�ultima campagna del sottocosto da parte della sopracitata catena distributiva, la docg Franciacorta, considerata ormai da tempo il pi� noto metodo classico italiano, le bollicine d�eccellenza del nostro Paese.
Ebbene trovare una denominazione cos� importante a 2,61 euro a bottiglia non pu� non farci gridare allarme e suscitare importanti riflessioni.
Se a questo si aggiunge che sugli scaffali altri vini della stessa denominazione sono stati proposti ben al di sotto dei 5 euro a bottiglia ci porta a capire che non si � nemmeno trattato di un caso isolato ad una singola azienda.
Se poi si va a vedere come il Franciacorta in questo caso � stato utilizzato come una punta di un iceberg sotto la quale vi sono altre tantissime importanti denominazioni italiane a prezzi che definire bassi � un eufemismo, la preoccupazione non pu� che salire.
Quale pu� essere, infatti, la percezione nei confronti del vino e di nostre autorevoli denominazioni di quelle decine di migliaia di consumatori che in questi giorni stanno affollando quel supermercato (che purtroppo sappiamo non si tratta di un caso isolato)?
Pensiamo sia a quelli abituati all�acquisto di vino, magari anche di qualit�, che trovano straordinaria questa opportunit� del “saldo” ma che si chiederanno legittimamente se sono fortunati oggi o sono stati gabbati nel passato. Ma pensiamo anche ai “neofiti” del vino, quelli, la maggioranza, con minor cultura enologica che guardando questi prezzi si faranno un�idea decisamente bassa rispetto a questo prodotto. Provate ad immaginare cosa proviamo quando ci imbattiamo in prodotti che non conosciamo dove il parametro prezzo diventa quasi sempre la nostra unica chiave di scelta.
Ma l�altra domanda importante da porsi, a nostro parere, � la seguente: possiamo alla luce di queste pericolose dinamiche di prezzo continuare a delegare da sola la grande distribuzione a decretare, condizionare, la reputazione dei nostri vini?
Noi pensiamo che proprio in una fase cos� complessa per la nostra economia sia fondamentale trovare anche una nuova modalit� di relazione tra mondo della produzione e quello della distribuzione.
Cavarsela dicendo la solita frase:”Non dipende da noi ma dalle politiche della catena distributiva” oggi ci sembra una foglia di fico pericolosissima per il mondo produttivo ma noi pensiamo anche per la stessa gdo.
E� quest�ultima cos� convinta di fare il proprio bene e anche quello dei suoi clienti?
Dare la sensazione alla propria clientela che si pu� pagare un Franciacorta a 2,61 euro a bottiglia o un extravergine d�oliva a 2,80 euro al litro non potrebbe invece rappresentare l�anticamera di un fallimento per tutti? Dove entro breve nemmeno il consumatore ci potr� guadagnare in quanto dove non c�� sostenibilit� economica non vi possono essere nemmeno garanzie qualitative (se non rischi ancor peggiori).
Fermiamoci a riflettere prima che sia troppo tardi.


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