Il focus principale ha preso in considerazione le varie metodologie per riportare ai massimi livelli l’enoturismo dopo questo periodo di crisi. Si è discusso inoltre di come i vari produttori possano tornare in campo con nuove idee e fiducia nel futuro.
Il primo intervento è stato quello di
Fiona Morrison, 
Master of Wine inglese, scrittrice del libro: “10 Great Wine Families” pubblicato dalla Académie du Vin Library. É membro del circolo degli scrittori del vino, che ha concentrato la sua carriera professionale nella zona di Bordeaux e il suo business, assieme al marito Jacques Thienpontdove gestiscono tre châteaux del vino presso uno dei quali si produce Le Pin, uno dei vini più di nicchia del mondo.
Al momento è difficile fare una previsione a lungo termine, di sicuro però sarà vitale l’organizzazione di eventi collaterali all’aperto, come i tour in vigna, anche durante la vendemmia. Sarà possibile allora parlare della storia che sta dietro le cantine e a cui non sempre è dato il giusto spazio, ma che è rilvante da un punto di vista educazionale, impronta da lasciare ai visitatori.
I turisti, inoltre, saranno organizzati in piccoli gruppi, interessati alla storia e all’ambiente che circonda il nostro prodotto finale, il vino. Secondo il pensiero di Fiona Morrison, inoltre, anche i webinar apporteranno un contributo importante in futuro, perché sono un modo immediato per raccogliere persone provenienti da tutto il mondo in un unico luogo virtuale, ma di sicuro il canale preferito rimarrà quello presenziale.

L’esperienza dell’enoturismo in Italia è raccontata da Filippo Magnani, membro del Circolo degli Scrittori del Vino e guida turistica professionale dedicata all’enoturismo della regione Toscana. In questi ultimi anni l’enoturismo nel Bel Paese ha visto una costante crescita. Il Covid-19 ha portato con sé, però, nuove sfide da affrontare. Ci saranno infatti protocolli sanitari da rispettare e le visite saranno consentite a gruppi ristretti e a distanza di sicurezza. “Tuttavia – ci racconta Magnani” il 3 giugno l’Italia aprirà le frontiere non solo regionali, ma anche all’Europa intera. Le cantine hanno una gran voglia di mettersi in gioco e di ripartire con visite personalizzate, soprattutto all’aria aperta, con tour guidati dei vigneti, mantenendo però anche l’uso del digitale per poter dare visibilità all’azienda anche a distanza”.

Anche il Conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della Tenuta Col D’Orcia a Montalcino e di Viña La Reserva de Caliboro nella valle del Maule in Cile, ha spiegato che durante l’emergenza ha organizzato degustazioni online. Questi momenti si sono rivelati davvero conviviali, entrando in casa delle persone, infatti, si respira un clima rilassato, aperto allo scambio di pensieri. Ogni evento, comunque, è servito anche per promuovere le sue tenute, in vista di una possibile futura visita reale e non solo virtuale.
“In Cile – continua il Conte Cinzano – il turismo del vino è dedicato sia ad un mercato locale, sia internazionale, soprattutto proveniente dagli altri Stati del Sudamerica e dal Centroamerica. Tuttavia le cantine organizzano, oltre agli eventi interni, anche eventi in città. L’enoturismo si sta cominciando ad espandere e cresce la sua importanza, tanto che sempre più famiglie decidono di provare quest’esperienza”.

Passando dall’altra parte del mondo, per il Sudafrica ci ha mostrato la situazione dell’enoturismo Marisah Nieuwoudt manager dell’enoturismo presso Vinpro, una compagnia no profit che rappresenta 2,500 produttori di vino sudafricani e stakeholders del vino. Il suo focus è quello di puntare sulla crescita del mercato dell’enoturismo locale, che già oggi rappresenta più della metà delle visite. I sudafricani, infatti, tendono più facilmente a muoversi all’interno della loro Nazione, magari soggiornando proprio nelle cantine che spesso dispongono di posti letto dedicati ai turisti.
Il Sudafrica, inoltre, presenta spazi molto estesi per pianificare nuovi tour nelle vigne, in cui i turisti saranno seguiti dallo staff formato a dovere per far vivere la migliore esperienza possibile, davanti ad un panorama maestoso e con un bicchiere di vino in mano. In questo periodo è stato anche creato un canale online in cui i clienti possono abbinare il cibo al vino e poi farsi recapitare direttamente a casa entrambi nello stesso momento.

Reva Singh, indiana, membro del Circolo degli scrittori di vino e fondatore del primo magazine di vino in India: Sommelier India, ha raccontato come il suo focus non sia solo nazionale, bensì globale. L’India non è un Paese conosciuto per l’enoturismo, ma per il turismo sì, quindi il wine tourism dev’essere un ulteriore fattore di crescita per lo sviluppo futuro del settore, in modo da offrire esperienze sempre più autentiche. La conoscenza e il consumo di vino, inoltre, sono aumentate in questi ultimi anni in India, grazie anche al grande evento Sula Fest, un Festival Musicale che si svolge all’interno di una cantina indiana, Sula Vineyards, maggior produttore di vino dell’India e leader indiscusso del mercato controllando circa il 60% delle vendite di vino nazionale nel Paese.

Quello che manca al momento, in ogni angolo del mondo, è l’esperienza diretta con i produttori, elemento fondamentale per vivere una degustazione vera e propria, che in futuro dovrà tornare, magari organizzata in maniera diversa, con canoni differenti. In ogni caso, ogni visita in cantina, comunque sarà organizzata, darà valore maggiore all’avventura unica che si prova degustando il vino


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