Ci piaccia o no (a noi piace) il destino dell�economia vitivinicola del nostro Paese passa attraverso il posizionamento, la reputazione, insomma il successo delle nostre denominazioni di origine. Nelle regioni dove le doc vanno male o comunque non si � riusciti a costruire su di esse riconoscibilit� e autorevolezza, non vi sono alternative sufficienti (tra igt, varietali, notoriet� brand aziendali) per sopperire a tale limite.
L�andamento delle doc, quindi, � il miglior osservatorio per capire lo stato di salute di un territorio, di una regione vitivinicola e le sue performance sia sul mercato nazionale che su quelli esteri.
Tenendo acceso questo punto di riferimento abbiamo provato a leggere l�andamento delle dichiarazioni di produzione di vini a marchio qualit� per regione dal 2009 al 2013 e abbiamo individuato i seguenti aspetti:
1) il Piemonte praticamente � stabile da 5 anni con circa 2,2 milioni di ettolitri;
2) sostanzialmente stabile anche la Lombardia con tra i 750-800.000 hl;
3) grande balzo avanti del Veneto dai 3,2 milioni del 2009 ai 4,7 milioni del 2013;
4) crollo verticale del Trentino da 813.000 hl a 329.000 hl (mentre l�Alto Adige � stabile attorno ai 300.000 hl);
5) crescita della Toscana ma concentrata nel 2013 (2,6 milioni di hl) dopo un quadriennio circa di stabilit� intorno a 1,6 milioni di hl);
6) continua riduzione dell�Umbria da 209.000 hl a 150.000 hl
7) stabilit� in Abruzzo da 5 anni attorno all�1,2 milioni di hl
8) Campania in calo di circa 50.000 hl in 5 anni;
9) Sicilia, in proporzione, con la crescita maggiore dai 167.000 hl del 2009 ai 730.000 del 2013.

E� chiaro che si tratta di un angolo di osservazione parziale con una serie di elementi condizionati da vari fattori a partire da quello “fisico” (andamento annata) che incide sui quantitativi prodotti, ma � altrettanto vero che l�investimento nelle doc � comunque sintomatico di una fiducia nei produttori nei confronti del loro territorio e di conseguenza dei loro marchi territoriali.
E i mercati, inutile negarlo, premiano questo tipo di fiducia e di preciso e autentico investimento nella propria identit� territoriale.
Per questo non meraviglia vedere un Veneto in crescita sul fronte dei vini a marchio di qualit� con denominazioni del calibro dell�Amarone, del Prosecco ma anche del Soave che comunque (magari in maniera pi� altalenante) rimane un brand sul quale i produttori investono e i mercati riconoscono. In Veneto, inoltre, forse esiste allo stato attuale la maggiore capacit� degli imprenditori di interpretare al meglio il mercato e di saper proporre i propri vini in sintonia con queste evoluzioni di stile di consumo. In estrema sintesi ci sembra la regione che meglio di altre “presidia”, � “presente” costantemente sui mercati.
Non stupisce pi� di tanto la sostanziale stabilit� del Piemonte che continua ad apparire una regione vitivinicola di grande storia ma spesso d� anche la sensazione di essere troppo “ingessata” e non sempre capace di interpretare al meglio certe evoluzioni del mercato. La crescita pi� recente della Toscana dopo anni di “bonaccia” vogliamo leggerla come una ripresa del brand regionale enologico italiano forse pi� famoso al mondo. Non si pu� dimenticare come la Toscana in quest�ultimo decennio sia stata forse la regione con una forte crisi di identit� anche all�interno delle grandi denominazioni storiche, a partire dal Chianti. Oggi vi sono segnali di ripresa che, a nostro parere, stanno partendo proprio da una riappropriazione autentica del rapporto con il territorio di produzione.
Meraviglia e preoccupa invece moltissimo la disaffezione dei produttori trentini nei confronti dei propri marchi territoriali a partire dalla doc Trentino. Tutti saremmo orientati a pensare che se esiste un brand autorevole, credibile, portatore di fattori positivi questo � proprio quello del Trentino. Marchio che evoca un territorio di montagna, dall�ambiente sano, con una positiva qualit� della vita, abitato da persone operose. Come mai questa immagine positiva non � stata sufficiente per trasferirla anche al mondo del vino? Non andiamo oltre questa analisi, vi saranno presto altre occasioni, quello che per� possiamo affermare che questo allontanamento dalle proprie denominazioni ha rappresentato per il Trentino un conseguente calo del posizionamento e della reputazione della propria enologia, vorr� dire qualcosa?
Lo stesso calo dell�Umbria � sintomatico di una regione vitivinicola che a nostro parere da tempo non riesce ad esprimere appieno le proprie straordinarie potenzialit�. Con due cavalli di battaglia come il Sagrantino di Montefalco e l�Orvieto ci si aspetterebbe performance di ben maggiori dimensioni.
Chiudiamo con la Sicilia che su questo fronte ha evidenziato la crescita maggiore. I fattori di questa evoluzione sono molti, il principale � l�aver finalmente capito che il brand Sicilia, soprattutto se declinato all�interno di una denominazione pi� forte e autorevole pu� rappresentare uno straordinario asset sui mercati di tutto il mondo. Noi siamo convinti che questo sia “solo” l�inizio per questa grande terra, ora c�� bisogno di un numero sempre maggiore di imprenditori siciliani che ci credano e investano anche senza il supporto degli enti pubblici. Ma questo vale per tutti.

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