Angélique de Lencquesaing direttrice e cofondatrice di iDealwine (e-commerce francese di vini pregiati specializzato in aste online e vendite a prezzo fisso), intervistata recentemente nel programma Market Watch di BFM Business News (emittente radio-televisiva francese, leader nel settore del business e della finanza) ha illustrato gli andamenti del mercato del vino di alta gamma all’asta negli ultimi mesi del 2019 ed ha affrontato lo spinoso tema dei dazi americani che minacciano il settore vitivinicolo europeo.
I dati del mercato del vino di alta gamma all’asta sono stati positivi con un volume di vendite di oltre 6 milioni di euro (+10%) nell’ultimo trimestre dell’anno.
“La crescita è stata lenta rispetto all’andamento generale dell’anno”, afferma de Lencquesaing “abbiamo ottenuto un +10% nell’ultimo trimestre, rispetto al +25% dall’inizio del 2019. Allo stesso tempo, è normale che la crescita relativa sia leggermente più debole nei periodi di forte incremento dei volumi.”
Il mercato globale del vino di alta gamma è apparso più prudente soprattutto nella seconda metà dell’anno, visto che pesano diverse minacce: l’imminenza di Brexit, la guerra commerciale USA-Cina, la situazione instabile in Asia in particolare a Hong Kong (la principale area di esportazione di iDealwine) ed i dazi sui vini europei importati negli USA che duravano dal 18 ottobre 2019 e che sono stati sospesi dal 22 gennaio 2019 dopo la tregua di Davos. Senza dimenticare l’attuale situazione sociale in Francia, dove negli ultimi giorni si sono viste scene inimmaginabili di scontri tra pompieri e polizia in assetto antisommossa.
Per quanto riguarda i dazi statunitensi Angélique de Lencquesaing ammette di essere molto turbata: “abbiamo sollevato le nostre preoccupazioni già in ottobre, quando è stata imposta per la prima volta la tassa del 25% sui vini francesi ed abbiamo inviato recentemente una lettera aperta al presidente Macron per avvertirlo dell’impatto di una misura che rischia di aumentare questi dazi al 100%.”
Anche gli americani sono molto preoccupati. Il critico enologico Antonio Galloni si è rivolto al presidente Trump per ricordargli che l’industria del vino fornisce lavoro a 1,74 milioni di persone. Un terzo delle vendite è costituito da vini importati, di cui il 75% è europeo. Galloni teme che il vino perda la sua popolarità anche rispetto ad altre bevande.
Gli Stati Uniti sono il principale mercato d’esportazione per i vini e gli alcolici francesi, l’industria vinicola si è trovata nella posizione di essere vittima collaterale di conflitti che non riguardano il settore. I primi dazi, imposti dal 18 ottobre 2019, sono stati causati dalla disputa tra Airbus e Boeing.
Attualmente la querelle è determinata dalla cosiddetta web-tax – anche definita GAFA tax, acronimo di Google, Amazon, Facebook ed Apple – anche in questo caso un dissidio che non ha nulla a che vedere con il comparto del vino.
Imporre dazi al 100% su ogni bottiglia che entra in territorio americano bloccherebbe immediatamente le esportazioni francesi e non solo.
Sarebbe una disfatta, in Francia l’industria vitivinicola dà lavoro a 500.000 persone e fattura 13,2 miliardi di euro di esportazioni, il secondo comparto dell’export francese dopo il settore aeronautico nel 2018.
Tornando alle aste, lo Champagne (il più colpito dai dazi statunitensi al 25% da poco sospesi, ndr) ha riscosso diversi successi all’asta, le cuvée d’annata sono state particolarmente ricercate.
Significativi in tal senso sono i risultati di Krug (Clos du Mesnil 1979: €3040), Dom Pérignon, storicamente il più importante nelle aste (1966: €397), Bollinger (Magnum R.D. 1976: €1040), Salon cuvée S (1976: €1094) e Cristal Roederer (1966: €851)
Le cuvée d’annata aumentano di valore nel tempo e vale la pena investirci, purché si riesca a conservarle bene. Gli Champagne pregiati sono i più sensibili alle variazioni di temperatura e umidità in cantina.
Angélique de Lencquesaing, è orgogliosa del record stagionale: “le aste non sono più solo un palcoscenico per le regioni tradizionali – Bordeaux, Borgogna e Rodano – ma ora anche Loira, Provenza e Languedoc-Roussillon stanno emergendo con forza. A fine anno è stata una regione inaspettata, la protagonista della nostra asta record. Il 4 dicembre, una bottiglia di Grange des Pères del 1992 è stata messa all’asta per 5.219 euro.”
Il 1992 è stata la prima annata prodotta da questa cantina iconica. Un’altra particolarità è che la vendita ha offerto una verticale dal 1992 al 2016.
“Tra i lotti in vendita” continua de Lencquesaing “tre bottiglie hanno superato la soglia dei 1000 euro: 1992, 1993 e 1994, le prime tre annate prodotte. È stato un acquirente francese a vincere finalmente la 1992 dopo un’epica guerra di offerte: un +2740% in più rispetto al prezzo iniziale!”
Anche i vini bianchi della cantina, ancor più rari, hanno ottenuto ottimi risultati: il 1996 è stato messo all’asta a 448 euro e il 2004 a 552 euro.












































