Le tendenze del mercato del vino pregiato durante questa emergenza Covid-19 sono in gran parte determinate dal recente passato.
Liv-ex ha esaminato la situazione del mercato e le sfide che il commercio del vino deve affrontare nel contesto del lockdown globale ed il primo dato che balza all’occhio è che
la quota di mercato di Bordeaux è in costante calo. Dopo aver raggiunto il 96% nel 2010, al culmine del boom guidato dalla Cina, la quota si è dimezzata, nel 2020 si sta attestando solo al 48%.

La Borgogna è stata a lungo il principale beneficiario del declino di Bordeaux. L’anno scorso la regione ha conquistato una quota record di scambi commerciali, raggiungendo una media annua del 20%. Nel 2020 sta scendendo finora al 15%. Le cause che stanno dietro a questa trasformazione sono determinate da diversi fattori.
Dopo che Bordeaux ha raggiunto il suo apice nel 2011, i compratori hanno iniziato a cercare altri regioni produttive di vino pregiato. La Borgogna ha attirato l’attenzione, alcuni sostengono che questo processo sia stato determinato dal cambiamento del gusto, dai rossi tannici audaci alle espressioni più eleganti del Pinot Nero, ma la spiegazione più probabile è da ricercare nel fascino esercitato da piccole aziende specializzate che producono vini rari e difficili da reperire.
La domanda superava la già scarsa offerta, spinta in gran parte dalla rarità dei vini e nel 2018 i prezzi raggiunsero livelli record. Ma “non è tutto oro quel che luccica” e l’anno scorso il Burgundy 150 è stato l’indice con la peggiore performance, con un calo dell’8,8%.

Lo Champagne e l’Italia hanno attirato negli ultimi anni un’attenzione crescente.
Lo Champagne è stato a lungo uno dei vini preferiti sul mercato on-trade, ma negli ultimi anni si è anche affermato come uno dei principali attori del mercato secondario. Dal 2010, la sua quota commerciale è passata dall’1% all’8% in valore, e il numero di scambi di Champagne unici si è moltiplicato.
L’Italia è entrata a far parte dell’elite del vino solo negli ultimi quarant’anni ma molti hanno riconosciuto un costante miglioramento nello stile e nella qualità dei vini italiani.
Le due regioni hanno rappresentato ciascuna il 9% del commercio in valore nel 2019. Sei anni fa, si attestavano rispettivamente al 2% e al 3%, questa crescita è stata determinata anche dal fatto di non essere stati colpiti dai dazi USA al 25%.

Un’altra tendenza sorprendente è stata l’ascesa della categoria Resto del Mondo. Quest’anno la sua quota commerciale in valore si è attestata al 10%, contro una media del 5% nel 2019 e del 2% di sei anni fa. Il Resto del Mondo è stato guidato da USA (5,2%), Spagna (1,3%), Australia (1,2%) e Germania (1,1%).

In aprile, il numero dei vini scambiati è stato superiore del 30% rispetto all’inizio dell’anno.
Mentre il mercato ha continuato a crescere, Bordeaux ha raggiunto il minimo storico mensile del 41% in aprile 2020. Anche la Borgogna è scesa al 9,3%, un’ulteriore prova del fatto che i compratori hanno esteso i loro interessi al di là di queste due regioni ad alto valore.

L’Italia è stata protagonista, raggiungendo il record del 22,5% ad aprile 2020, anche grazie all’esclusione dai dazi commerciali statunitensi e alle ben accolte campagne del Brunello ’15 e del Barolo ’16.
Anche il Rodano (5,2%) e il RdM (13,3%) hanno visto aumentare le loro quote commerciali.


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