L’enoturismo si è dimostrato un settore trainante persino nel 2020, dove circa il 71% dei turisti nel Belpaese ha dimostrato di voler vivere esperienze enogastronomiche nei propri viaggi. Inoltre, il 59% dei turisti dichiara che il vino ed il buon cibo aiutano a rendere l’esperienza multisensoriale e memorabile. 

Condizione che si è maggiormente rafforzata a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, che ha apportato nei turisti il desiderio di scoprire maggiormente il territorio circostante, alla ricerca di quelle esperienze immerse nel territorio caratterizzante delle tipicità italiane. E sicuramente questa situazione ha influenzato una presa di coscienza per le cantine italiane, che hanno posto sempre più attenzione all’ospitalità offrendo un’esperienza sempre più personalizzata e memorabile. 

Come ci racconta Michele Shah, infatti, durante il Covid-19 tante cantine italiane hanno espresso il desiderio e si sono conformate in modo tale da aumentare i profitti derivabili dall’enoturismo. Causa poche possibilità di export e di intraprendere nuovi contatti commerciali esteri, ci si è concentrati maggiormente sull’offerta nazionale, implementando servizi volti a rendere l’esperienza vissuta in cantina più sensoriale e coinvolgente

Come riportato da Gonzalo Merino, Coordinatore enoturistico di Bodegas de Argentina, l’enoturismo non rappresenta una semplice degustazione svolta in cantina o tra i vitigni, ma dà l’opportunità di vivere diverse attività a contatto con il territorio, la cultura e le persone. 

La convivialità, che tanto mancata a causa della pandemia, si è andata a cercarla nelle cantine ed in quei posti capaci di integrare il vino con la cultura

Il consumatore odierno, infatti, non si reca più in cantina solo per bere un bicchiere di vino, ma è profondamente dedito alla conoscenza della storia e della cultura che quel vino rappresenta, come ci dice Sylvie Cazes, direttore generale di Bordeaux Saveurs. Pertanto, per far fronte ad un consumatore sempre più attento e curioso, le cantine dovranno adeguarsi in maniera tale da rendere la visita quanto più sensoriale e immersiva.  

Oltre all’aspetto sensoriale, di rilevante importanza è il tema della sostenibilità, come dichiarato da Adrian Bridge. L’importanza del wine tourism avrà una notevole crescita anche dopo la pandemia, ci dice il CEO di The Fladgate Partnership, pertanto urge una profonda attenzione all’ambiente circostante, per non sciupare il territorio tanto influente sulla scelta esperienziale. 

Integrare a livello aziendale pratiche e certificazioni sostenibili, seppur caratterizzate da ingente sforzo, rappresentano dei benefit non solo per l’impresa stessa, ma anche per il territorio, la cultura e la popolazione circostante. L’azienda, tramite le sue best practices, sarà capace di diffondere anche nei visitatori l’importanza della tutela del territorio, creando pertanto un circolo vizioso.

Ricapitolando, i focus sui quali porre l’attenzione per la ripresa del settore enogastronomico e dell’enoturismo saranno sicuramente rappresentanti da una maggior attenzione alla sostenibilità ed all’aspetto multisensoriale, per rendere l’esperienza vissuta in cantina più inclusiva e memorabile.