Ci sono articoli che non vorremmo mai scrivere. Poi, però, il dovere del cronista, abbinato ad una autentica passione nei confronti del mondo del vino, ci obbliga non solo a riportare le notizie ma anche a dare il nostro, seppur modesto, parere.
Ci stiamo riferendo all’annosa vicenda del contenzioso che vede coinvolti il Consorzio di tutela vini Valpolicella e l’associazione Famiglie Storiche.
Ripercorrere tutta la vicenda riteniamo sia esercizio inutile visto l’eco che questa “guerra” ha avuto, e continua ad avere, in tutto il mondo del vino, anche a livello internazionale.
L’ultimo, si fa per dire, capitolo di questa querelle, a nostro parere dolorosa per tutti, è stata la proposta (rispedita al mittente dal Consorzio) di chiudere il contenzioso attraverso la disponibilità da parte delle Famiglie Storiche di “donare” i circa 160.000 euro – che sarebbero quelli necessari per la pubblicazione dell’ultima sentenza (a favore del Consorzio) su alcuni quotidiani di rilievo italiani – per azioni comuni di promozione dell’Amarone della Valpolicella.
In questo editoriale scegliamo volutamente di non entrare ulteriormente nelle motivazioni dell’una e dell’altra parte, che tra l’altro pubblichiamo ampiamente in due specifici articoli del nostro magazine, ma cerchiamo, ancora una volta, di provare a spiegare le ragioni per cui, a nostro parere, questa guerra non potrà mai avere né vincitori né vinti, ma un solo evidente perdente, la reputazione dell’Amarone e del suo territorio nel suo complesso.
Fin dalla genesi di questo scontro, infatti, era emerso chiaramente come il “mondo al di fuori” dei contendenti, non avrebbe potuto capire le ragioni di una tale battaglia che, tra l’altro, è bene ricordarlo, ha generato un dispendio di risorse economiche notevolissimo da ambedue le parti.
E non vogliamo apparire come dei Ponzio Pilato che non vogliono prendere le parti di nessuno, lavandosene bellamente le mani. Siamo fermamente convinti che in questa guerra da sempre ci sia stata una sola vittima, la Valpolicella nel suo complesso.
Senza dimenticare che questo triste scontro è avvenuto in una delle fasi di maggior crescita di questa denominazione che in questi ultimi vent’anni è riuscita a testimoniare, come poche altre, uno dei livelli di imprenditorialità più evoluta nel panorama vitivinicolo internazionale.
Quest’ultima annotazione fa emergere un ulteriore paradosso e cioè di come sia mai possibile che produttori illuminati, capaci, sulla cosiddetta cresta dell’onda, si siano fatti sopraffare da invidie, frustrazioni, guerre intestine di ogni genere.
Possibile che non si sia riusciti a fermare prima uno scempio assurdo, inconcepibile di questo genere?
Possibile che si sia ritenuto che solo le aule di un tribunale potessero mettere fine ad uno scontro così aspro ma al tempo stesso, almeno visto da fuori, surreale?
È noto, infatti, che le aule dei tribunali, soprattutto se vengono coinvolte su tematiche così lontane dal “senso comune giuridico”, quasi mai possono portare a soluzioni positive.
È chiaro che arrivati a questo punto chiedersi chi ha cominciato prima può solo apparire una ricerca puerile di giustificazioni.
Non riuscire a mettere la parola fine, “senza altre condizioni”, ma solo per il bene comune di una terra straordinaria che non merita tutto questo, a noi, scusateci se lo ripetiamo, ci sembra una follia.
In casi di questo genere, in altri comparti economici, si chiede l’aiuto terzo di persone o di commissioni illuminate, super partes, evitando di ricorrere ad avvocati e giudici, ma in Valpolicella questo non è avvenuto e il risultato è purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Siamo al corrente di tentativi fatti, anche nel recente passato, per riuscire a redimere la questione in maniera “civile”, ma ci duole constatare, se questi sono i risultati, che forse una volontà vera, autentica per superare il contenzioso, non c’è probabilmente mai stata.
E adesso cosa dobbiamo aspettarci, oltre agli ulteriori ricorsi, probabilmente gli ultimi vista la fine dei gradi di giudizio possibili?
Non abbiamo più risposte, ma forse perché di fatto non ce ne sono dal momento che tutti, anche noi che scriviamo e amiamo da sempre la Valpolicella e i suoi vini, abbiamo perso.