I risultati della recente indagine svolta da Wine Meridian in collaborazione con  il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia mettono in evidenza il percepito dei produttori sullo stato di salute del vitigno, le sue potenzialità di mercato e le azioni più indicate per la sua valorizzazione.

Il Lucido è numericamente pesante in Sicilia: parliamo di oltre 30.000 ettari di vigneto rispetto alla estensione complessiva del vigneto siciliano di oltre 90.000 ettari. Va da sé che valorizzare a pieno questo vitigno significa garantire competitività alle aziende produttrici e benessere al territorio. Se ne è parlato durante il Vinitaly, nel convegno di presentazione dei progetti di ricerca finanziati dalla Regione, che ha visto la partecipazione di esponenti del mondo istituzionale e di professionalità di rilievo del mondo scientifico ed enologico.

La Sicilia occidentale, e in particolare le macrozone di Trapani, Palermo e Agrigento, emergono in particolare come le aree di particolare elezione del Lucido.

A questo peso in termini quantitativi fa riscontro quanto emerso dall’indagine, che riporta, per circa un 70% degli intervistati, l’elevata importanza del Lucido per la Sicilia enologica: il Lucido è oggi considerato un vitigno molto identitario per il territorio siciliano.

E’ di tutta evidenza, tuttavia, che il Lucido abbia subito negli ultimi anni un ridimensionamento per ciò che riguarda la critica enologica, i media e il mercato. 

L’indagine evidenzia una forte concorrenza subita dal Lucido da parte di altre varietà siciliane che sono cresciute maggiormente, quali Grillo e Inzolia. 

Abbiamo chiesto ai produttori di individuare le cause di questo processo di flessione: per un buon 50% degli intervistati le ragioni sono da ricondurre ad una qualificazione troppo eterogenea a livello regionale, e in particolare a una non adeguata identificazione degli areali più vocati, come pure a scarsi investimenti in ricerca per approfondire le caratteristiche agronomiche ed enologiche del vitigno; tra le altre ragioni si segnalano le non frequenti testimonianze di eccellenza e una comunicazione poco efficace. Per molti l’utilizzo del nome Catarratto ha creato sul mercato qualche problema di diffusione, per difficoltà del termine e per mancanza di vis attrattiva del nome stesso; qualche isolata indicazione da parte di chi, invece, preferisce alla più moderna appellazione Lucido il vecchio nome Catarratto.

Le potenzialità dal punto di vista agronomico ed enologico, d’altro canto, sono ritenute buone e nella maggior parte dei casi non vengono segnalati particolari problemi rispetto ad altre varietà.

Una buona convergenza si segnala sul fronte delle azioni di valorizzazione da intraprendere per un recupero di visibilità e di apprezzamento del vitigno: per oltre il 40% degli intervistati è infatti necessaria una narrazione  fortemente focalizzata sulle caratteristiche e sulla storia di questa varietà, mentre un buon numero di produttori segnala la necessità di effettuare importanti investimenti in ricerca per individuare gli areali più vocati e comprendere meglio le caratteristiche del vitigno; come pure la necessità di eventi per promuovere brand ed etichette in grado di far emergere sui mercati l’effettivo valore dei vini Lucido. 

Il quadro emergente dall’indagine sembra fortemente confermare che il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia ha intrapreso, con le attività di ricerca agronomica ed enologica, di divulgazione e degustazione previste dal progetto V.I.S.T.A. Lucido, la direzione giusta per la valorizzazione del vitigno e per la sua promozione sul mercato nazionale ed estero.

Senza titolo 1
c