Il primo Oria Day, tenutosi il 14 settembre a Montalcino, ha celebrato la nascita del progetto vitivinicolo sostenibile Oria Toscana. L’evento ha incluso un convegno dedicato al Sangiovese, con relatori di fama internazionale come il Prof. Attilio Scienza e il Dott. Paolo Storchi. Si è discusso delle origini, della diffusione dei cloni e delle prospettive future del vitigno simbolo della viticoltura italiana.

Si è tenuto recentemente a Montalcino il primo Oria Day, giornata di celebrazione della nascita del progetto Oria Toscana dell’enologo di fama internazionale Roberto Cipresso e del suo socio argentino Martin Iglesias.

I festeggiamenti sono iniziati alla mattina con il convegno “Sangiovese: passato presente e futuro”, un momento dedicato al vitigno a bacca nera più diffuso nel mondo della viticoltura italiana e colonna portante del progetto Oria, che prevede l’impianto di un grande vigneto paesaggistico in cui verranno allevati tutti i 140 cloni di Sangiovese, con le finalità sia di produrre un grande vino che sia la massima espressione del vitigno, che di ricerca e analisi del comportamento e differenze dei vari cloni. Lo scopo è studiarne le interazioni col terroir e il comportamento, attraverso microvinificazioni, che saranno fruibili sia ai ricercatori e studenti universitari, sia alla stampa di settore.

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Ad introdurre e moderare il convegno è stato, in qualità di Presidente del comitato scientifico di OriaJacopo Fanciulli, affermato degustatore ed esperto vitivinicolo, Italian Wine Ambassador e candidato al prestigioso Master of Wine. Tra i relatori accademici di fama internazionale come il Prof. Attilio Scienza, uno dei massimi esperti nel campo della viticoltura ed enologia in Italia, il Dott. Paolo Storchi, Direttore della ricerca presso il CREA (Centro Ricerca Viticoltura Enologia) di Arezzo, e il presidente della Fondazione BanfiRodolfo Maralli.

Il primo intervento ha visto i saluti del padrone di casa, Roberto Cipresso, che ha illustrato al numeroso pubblico il progetto Oria, un nuovo ed innovativo modello di cantina e business, in cui appassionati e winelover diventano protagonisti e parte integrante di un progetto vitivinicolo totalmente sostenibile, sia da un punto di vista economico, sia ambientale. Verranno attuate le più moderne tecniche di viticoltura nel totale rispetto dell’ambiente e le geometrie dei numeri aurei renderanno Oria un tutt’uno armonico con l’ambiente e la natura circostante.

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È stato poi il turno del Prof. Scienza, che collegato da remoto ha illustrato la storia del Sangiovese, dalle origini del nome del vitigno, Sanguis Jovis – il Sangue di Giove, ai suoi numerosi appellativi nel corso della storia, fino ai primi cenni letterari in cui si descrive il vitigno intorno al 1500 con il nome di Sangioveto, fino alla situazione attuale di coltivazione in Italia. Un punto fondamentale su cui il Professore si è focalizzato è stato quello delle misteriose origini del vitigno. Da anni, infatti, ampelografi e studiosi della vite stanno cercando di individuare le piante genitrici del Sangiovese e l’area geografica di provenienza. Dopo l’alternarsi ed il confutarsi di varie teorie, attualmente ne è stato identificato un genitore, lo Strinto porcino, un vitigno del sud Italia quasi completamente scomparso. Sembra che il meridione sia anche la zona di provenienza del vitigno, ma questa teoria non è ancora confermata ed altri studiosi propendono per un’origine Toscana/Emiliana.

È stata poi la volta dei saluti di Rodolfo Maralli, Presidente della Fondazione Banfi, il quale ha spiegato l’impegno ormai decennale della Fondazione nella promozione del Sangiovese come veicolo identitario non solo di Montalcino, ma della Toscana e più in generale dell’Italia. La Fondazione, infatti, grazie alla creazione e sviluppo della Scuola di Alta Formazione Sanguis Jovis, forma da anni, attraverso corsi estivi ed invernali, studenti e professionisti in ambito enologico e di comunicazione, mettendo al centro dei programmi didattici proprio il Sangiovese.

Terzo ed ultimo intervento è stato quello del Dott. Paolo Storchi che, grazie alla sua esperienza sul campo, ha illustrato al pubblico la situazione attuale della coltivazione del Sangiovese, focalizzandosi sulla diffusione dei suoi cloni attualmente riconosciuti, ben 128 in Italia, a cui si aggiungono 3 biotipi Prugnolo Gentile e 9 cloni internazionali. L’intervento ha illustrato al pubblico anche le differenze che i ricercatori cercano nei vari cloni, dalla forma del grappolo e delle foglie, fino alla dimensione degli acini. Si è discusso anche di prospettive future e dell’eventualità in fase di studio di avere cloni di Sangiovese resistenti e delle nuove zone di coltivazione che andranno valutate per confrontarsi con i cambiamenti climatici in atto. L’intervento del dott. Storchi si è poi concluso con il racconto della sua esperienza personale nell’impianto di un vigneto in cui è presente una massiccia selezione clonale di Sangiovese, insieme alla Fondazione Banfi.


Punti chiave:

  1. Il primo Oria Day ha celebrato la nascita del progetto Oria Toscana, guidato dall’enologo Roberto Cipresso.
  2. Il convegno “Sangiovese: passato, presente e futuro” ha analizzato la storia e le prospettive future del vitigno Sangiovese.
  3. Sono stati discussi i 140 cloni del Sangiovese e la loro interazione con il terroir per produrre un vino d’eccellenza.
  4. Tra i relatori, il Prof. Attilio Scienza ha illustrato le origini e le misteriose radici del Sangiovese.
  5. Il Dott. Paolo Storchi ha esplorato la diffusione attuale dei cloni e le prospettive future legate ai cambiamenti climatici.