Siamo sempre più convinti che il modo migliore per capire il valore di un’azienda, la qualità di un vino sia quello di andare a conoscere direttamente il produttore. Non vi è nulla di meglio per poter approfondire le ragioni che portano alla qualificazione di un prodotto, all’individuazione dell’identità di un territorio.
Ne abbiamo avuto conferma nella nostra recente visita all’azienda Paolo Leo, sita in uno degli angoli più suggestivi del nostro Paese, il Salento, in Puglia. Un territorio che sempre di più si sta affermando non solo sul fronte turistico ma anche su quello vitienologico.
Avevamo degustato i vini della Paolo Leo qualche mese fa ed eravamo stati conquistati non solo per l’elevato profilo qualitativo ma anche per l’alto indice di personalità e riconoscibilità.
Elementi che ci hanno spinto ad andare a conoscere meglio questa azienda e, soprattutto proprio Paolo Leo, il titolare produttore.
Ed è stata una splendida conferma di quanto avevamo percepito durante le degustazioni.
Ci siamo imbattuti in una dei produttori di vino tra i più preparati ma anche tra i più appassionati e assolutamente convinto del valore del suo territorio di produzione.
Paolo rappresenta quella per fortuna non troppo ridotta schiera di produttori coraggiosi, capace di prendere in mano l’azienda nel 2000 e in pochi anni di farla diventare uno dei marchi più interessanti e dinamici del nostro Mezzogiorno.
Un Sud Italia che ha ancora tantissimi potenzialità da esprimere e realtà come la Paolo Leo te lo confermano in maniera ideale.
Oggi la Paolo Leo è rappresentata da circa 50 ettari di vigneto e una produzione attorno ai 2,5 milioni di bottiglie che arrivano per un 60% sui mercati internazionali e il rimanente in Italia.
“Ho creduto fin dall’inizio nel valore dell’imbottigliato ” ci spiega Paolo Leo ” e, in particolare, alla forza dei nostri vitigni autoctoni, pur credendo anche alla possibilità di produrre anche vitigni internazionali ad alto valore identitario, grazie ad un terroir capace di imprimere forte personalità e riconoscibilità ai propri vini”.
In quest’ultima direzione è nato proprio Numen, uno dei migliori e originali, a nostro parere, Chardonnay prodotti in Italia, ottenuto attraverso l’appassimento in campo tramite la tecnica della strozzatura del pedicello. Uno Chardonnay apprezzato anche in Francia e lo testimonia la Medaglia d’argento conquistata nel prestigioso Concorso Chardonnay du Monde.
Ma grande attenzione, fin dalle sue origini, è stata quella verso il rispetto dell’ambiente e dei consumatori.
“Stiamo convertendo tutta la nostra azienda al biologico ” ci racconta Paolo a tal proposito ” e questo non certo per assecondare delle mode ma perché è nostra profonda convinzione produrre vini con minor possibile impatto ambientale. A nostro parere una scelta non solo positiva per l’ambiente e i consumatori ma anche per caratterizzare meglio i nostri vini e renderli così sempre più riconoscibili”.
Quella del “toccare il meno possibile il prodotto” sia in vigna che in cantina è una sorta di “mantra” per Paolo. “Io penso ” ci sottolinea – che vi siano aspetti del passato vitienologico che vadano recuperati al fine di ritornare a vini non solo più salubri ma anche molto più identitari, molto più legati ai vitigni e ai territori di origine. Io se vado al passato ricordo aromi, sapori che nel tempo si sono affievoliti a causa di un impatto delle tecniche produttive troppo spesso invasive che hanno reso i vini standardizzati, omologati e quindi con poca personalità”.
In Paolo Leo, mentre parla, leggi non solo la passione ma anche la straordinaria voglia, desiderio di mettersi sempre alla prova, di non fermarsi mai.
In quest’ottica si inserisce anche il recente progetto della sua azienda nella Murgia, “un’area straordinaria ” racconta un entusiasta Paolo ” dove grazie alle maggiori altitudini possiamo avere escursioni termiche incredibili anche di 10-12 gradi tra il giorno e la notte. In questo territorio sono nati i nostri vini della linea Alture, come il Minutolo, il Bianco d’Alessano, il Verdeca. Vini ad altissima personalità e con una sapidità comune solo ai vini d’altura, come quelli ad esempio dell’Alto Adige”.
Ma sentendolo parlare si capisce che anche quello della Murgia non sarà l’ultimo progetto di Paolo Leo.
L’occhio ci cade in una botte contrassegnata da una scritta misteriosa “Dorso Rosso”. Chiediamo a Paolo di cosa si tratta. Lui si illumina ancora una volta e a voce bassa, quasi a non voler farsi sentire da tutti, ci spiega che al momento l’unica cosa che può dire è che un “progetto nuovo, frutto di un’ispirazione avuta dal ritrovamento di un vecchio libro, dal dorso rosso appunto, dove erano spiegate tecniche di come affinare il vino in una specifica e originale botte proveniente dalla Spagna. Sta riposando in questa botte da un po’ di mesi un nostro Negroamaro del nostro vigneto più vecchio (oltre 50 anni). Per il momento è tutto quello che posso dirvi”.
Non ti preoccupare Paolo, torneremo presto per saperne di più.