Il primo appuntamento dell’Officina Online per il Rinascimento italiano, serie di webinar proposta da noi di Wine Meridian è stato un successo! La partecipazione è stata elevata e l’interesse verso la ripresa del settore in questa fase post-Covid 19 ha guidato l’intero incontro.

In questi mesi di lockdown, numerosi manager di aziende che si affidano a noi ci hanno chiesto consigli sul futuro. L’elemento fondamentale, secondo noi, per poter leggere i cambiamenti in maniera oggettiva, è la giusta maniera di interpretarli non solo all’interno delle dinamiche della paura ma anche vivendo questo presente in maniera lucida, ricordando quindi da dove veniamo e gli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Quale maniera migliore quindi per comprendere quello che sta succedendo, se non analizzando proprio l’approccio verso la ripresa? Noi abbiamo pensato, per questa ragione, di rivolgerci direttamente ai partecipanti al webinar attraverso un’indagine.

Partiamo dalla prima domanda:
In termini di tempo, quale ritieni sia l’impatto di questa pandemia nel settore vitivinicolo?
La maggior parte degli intervistati, con una percentuale del 45%, ritiene che l’impatto del Covid-19 possa essere di lunga durata, superiore quindi ad un anno. Il 40%, invece, contempla un impatto di media durata, con un autunno e un inverno difficile, che ci porterà fino al 2021 prima di vedere soluzioni definitive. Solo una minoranza del 15% considera che ci sarà un impatto in termini di tempo, di breve durata.

Altra affermazione che abbiamo voluto prendere in considerazione è:
“Il mondo non sarà più lo stesso dopo Covid-19”, chiedendo agli intervistati se fossero d’accordo o meno.
Una piccola percentuale in questo caso concorda totalmente, così come un’identica percentuale ritiene, al contrario, che invece non si avranno ripercussioni gravi e una volta finita l’emergenza tutto tornerà come prima. La maggioranza però, con l’80%, crede che solo alcuni aspetti muteranno.

La terza domanda chiede un parere pragmatico ai partecipanti:
Quali misure di aiuto al settore a tuo parere sarebbero più utili in questo momento?
Al primo posto, con una percentuale pari quasi al 50%, i nostri intervistati ritengono che ci sia il bisogno concreto di un sostegno economico diretto alle aziende per farne utilizzo con una modalità libera. Il 30% dei partecipanti punta, invece, ad un sostegno diretto alla comunicazione del vino italiano, mentre il 15% afferma sia più utile una distillazione di crisi. Il restante 5% vorrebbe, invece, una diminuzione delle rese.

Su questo tema anche noi crediamo che la maggioranza delle aziende dovrebbero avere un sostegno diretto senza troppi vincoli per gestire questo momento di emergenza globale.

La domanda seguente ce la siamo probabilmente posta tutti in questo periodo:
Rispetto al futuro come ti senti?
In maniera sorprendente prevale nettamente l’ottimismo, con l’80%. Dobbiamo ammettere però che da qualche settimana a questa parte, con il protrarsi del lockdown, la voglia di ripartire è quella che si fa sentire maggiormente, spinta che probabilmente ha fatto rispondere in maniera così positiva la maggior parte dei nostri intervistati.
Anche noi ci mostriamo positivi verso il futuro, ritenendo infatti che l’ottimismo sia la benzina migliore verso la ripresa, senza il quale si rischierebbe di avere un’energia decisamente smorzata.
Rimane comunque al secondo posto una minor percentuale di pessimisti, con il 15%, mentre il restante 5% si dichiara molto pessimista.

Andando più nello specifico, la nostra indagine prosegue con questa domanda:
Quali sono gli aspetti che ti preoccupano maggiormente oggi e nel futuro più immediato?
La maggioranza dichiara un’incertezza generale (35%), seguita dalle incognite del canale Ho.Re.Ca. (30%). Interessante è, con una percentuale del 15%, la preoccupazione relativa alla debolezza strutturale del sistema vitivinicolo italiano. Altro aspetto considerato riguarda la speculazione forte sul fronte prezzi (10%).
A questo proposito, noi abbiamo portato in luce questo tema e vorremmo ci fosse un dibattito più trasparente nel settore. Siamo convinti, infatti, che dovremmo stare tutti molto più attenti per non rischiare di mettere a rischio l’immagine, la reputazione e la sostenibilità economica di molte aziende.
Gli ultimi due punti che preoccupano la restante percentuale del 10% riguardano le dotazioni finanziarie di supporto troppo ridotte e la diminuzione delle capacità di spesa dei consumatori.

L’ultima domanda porta a galla problematiche di tipo istituzionale rispetto all’emergenza:
Rispetto alla gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni italiane (Governo e Regioni), quali sono gli aspetti che consideri insufficienti o sbagliati?
In questo caso, più del 50% ritiene le lentezze burocratiche gravi nelle misure di sostegno, aspetto, questo, seguito da una comunicazione considerata inadeguata dal 30% degli intervistati. Il 10% considera, invece, le misure per le attività economiche troppo restrittive, mentre un 5% crede che le misure di prevenzione non siano state attivate in tempo. La percentuale irrisoria che rimane si è divisa, invece, tra chi ritiene le misure per il contenimento dei contagi inadeguate e chi invece vede troppe differenze da Regione a Regione. 


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